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Un quesito sulla revoca del licenziamento

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ci offre un’utile risposta ai quesiti che ogni giorno arrivano dalla rete. Oggi Silvia Donà risponde ad una domanda in materia di revoca del licenziamento.

Domanda

Entro quale termine  il datore di lavoro può revocare il licenziamento, dopo l’impugnazione stragiudiziale del lavoratore?

Risposta

Con la legge 92/2012 viene per la prima volta disciplinata la revoca del licenziamento per tutti i licenziamenti comunicati dopo l’entrata in vigore della stessa legge (18.07.2012).

La revoca del licenziamento viene qualificata come una decisione unilaterale del datore di lavoro. In passato, il datore di lavoro poteva revocare il licenziamento, ma per potersi reintegrare il lavoratore, era necessario che quest’ultimo manifestasse il proprio consenso alla ricostituzione del rapporto.

In caso di accettazione, il datore di lavoro doveva corrispondere al lavoratore, a titolo di risarcimento dei danni causati, un minimo di cinque mensilità di retribuzione.

Con le nuove previsioni legislative il consenso del lavoratore non viene più richiesto.

La legge indica stabilisce però che il datore di lavoro deve revocare il licenziamento entro e non oltre 15 giorni dall’impugnazione del licenziamento presentata dal lavoratore.

Nel caso in cui il  datore revoca il licenziamento, nel termine di 15 giorni, il lavoratore ha diritto solo alla retribuzione maturata nel frattempo.

Il lavoratore non può rifiutare la revoca del licenziamento.

Pertanto, se il lavoratore non riprende il servizio, sarà considerato come assente ingiustificato e sottoposto a procedimento disciplinare, valutabile ai fini e con i modi previsti dal CCNL.

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