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Un giuslavorista sul Jobs act

Il 31 marzo u.s. la Commissione Lavoro della dei Camera dei deputati ha consultato anche il parere di uno dei più importanti giuslavoristi italiani, l’avv. Gabriele Fava.

Secondo l’avvocato “a qualche giorno di distanza dalla ufficializzazione del piano promosso per favorire la ripresa economica e stimolare il mercato del lavoro, le misure di intervento preannunciate dal Governo in carica continuano a sembrare, per molti versi, poco efficaci.

Accanto alle condivisibili – seppur migliorabili – proposte di semplificazione del contratto di apprendistato, eliminando tutti gli adempimenti che ne frenano la diffusione, e di ampliamento dell’a-causalità del contratto a termine, non convincono affatto né l’introduzione del contratto unico a tempo indeterminato a tutele crescenti, né l’ipotesi di creare un’Agenzia Nazionale per l’Occupazione come polo di coordinamento e indirizzo dei Centri per l’Impiego.

È discutibile, infatti, la teoria secondo cui dalla semplificazione del panorama contrattuale dovrebbe derivare automaticamente maggiore occupazione e elasticità “in entrata”. Tanto meno si comprende che utilità possa avere una nuova istituzione burocratica a capo del sistema di collocamento pubblico che notoriamente non colloca.

In un momento economico-finanziario così critico, i rimedi che il nuovo esecutivo intende mettere in atto non sembrano in grado di dare vero impulso e risposte concrete all’emergenza occupazionale. Non sembra funzionale all’apertura del mercato del lavoro l’inibizione della flessibilità, così come può rappresentare un inutile e pericoloso spreco di denaro il potenziamento di un sistema pubblico di servizi per l’impiego che nella realtà dei fatti non ha mai funzionato.

Ebbene, in un quadro complessivo caratterizzato da bassa partecipazione al mercato del lavoro soprattutto di alcune fasce della popolazione (troppe donne fuori dal mercato del lavoro, troppi giovani che non studiano e non lavorano con un tasso di disoccupazione giovanile, fascia 15-24 anni, balzato al 42,4%); da un sistema di collocamento pubblico che non colloca (i servizi per l’impiego competenti intermediano complessivamente meno del 5% dei contratti di lavoro annualmente stipulati); gli obiettivi da perseguire sono:

  •                         Semplificare le regole di ingresso nel mercato del lavoro
  •                         Incentivare e premiare chi crea lavoro
  •                         Migliorare le condizioni del lavoro avvantaggiando l’impresa
  •                         Favorire l’occupazione giovanile e over 50
  •                         agevolare il passaggio scuola/lavoro

Normativa e misure di intervento 


1. Contratto a termine

In tema di assunzioni a tempo determinato, la Proposte di riforma di legge riguarda l’ampliamento della durata del contratto a termine a-causale e la fissazione del limite percentuale dei contratti a termine rispetto all’organico complessivo.

Art. 1 comma 1 d.lgs 368/2001
a) È consentita l’apposizione di un termine alla durata del contratto di lavoro subordinato di durata non superiore a trentasei mesi comprensiva di eventuali proroghe, concluso fra un datore di lavoro o utilizzatore e un lavoratore per lo svolgimento di qualunque tipo di mansione, sia nella forma del contratto a tempo determinato, sia nel caso nell’ambito di un contratto di somministrazione a tempo determinato ai sensi del comma 4 dell’articolo 20 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276;

Il comma 1-bis viene abrogato.

Viene introdotto il seguente comma al comma 1 dell’art. 1 del d.lgs. 368/2001:
“fatto salvo quanto disposto dall’art. 10 comma 7 Il numero complessivo di rapporti di lavoro costituiti da ciascun datore di lavoro ai sensi del presente articolo, non può eccedere il limite del 20 per cento dell’organico complessivo. Per le imprese che occupano fino a cinque dipendenti è sempre possibile stipulare un contratto di lavoro a tempo determinato”

Proposte 


Pur condividendo in linea di principio la direzione intrapresa, si ritiene però che, per essere davvero incisivi ed efficaci e dare maggior impulso al mercato del lavoro e alla flessibilità in entrata la misura da adottare dovrebbe prevedere:

 la possibilità di apporre un termine fino ad un massimo di 48 mesi comprensivi di eventuali proroghe e rinnovi;

 l’innalzamento del limite percentuale dei contratti a termine rispetto all’organico complessivo al 40%.

2. Apprendistato

Se si vuole davvero rilanciare l’occupazione, specie quella giovanile, bisogna sì puntare alla semplificazione, ma non intesa come riduzione delle forme contrattuali possibili, quanto piuttosto come snellimento burocratico e procedurale.
Si consideri quanto potrebbero essere favorite le assunzioni dei giovani se si alleggerisse davvero il complesso di adempimenti previsti oggi per l’apprendistato e se ne riducessero sensibilmente i costi.

Proposte

In proposito, si potrebbe prevedere:

  la possibilità, nell’ambito dell’apprendistato professionalizzante, che le aziende 
(di tutte le dimensioni) registrino in autonomia la formazione erogata all’apprendista, senza particolari formalità, ed al termine del percorso formativo possano autocertificare il completamento della formazione secondo i criteri e le direttive previste dalla legge e contrattazione collettiva. Ciò in quanto il sistema della registrazione della formazione sul libretto formativo è vissuto come appesantimento burocratico dalle aziende;

  la trasformazione della formazione di base e trasversale in attività non lavorativa da svolgere una sola volta (indipendentemente dal numero di contratti di apprendistato che un giovane potrà eventualmente sottoscrivere), consentendo quindi di espletarla al di fuori dell’orario di lavoro. Questa misura, oltre che costituire una semplificazione, abbasserebbe il costo del lavoro.


3. Flessibilità e occcupabilità 


Ciò di cui il mercato del lavoro ha realmente bisogno è una maggiore attenzione al concetto di flessibilità e occupabilità (employment protection).

Proposte

 Per i contratti di lavoro già esistenti si potrebbe pensare all’apposizione di una clausola che, entro determinati limiti stabiliti dalla legge, consenta al datore di lavoro di mutare unilateralmente l’orario di lavoro, le mansioni (anche in deroga all’art. 2103 c.c.), la retribuzione etc.. La clausola in questione avrebbe come scambio l’assunzione a tempo indeterminato e potrebbe essere utilizzata solo in presenza di specifiche esigenze produttive, organizzative e/o tecniche da comunicarsi al lavoratore. Tale clausola, inoltre, dovrebbe prevedere un termine di preavviso e, comunque, non potrebbe essere utilizzata nei confronti di determinate categorie per così dire “deboli” quali ad es. lavoratrici madri, disabili etc..

 Occorrerebbe potenziare le forme più moderne di lavoro capaci di coniugare le esigenze di chi fa impresa con quelle di chi opera al suo interno (cd. smart work, lavoro a distanza e lavoro agile)

4. Liberalizzazione dei servizi per l’impiego e riforma CPI

Considerato il preoccupante stato in cui versano l’economia ed il mercato del lavoro, certamente al Paese non serve disperdere energie economiche a favore della struttura pubblica di collocamento che non ha mai dato risposte concrete all’emergenza occupazionale. La convinzione è che il panorama dei servizi per l’impiego per essere pienamente efficace ed incisivo dovrebbe essere sempre meno caratterizzato dall’interventismo pubblico.

Proposte

  potrebbe dare maggior impulso alla mobilità del lavoro una completa liberalizzazione dei servizi per l’impiego, ed una sana competizione tra i CPI e le Agenzie per il Lavoro private;

  Riordino dei CPI esistenti sul territorio, senza impiego di nuove risorse, con introduzione di sistemi premianti

5. Semplificazione e riordino normativo 


L’Ordinamento del lavoro, al di là delle indispensabili riforme su cui si discute, ha necessità di un riordino sistematico, anche attraverso la riduzione normativa e l’abrogazione di disposizioni superate . La stratificazione normativa non aiuta, infatti, la comprensione delle leggi vigenti, col rischio di bloccare sul nascere tutte le iniziative volte creare occupazione. È pertanto opportuno iniziare a lavorare sulla semplificazione e razionalizzazione legislativa, costruendo un corpus normativo unitario, chiaro, preciso, coerente, facilmente accessibile a tutti gli interessati e, soprattutto, di facile interpretazione. Nella prospettiva poi di promuovere e creare una armonizzazione normativa a livello europeo.

Proposte

ï‚— Creazione di un Testo Unico del Lavoro

ï‚— Creazione di un Diritto del Lavoro europeo

6. Costo del lavoro

Secondo il rapporto OCSE 2011 l’Italia è caratterizzata da un’incidenza degli oneri fiscali e contributivi a carico di lavoratori e imprese pari al 47,6% del costo del lavoro: un enorme fardello che colloca il nostro Paese al sesto posto della graduatoria dei 34 Paesi oggetto di studio, alle spalle di Belgio, Germania, Francia, Ungheria e Austria. In altri termini, secondo questo rapporto, per ogni 100 euro di retribuzione lorda un’azienda italiana ne versa 32 sotto forma di contributi; alla fine il lavoratore riceve 69 euro di retribuzione netta, poiché a sua volta versa all’erario 31 euro in tasse e contributi

Ora, anche alla luce di questi dati, appare lampante che per creare occupazione servono manovre di tipo economico capaci di dare vero ossigeno alle imprese, aiutandole a offrire lavoro attraverso un sistema reale di sgravi e incentivi.

Proposte

  Incentivazione delle imprese che creano nuovi posti di lavoro attraverso un uso premiale della leva fiscale (Irap e Ires)

  Incentivazione di programmi di welfare aziendale defiscalizzati

  Defiscalizzazione e decontribuzione delle assunzioni degli “Over 50”

  deducibilità da parte dell’azienda datrice di lavoro della formazione espletata 
dai lavoratori “Over 50”

  consentire il pagamento di forme di contribuzione volontaria per i lavoratori 
“Over 50”, espulsi dal ciclo produttivo in aggiunta alla contribuzione figurativa.

7. Rilancio occupazione giovanile e over 50 


Specie in vista dell’arrivo dei finanziamenti stanziati con il programma europeo “Garanzia per i Giovani”, l’impegno del Governo dovrà essere quello di assicurare che i fondi stanziati vengano spesi in maniera efficace per stimolare l’occupazione giovanile, anche incentivando il passaggio del testimone dagli anziani alle nuove generazioni.

Proposte

  investire seriamente nell’alternanza scuola-lavoro, incentivando borse di tirocinio, promuovendo forme di collaborazione attiva tra scuola, università e imprese, rendendo la formazione più allineata con le reali esigenze delle imprese, creando un sistema efficiente di orientamento e collocamento dei giovani-studenti e di definizione dei profili professionali richiesti sul mercato,

  sostegno e promozione dell’utilizzo delle competenze di lavoratori “Over 50”, di qualificata professionalità, favorendo forme di assunzioni particolarmente “agili” per le aziende (soprattutto PMI) che procedano alla stipula di contratti di lavoro con prestatori cd. “Over 50”, anche per mezzo di clausole che attribuiscano al datore di lavoro la facoltà (regolamentata) di introdurre deroghe e flessibilità specifiche sul e durante il rapporto di lavoro. Ciò in cambio dell’assunzione del lavoratore “Over 50” con un contratto a tempo indeterminato;

 nell’ottica di favorire il ricambio tra generazioni nell’ambito delle imprese, la presente Proposte intende introdurre nel nostro sistema giuridico il cd “patto generazionale”; uno strumento legislativo che aiuti le imprese nella fase che precede il pensionamento dei lavoratori, consentendo l’ingresso di nuove generazioni nel mondo del lavoro.

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