Pensioni

Ricalcolo pensioni. Profili di iniquità  della Circ. INPS 74/2015

L’Inps con la circolare n. 74 del 10 aprile 2015 ha dato disposizioni alle proprie Sedi di ricalcolare, dal 1° gennaio 2015 le pensioni in essere decorrenti dal 2012 di coloro che al 31 dicembre 1995 avevano 18 anni di anzianità (c.d. ex retributivi puri) sia effettuando interamente il calcolo con il sistema retributivo sia con il sistema “misto” introdotto dalla legge Fornero (retributivo fino all’anno 2011 e quota contributiva dal 1° gennaio 2012). Fatto il confronto tra i due calcoli eventualmente disapplicare, se più favorevole rispetto al calcolo con le sole regole retributive, la c.d. quota C contributiva (art. 24, comma 2, della legge 22 dicembre 2011, n. 214).

Tale disapplicazione, che decorre dal 1° gennaio 2015, è riservata nella pratica solo a coloro che sono andati in pensione di vecchiaia o di anzianità  o anticipata dall’anno 2012 in poi ed hanno superano il requisito contributivo dei 40 anni e 1, 2 o 3 mesi di anzianità  (nel 2012 40 a. + 1 m., nel 2013 40 a. + 5 m., nel 2014 40 a. + 6 mesi) più i 12 mesi della “finestra mobile” continuando a lavorare da dipendenti ed a contribuire dopo aver compiuto tali requisiti, se la loro pensione supera il tasso di sostituzione dell’80%.

In questa disposizione concordata dall’Inps con il Ministero del Lavoro si prescinde dal livello della pensione, ma di fatto per costoro si azzera il rendimento della contribuzione oltre i 41 anni effettuata successivamente al 1° gennaio 2012, quota di contribuzione da cui deriva una quota di pensione (c.d. Quota C), che non peserebbe sulla spesa previdenziale, garantendo per definizione il sistema contributivo l’equilibrio attuariale.

Tale disposizione presenta quindi chiari profili di incostituzionalità, in quanto non è applicata a tutti, ma individua solo coloro che hanno lavorato e contribuito di più oltre i 40 anni anche senza il rendimento del 2% (40 anni x 2% = 80% fino a circa 46.000 euro annui, con décalage, operato per altre 4 fasce di importi del reddito, con rendimento della retribuzione fino allo 0,90% x 40 anni = 36% – più che dimezzato – per la fascia di retribuzione che supera circa 80.000 euro annui). Inoltre, tale criterio opera tagli lineari, che prescindono dal superamento della percentuale dell’80% dell’imponibile previdenziale prevista dal previgente sistema retributivo e prescindono dal livello economico della prestazione.

Alcuni esempi di casi con retribuzioni medie lorde imponibili previdenziali rivalutate uguali:

ESEMPIO 1

– Un pensionato di vecchiaia di 66 anni di età  e 44 anni e 3 mesi di anzianità  al pensionamento, con una pensione decorrente dal 1° gennaio 2015, di 2.134 euro lordi al mese (25.934 euro annui lordi, quote A e B + 1.806 euro annui lordi quota C = 27.740 euro annui lordi);
– tasso di sostituzione lordo 85,5%
– al 30 novembre 2011, la sua anzianità  era di 41 anni e 3 mesi e l’età di 63 anni e avrebbe avuto i requisiti per la pensione di anzianità, invece al pensionamento 1° gennaio 2015, ha 44 anni e 4 mesi;
– ha lavorato dal 1° gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014 ulteriori tre anni in funzione del rendimento promesso con il sistema contributivo dalla riforma Fornero;
– ha percepito dal 2005 al 2014 una retribuzione annua media lorda imponibile previdenziale rivalutata di 32.418;
– ha versato contributi (33%) nei 3 anni di lavoro 2012/2014, che gli hanno fruttato un montante contributivo di 32.111 euro, con un incremento della pensione, sulla base del coefficiente di trasformazione relativo ai 66 anni del 5,624%, di 1.806 euro annui;
– si vede decurtata retroattivamente dal 1° gennaio 2015 la pensione di 139 euro lordi mensili (1.806 euro annui) con un nuovo importo mensile di 1.995 euro lordi (25.935 euro annui lordi).
– nuovo tasso di sostituzione 80%.

ESEMPIO 2

– Un pensionato di vecchiaia di 66 anni di età e 37 anni e 4 mesi di anzianità al pensionamento, con una pensione decorrente dal 1° gennaio 2015, di 1.835 euro lordi al mese (22.044 euro annui lordi, quote A e B + 1.806 euro annui lordi quota C = 23.850 euro annui lordi);
– tasso di sostituzione lordo 73,6%
– al 30 novembre 2011, la sua anzianità  era di 34 anni e 3 mesi e l’età  di 63 anni
– ha lavorato dal 1° gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014 ulteriori tre anni contribuendo con il regime contributivo della riforma Fornero;
– ha percepito dal 2005 al 2014 una retribuzione lorda annua imponibile previdenziale di 32.418;
– ha versato contributi (33%) nei 3 anni di lavoro 2012/2014, che gli hanno fruttato un montante contributivo di 32.111 euro, con un incremento della pensione, sulla base del coefficiente dei 66 anni del 5,624%, di 1.806 euro annui;
– percepisce sulla base della circolare n. 74/2015 la stessa pensione liquidata il 1° gennaio 2015 di 1.835 euro mensili lordi senza decurtazioni (23.850 annui).

ESEMPIO 3

 

ESEMPIO 4

– Una pensionata FPLD di anzianità  al 1° dicembre 2011 di 63 anni di età  e 41 anni e 3 mesi di anzianità  alla data del pensionamento, con una pensione decorrente dal 1° dicembre 2011, di 1.995 euro lordi al mese (25.935 euro annui lordi, quote A e B);
– ha percepito dal 2002 al 2011 una retribuzione media lorda annua imponibile previdenziale rivalutata di 32.418;
– tasso di sostituzione lordo FPLD 80%
– viene assunta come collaboratrice iscritta alla Gestione separata dalla stessa azienda dal 1° dicembre 2011 con la stessa retribuzione lorda annua di 32.418 e lavora per 3 anni e 1 mese fino al 31.12.2014, pagando contributi come pensionata, pari al 18% nel 2012, 20% nel 2013 e 22% nel 2014.
– dal 1° gennaio 2015 è titolare di una pensione supplementare liquidata dalla gestione separata con età  di 66 anni e con anzianità  di 3 anni e 4 mesi alla data del pensionamento;
– nei 3 anni 2012/2014 di lavoro come collaboratrice pensionata, i contributi versati le hanno fruttato un montante contributivo di 19.460 euro, per la liquidazione di una pensione supplementare con calcolo contributivo, che sulla base del coefficiente relativo ai i 66 anni del 5,624%, è di 1.094 euro annui lordi;
– percepisce sulla base della circolare n. 74/2015 la stessa pensione liquidata il 1° dicembre 2011 di 1.995 euro mensili lordi, rivalutata nel 2014 sulla base del costo vita a 2.017 euro mensili, oltre alla pensione supplementare della Gestione separata, pari a 84 euro mensili per un reddito pensionistico totale di 2.101 euro mensili (27.313 euro annui lordi).
– alla fine il reddito pensionistico complessivo produce un nuovo tasso di sostituzione lordo rispetto all’ultima retribuzione pari all’84,3%.

E’ evidente la disparità  di trattamento introdotta dalla legge di stabilità  2015 e la possibile dichiarazione di incostituzionalità  della norma che riconosce il diritto alla valorizzazione della finestra mobile al secondo lavoratore, mentre non riconosce lo stesso diritto al primo lavoratore, che ha già il requisito della finestra al 1° gennaio 2012 e un’anzianità /contribuzione maggiore.

C’è da notare che il periodo contributivo (Quota C) si basa sul principio dell’equilibrio attuariale tra contributi e prestazioni, che è sempre verificato.

Nella pratica la legge Fornero, ha introdotto un un pro quota con due parti di pensione ognuna delle quali ha proprie regole ben distinte, il volerle mettere a confronto e scegliere quella peggiore mentre è già  in godimento la pensione determina contraccolpi non indifferenti per il pensionato, che possono condurre ad un contenzioso ed a sentenze della Corte Costituzionale analoghe a quella n. 70 del 30 aprile 2015 sulla mancata rivalutazione delle pensioni. Sarebbe come dire che nel sistema di calcolo misto parte retributivo e parte contributivo, per coloro che hanno meno di 18 anni nel 1995, si debba scegliere sempre il risultato più basso tra il calcolo completamente retributivo e quello misto.

D’altra parte se il pensionato Esempio 1, anziché aver contribuito dopo i 41 anni per altri 3 anni nel FPLD come lavoratore dipendente, si fosse dimesso ed avesse contribuito dal 2012 al 2014 come collaboratore nella Gestione Separata (Esempio 4) per gli stessi periodi nella stessa azienda e per gli stessi importi, si vedrebbe riconosciuta dal 1° gennaio 2015 anche la pensione supplementare della Gestione separata di 1.094 euro annui lordi, che sommata a quella retributiva FPLD di 26.221 euro lordi rivalutati, gli avrebbero consentito di godere di un reddito pensionistico complessivo di 27.315 euro annui lordi, suddiviso in due pensioni, anziché in una, percependo ben 1.380 euro annui in più, pur avendo contribuito con importi più bassi (aliquote di computo inferiori al 33%). Mentre l’Esempio 2, in proporzione alla sua contribuzione rispetto all’Esempio 1, percepisce un trattamento pensionistico più favorevole pur avendo un’anzianità  più bassa.
L’Esempio 3, a parità  di retribuzione media rivalutata, percepisce una pensione a calcolo misto più elevata (tasso sostituzione 84%), rispetto all’Esempio 1 a calcolo retributivo (tasso di sostituzione 80%) il quale ha contribuito più a lungo ed è più vecchio (con minore speranza di vita e con minore durata della pensione).

Antonietta Mundo

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3 Commenti
  • Livio Campa
    18 Maggio 2016 at 15:09
    Reply

    Nel ricalcolo retributivo sono inclusi gli anni di anzianità superiori ai 40 anni ? Oppure troncati a 40 ? Oppure troncati all’anzianità maturata al 31/12/2011 ?
    Grazie in anticipo per il chiarimento.

  • donato ubaldo
    11 Gennaio 2016 at 17:17
    Reply

    sono nato il 27/02/1953, in pensione dal 1/01/2015 con 43 anni di contributi.Al 31/12/2011 avevo 40 di contributi, ho lavorato 3 anni in piu’.Quota A 955,00 Quota B 939,00 e quota C 120,00. Rientro nel terzo caso? Grazie

  • Nicola Abrescia
    13 Novembre 2015 at 13:53
    Reply

    Buongiorno, grazie delle spiegazioni.sono andato in pensione a maggio con 42 e 6 mesi sono nato il 14/05/1955 e percepiscio euro 3.204 lordi mensili.posso attenermi a vs esempio 3?? Grazie

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