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RIFORMA PENSIONI/ Renzi e i numeri che impoveriscono i giovani

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di Giancamillo Palmerini*

Con un interessante rapporto pubblicato ieri l’Istat ci offre un quadro dello stato dell’arte del nostro sistema pensionistico che interessa, ad oggi, ben 16,6 milioni di italiani.

I dati offerti ci dicono che nel 2012 la spesa complessiva per prestazioni pensionistiche ha superato i 270 milioni di euro (in aumento dell’1,8% rispetto all’anno precedente) ed ha rappresentato il17,28% del nostro PIL.

Il 47,8% delle pensioni è erogato al Nord, il 20,5% nelle regioni del Centro ed il restante 31,7% nel Mezzogiorno.

In termini anagrafici è opportuno sottolineare come ben il 26,5% dei pensionati abbia meno di 65 anni, il 50,0% un’età compresa tra 65 e 79 anni, e, fortunatamente, il 23,5% superi gli 80.

Le pensioni di vecchiaia assorbono oltre il 70,8% della spesa pensionistica totale, mente l’importo medio annuo delle pensioni è pari a poco più di 11 mila euro. Tuttavia, un pensionato percepisce in media oltre 16 mila. In molti casi, infatti, la stessa persona può contare anche su più di una pensione: è il caso tipico della vedova con la reversibilità.

Le donne rappresentano, quindi, il 52,9% e ricevono, in oltre la metà dei casi, meno di mille euro al mese. Complessivamente circa il 40% dei pensionati percepisce un reddito da pensione inferiore a 1.000 euro al mese, il 38,7% tra 1.000 e 2.000 euro, il 13,2% tra 2.000 e 3.000 euro, il 4,2% tra 3.000 e 5.000 euro e l’1,3% dei più fortunati arriva a superare i 5.000 euro.

Questo fenomeno si manifesta in un quadro demografico complessivo nel quale si prevede che gli italiani siano destinati ad invecchiare costantemente nei prossimi anni. Nello scenario, sempre delineato dall’Istat, l’età media degli italiano è destinata ad aumentare dai 43,5 anni del 2011 fino ad un massimo di 49,8 anni nel 2059. Solo dopo tale anno si presume vi sarà la conclusione del processo di invecchiamento della popolazione in corso.

L’Istat sottolinea, in particolare, l’aumento del numero degli ultra 65enni che oggi rappresentano il 20% della popolazione. Un dato destinato, nel 2043, ad oltrepassare il 32%.

In questo quadro il governo del “giovane” Matteo Renzi, che nel 2043 avrà ben 68 anni, sarà chiamato nei prossimi mesi a riflettere nuovamente sulla capacità di tenuta e sostenibilità del nostro, sebbene fin troppe volte riformato, sistema pensionistico. Il rischio da evitare è infatti che per la sua generazione (quella dei 30-40 enni nati a cavallo tra gli anni’70 e gli ‘80) diventi un sogno, parafrasando una vecchia canzone, poter dire: “se potessi avere mille euro al mese”. Riuscirà un governo, complessivamente molto giovane almeno per gli standard italiani, a riscrivere il patto intergenerazionale? Già nelle prossime settimane avremo, certamente, una prima risposta.

*articolo pubblicato questa mattina su www.ilsussidiario.net

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