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Ridurre il costo del lavoro per rilanciare l’occupazione

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di Mario Civetta *

Per rivitalizzare il mercato si può intervenire sulla flessibilità in entrata e sugli oneri 

Proposte a costo zero per rivitalizzare il mercato del lavoro: sono quelle che ho illustrato ieri mattina davanti alla XI Commissione (Lavoro pubblico e privato) della Camera dei Deputati, nel corso dell’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle misure per fronteggiare l’emergenza occupazionale. Le proposte tecniche portate all’attenzione della XI Commissione non hanno la presunzione di essere “la soluzione” intesa come la formula magica, ma indicazioni nate dall’esperienza che con alcune piccole o medie modifiche alla situazione attuale potrebbero migliorare il contesto generale.

Lavoro a tempo determinato: Passare a 18 mesi la durata del primo rapporto a termine “acausale”. In sostanza pergarantire maggiore flessibilità in entrata la durata del rapporto di lavoro a tempo determinato senza “motivazione” potrebbe passare dagli attuali 12 mesi a 18 mesi dando maggiore “respiro” e “sicurezza” al datore di lavoro che vuole assumere regolarmente ma che è titubante a causa della instabilità del contesto in cui ci troviamo ad operare.

Apprendistato: Sempre nell’ottica della flessibilità in entrata che favorisce però le assunzioni regolari sarebbe auspicabile aumentare il periodo di prova per tutti i contratti di apprendistato dagli attuali 1 o 2 mesi a 6 mesi. Sul tema dell’apprendistato dovrebbe poi essere fatta una seria riflessione sia su come viene finanziato sia su quali sono le ricadute in termini occupazionali. Finanziare l’apprendistato ha un costo per la collettività. Dalle statistiche risulta però che soltanto il 25% degli apprendisti viene assunto in maniera definitiva dopo il periodo di apprendistato. Allora si stanno sprecando risorse. In quanto finanziamo una misura che dovrebbe portare a stabilizzare dei dipendenti ma soltanto 1 su 4 viene assunto in maniera definitiva. Su questo tema sarebbe quindi necessario a nostro parere rimodulare le risorse rendendo più forti a parità di risorse gli sgravi contributivi nei confronti dei lavoratori che stabilizzano l’apprendista.

Staffetta generazionale: Per i lavoratori giovani laureati – con particolari cognizioni teoriche attestate da master, scuole di specializzazione o simili – assunti a tempo indeterminato con età inferiore ai 35 anni potrebbe essere prevista la possibilità di stipulare il “contratto di ingresso” per sostituire un dipendente prossimo all’età pensionabile creando una vera e propria staffetta generazionale. La retribuzione del neo assunto potrebbe essere prevista in misura parametrizzata sul Ccnl in percentuale per un triennio partendo da una base del 75/80% il primo anno per salire in 2/3 anni al 1oo per cento.

Riduzione costo del lavoro: Riduzione di 3/5 punti percentuali dei contributi Inps per i soggetti privi di altra copertura previdenziale per la durata di 3/5 anni. Si è cercato di rendere poco appetibile il lavoro variabile aumentando enormemente la contribuzione rispetto al lavoro stabile. Ma questo ha generato un “mostro”. Oggi un lavoratore che apre la partita Iva e percepisce un reddito mensile lordo di 1.000 euro al netto dell’Irpef e dell’Inps ha un reddito disponibile di circa 550 euro. Con gli aumenti previsti a regime della contribuzione Inps si arriverebbe ad un reddito disponibile di 485 euro. Questi numeri bastano a chiarire la situazione. II libero professionista senza copertura previdenziale con redditi bassi è forse il soggetto più debole del sistema in quanto è il piccolo consulente, quello che è stato licenziato e che prova a mettersi in proprio, colui che vuole uscire dal sommerso. Creiamo un sistema premiale almeno per redditi medio bassi fino a determinati volumi di fatturato, come è accaduto per il sistema dei minimi. Infine, ma sappiamo che qui ci sono rilevanti problemi di copertura, bisognerebbe intervenire sulla deducibilità del costo del lavoro dall’Irap.

Qualche misura si è presa, ma rimane un sistema molto penalizzante per le aziende che hanno molti dipendenti e sicuramente è necessario intervenire nuovamente. Oltre che nella intensità della misura che sicuramente dipende dalle coperture finanziarie, l’aspetto che ancora una volta come tecnici i dottori commercialisti e gli esperti contabili vogliono sottolineare è l’importanza di introdurre meccanismi di deducibilità del costo del lavoro ai fini Irap più semplici di quelli attuali.

* Presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Roma; questo articolo è stato pubblicato su Il Sole 24 Ore, mercoledì 25 settembre, pag. 25

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