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Sacconi: “Rischiamo la bocciatura Ue. Pubblico escluso? Non finisce qui”

Intervista di Pier Francesco De Robertis per QN

«Mi spiace dirlo, ma è una mezza riforma. Preoccupa anche che l’Europa potrebbe non apprezzarla. Non è facilmente traducibile in inglese ma l’italiano sanno leggerlo anche a Bruxelles».

Già il nuovo Jobs Act nel suo complesso pare non entusiasmarla, senatore Sacconi. Poi questo ultimo pasticcio sui dipendenti pubblici non le farà cambiare idea…

«In sede di stesura delle deleghe noi di Ncd presentammo un emendamento per l’omologazione tra lavoro pubblico e privato con l’unica eccezione delle carriere d’ordine come forze di polizia, magistratura, diplomatici. Ci dissero che era superfluo perché esiste già una legge che impegna a ciò il governo. Ora ci dicono il contrario.».

Secondo Lei pubblici e privati devono avere lo stesso trattamento?

«Si. L’equiparazione farebbe fare un salto di efficienza alla pubblica amministrazione, pensiamo alla possibilità di usare l’apprendistato o il rispetto delle regole nei contratti a termine così da evitare precariato e stabilizzazioni senza concorso, oltre alle nuove norme sui licenziamenti.».

Non vi convincono gli argomenti che usa il governo per negare l’omologazione?

«A dire il vero non ne ho sentiti di sostanziali.».

Per lei la sostanza dove sta?

«Nel ricercare l’efficenza della pubblica amministrazione. E c’è un discorso di equità con i dipendenti del settore privato».

Perché hanno fatto marcia indietro? Paura dei sindacati?

«C’è sempre un problema interno al Partito democratico. Renzi privilegia la sua unita’ rispetto a riforme vere».

Deve tenere unito il partito in vista della partita del Quirinale.

«Sarà anche così, ma ogni volta c’è un motivo per non imboccare fino in fondo la strada del cambiamento coraggioso e proporzionato alla grande crisi che stiamo vivendo».

Mettendo l’accento sulla vostra delusione lei ammette la vostra scarsa rilevanza.

«No. Fino alla sera prima avevamo concordato la possibilità delle aziende di indennizzare invece di reintegrare. Poi al mattino è cambiato tutto. E’ evidente che un governo non entra in crisi per una riforma a metà che in ogni caso è un passo in avanti, anche perché comunque la nostra l’abbiamo detta e abbiamo inciso in molta parte della politica del lavoro a partire dalla decontribuzione dei nuovi assunti. Ma continueremo a insistere perché la forza delle cose ci aiuterà».

Poletti dice che il Jobs Act non si cambia ma qualcosa vorrete cambiare. Che cosa?

«La parte sulla debolezza psichica del lavoratore deve venire collocata nella discriminazione e non nei disciplinari, così da evitare le sentenze che reintegrano lavoratori inadempienti con il motivo di una temporanea depressione. Poi torneremo all’attacco sui dipendenti pubblici. E faremo in modo che non si tocchino i licenziamenti collettivi».

Il Jobs Act come è uscito dai primi decreti attuativi pare scontentare tutti, dalla sinistra Pd, ai sindacati, a voi e a Forza Italia. E’ forse il segno che anche se perfettibile era la miglior riforma possibile?

«Le polemiche accompagnano ogni riforma sensibile e in particolare quelle sul tema del lavoro ma ci deve interrogare soprattutto il confronto tra la norma e il mondo del lavoro vero. Il problema è la domanda che si faranno gli imprenditori: queste nuove norme mi incoraggiano ad assumere? Posso fidarmi del contratto permanente?».

E secondo lei quale è la risposta che quegli imprenditori si daranno?

Cercheremo di capirlo prima del parere parlamentare”.

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