Marco Biagi Sicurezza del lavoro SIMLII

Ricordando Marco Biagi e il suo impegno per la sicurezza del lavoro

Pubblichiamo a seguire l’intervento di Maurizio Sacconi al Convegno organizzato a Bologna il 18 marzo  scorso dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale (SIMLII) dal titolo “Tutela dell’ambiente di lavoro e direttive comunitarie: ricordando Marco Biagi e il suo impegno per la sicurezza sul lavoro”.

L’odierno convegno promosso dalla SIMLII assume a riferimento le intuizioni di Marco Biagi per avviare un percorso di profonda revisione della vigente regolazione in materia di salute e sicurezza nel lavoro. In sintesi possiamo attribuire a Biagi due ordini di valutazioni premonitrici dei bisogni attuali. Egli comprese, da un lato, che le nuove tecnologie, nonostante ne potesse percepire solo il primitivo impatto, avrebbero trasformato il modo di produrre e lavorare nel senso di una ben maggiore autonomia e responsabilità del prestatore d’opera. Oggi già diffusamente avvertiamo il passaggio da modelli organizzativi verticali, nei quali il lavoratore esegue pressoché meccanicamente ordini gerarchicamente impartiti, a modelli orizzontali ove il lavoro si svolge per cicli, fasi, risultati. E sempre più tendono a venire meno le tre caratteristiche tradizionali del lavoro subordinato, consistenti nella predeterminazione, per lo più rigida, dell’orario di lavoro, della postazione fissa, del salario. Dall’altro lato, Biagi affermò, in questa prospettiva, che il primario diritto a lavorare in condizioni di salute e sicurezza non si sarebbe garantito tanto attraverso il formalismo giuridico quanto piuttosto sulla base di un approccio sostanziale per obiettivi. Di lui ricordiamo infatti l’ansia del risultato che non si appagava attraverso gli adempimenti burocratici ma voleva il datore di lavoro impegnato continuamente ad utilizzare le migliori pratiche e le più aggiornate tecnologie tarandole sulle specifiche condizioni del contesto lavorativo e sulle caratteristiche soggettive dei lavoratori. La sicurezza doveva insomma diventare un contenuto intrinseco della qualità totale dell’impresa, incoraggiato dalla primaria capacità consulenziale delle funzioni pubbliche e delle professioni esperte, e non un accessorio burocratico detestato perché subito dal timore di sanzioni sproporzionate.

Le “premesse” di Biagi ci consentono quindi di costruire una ipotesi di riforma nel segno di una “evidence based regulation” o, per dirla con lui, di un “management by objectives”.

In primo luogo, dobbiamo auspicare con la riforma costituzionale il passaggio delle competenze dalle Regioni allo Stato in modo da garantire quella maggiore effettività delle norme che deriva dalla loro applicazione omogenea in tutto il territorio nazionale anche grazie alla unificazione delle funzioni ispettive. In secondo luogo è necessario disporre compiutamente del Sistema Informativo Nazionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro quale strumento di monitoraggio continuo dei diversi settori, delle diverse dimensioni d’impresa, dei diversi territori, delle diverse tipologie di lavoratori in quanto le azioni per la sicurezza non possono essere a taglia unica ma, se finalizzate agli obiettivi, meritano aggiustamenti correlati alle varie situazioni. Su queste basi, sarà opportuno ridisegnare il quadro regolatorio fondandolo su più livelli: una dimensione minima di luoghi di produzione di beni o di servizi assimilabili all’abitazione e perciò destinataria di adempimenti essenziali, una disciplina generale di regole semplici e certe sostenute da sanzioni proporzionate al grado di pericolosità delle violazioni secondo il modello svedese, norme speciali per i settori più esposti come l’agricoltura, l’edilizia e il trasporto, il più ampio rinvio sussidiario alle disposizioni delle professioni esperte ordinistiche – perciò dotate di terzietà deontologica – in modo che consiglino le buone pratiche e le tecnologie prevenzionistiche più idonee con le relative certificazioni ove applicate. Fondamentale sarà sempre più l’investimento nelle attività di formazione, informazione e controllo sanitario periodico del personale, incluse tutte quelle funzioni di screening che, in sinergia con il servizio sanitario, possono realizzarsi nei luoghi di lavoro per la prevenzione o la diagnosi precoce di tutte le patologie, non solo di quelle correlate all’ambiente produttivo. Un approccio così sostanziale diventa coerente con l’applicazione più sensibile della clausola “bonus malus” nel rapporto con l’assicurazione pubblica obbligatoria. Si tratta di una impostazione ben diversa rispetto a quella del pur recente Testo Unico che può ritenersi superata dalla diffusione del lavoro “agile” e dalla sperimentata inefficacia di molti degli adempimenti minuti. Potremo in questo modo coniugare condizioni di lavoro più sicure e regole d’impresa più funzionali alla competizione globale ove molti concorrenti operano nella massima sregolatezza. Noi non dobbiamo rinunciare ai nostri standard di qualità del lavoro ma possiamo perseguirli da un lato pretendendo regole universali essenziali e, dall’altro, utilizzando l’intelligenza delle prassi o delle tecnologie che si evolvono continuamente. Così realizzando la visione di Marco Biagi.

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