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Tirocinio e apprendistato: il Ministro Poletti in Commissione Lavoro

Le-idee-sul-lavoro-del-ministro-Giuliano-Poletti_h_partbIn Senato, nella seduta di ieri della Commissione Lavoro dedicata all’affare assegnato sui canali di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro (n. 789), il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha ripercorso la rapida evoluzione normativa che ha investito gli istituti del tirocinio e dell’apprendistato, nella consapevolezza della necessità di assicurare un corretto bilanciamento fra modalità differenti di regolazione dei rapporti di lavoro. Con riferimento allo strumento del tirocinio, è stato ricordato l’impegno nel definire linee guida per limitare l’uso improprio dell’istituto, arginando gli effetti negativi delle differenze nelle discipline regionali. Il Ministro ha ammesso che il riconoscimento di una cifra minima di 300 euro per il tirocinante ha finito per far confluire surrettiziamente il tirocinio verso le tradizionali forme di prestazione lavorativa.

Citati i dati del programma Youth Guarantee, che, a fronte di 200.000 tirocini conclusi, secondo quanto riportato dal Ministro, il tasso di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro pari al 47 per cento, sebbene si debba valutare con maggiore attenzione l’esistenza di una stretta consequenzialità tra attività di tirocinio e successiva prestazione lavorativa. A quanto risulta, sono stati, inoltre, introdotti recentemente elementi di crescente rigidità con riguardo alla ripetitibilità delle esperienze di tirocinio.

Per quanto riguarda l’apprendistato, negli ultimi due anni si è registrato un calo nel ricorso a questo contratto, determinato in parte da altre forme contrattuali che godono delle misure di decontribuzione. Il Ministro Poletti ha dato conto della sperimentazione in materia di alternanza scuola-lavoro, che ha coinvolto tra i 40.000 e i 60.000 giovani e che si è rivelata un utile strumento per combattere l’abbandono scolastico. Poletti ha fatto infine riferimento alle sinergie tra i Dicasteri del lavoro e dell’istruzione e le regioni per definire una migliore disciplina dell’apprendistato, superando quegli elementi di problematicità rappresentati ad esempio dagli oneri del tutoraggio. Citando a riferimento modelli europei, il Ministro ha poi ricordato che la formazione professionale ha una forte componente formativa, e non si risolve nell’addestramento professionale.

Nel dibattito, è stata ribadita l’esigenza di definire una strumentazione normativa di contrasto dell’abbandono scolastico e lavorativo. A tale proposito esiste una sfasatura temporale tra l’età di accesso all’apprendistato e i cicli scolastici, che fa perdere il contatto con molti giovani, in ragione della quale si pone come necessaria un’approfondita riflessione sull’orientamento scolastico e professionale precedente all’accesso dei giovani al sistema duale scuola-lavoro: gli sforzi di tutela, pur legittimi, non devono tuttavia tradursi in rigidità che impediscano di fruire degli strumenti del tirocinio e dell’apprendistato.

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