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La salute della persona nelle relazioni di lavoro – In ricordo di Marco Biagi a 17 anni dalla scomparsa

Pubblichiamo a seguire il video e i materiali del Convegno “La salute della persona nelle relazioni di lavoro. Convegno in ricordo di Marco Biagi a 17 anni dalla sua scomparsa” organizzato da ADAPT e che si è svolto ieri, 14 marzo 2019, a Roma nella Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva (presso il Senato della Repubblica).


L’intervento della Presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati


La presentazione dell’intervento del prof. Francesco Violante, Presidente di SIML

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Grandi manovre sulle leggi del lavoro

pubblicato su Bollettino ADAPT

La prospettiva del voto europeo ha sollecitato una serie di iniziative di Governo e Parlamento a correzione delle vigenti leggi sul lavoro. In questo modo non solo non sono accolte le richieste di una moratoria legislativa in favore della più duttile fonte contrattuale ma si starebbe per produrre una riregolazione torrenziale. Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi “in copertina”  dieci disegni di legge delega che con il nobile obiettivo della semplificazione “quantitativa” abiliterebbero il governo a riscrivere le vigenti discipline in quasi tutte le materie, incluso il lavoro, attraverso codici o testi unici innovativi. Toccherà al Presidente della Repubblica vigilare sui principi e criteri di delega affinché siano tutelate le prerogative del Parlamento rispetto alla possibile consegna di poteri “in bianco” al Governo.

Presso la Commissione Lavoro del Senato sono stati poi incardinati i disegni di legge in materia di”salario minimo” che allo stato sembrano orientati più a tutelare i settori non coperti da contratti collettivi con minimi superiori a quelli da questi stabiliti che non a recepire la disciplina vigente negli altri Paesi europei ove si prevede un pavimento retributivo inderogabile per tutti, collocato tra il quaranta e il sessanta per cento del salario di fatto.

Il Sole 24 Ore ha infine rivelato i principali contenuti di un emendamento che verrà presentato al “decretone” ora all’esame della Camera con lo scopo di tutelare i riders ma destinato ad investire più generalmente il cuore del vecchio diritto del lavoro, ovvero il confine tra autonomia e subordinazione. Si stabilirebbe con esso che ogni collaborazione, qualunque sia la disciplina fiscale applicata, in quanto si realizza con prestazioni di lavoro genericamente organizzate dal committente, dovrà essere soggetta alle disposizioni del rapporto di lavoro subordinato. Tutte le prestazioni autonome sarebbero infatti riconducili alla nuova definizione sia per l’allargamento del campo di applicazione rispetto all’art.2 del dlgs 81/15, sia per il genericissimo inquadramento di esse nella organizzazione del committente. Requisito, questo ultimo,  che si rinviene in ogni attività lavorativa per terzi, anche in quella realizzata con le modalità più genuinamente decise dal solo collaboratore. Nel testo vigente sono infatti le modalità esecutive a dover essere “organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e ai luoghi di lavoro” perché si applichino le regole della subordinazione. Con la nuova formula  non si metterebbe formalmente in discussione la qualificazione della prestazione, che rimarrebbe autonoma, ma la si negherebbe attraverso le norme applicate. Ora da tempo è evidente la necessità di maggiori tutele per i lavoratori indipendenti, a partire dall’equo compenso delle singole prestazioni attraverso norme di legge ed accordi collettivi.  La soluzione di attrarli tutti, con la sola eccezione degli “ordinistici”e di poche altre categorie, nella dimensione della subordinazione avrà il prevalente effetto di ridurre l’occupazione e di incoraggiare il lavoro sommerso. È bene quindi che governo e parlamento, prima di adottare una norma generalizzata di questo tipo, riflettano sulla vasta gamma delle possibili collaborazioni per individuare tutele appropriate che non neghino il lavoro genuinamente indipendente ma siano coerenti con esso. Non tutte le prestazioni sono infatti riconducibili ad una paga oraria nel momento in cui lo stesso lavoro subordinato si può realizzare sempre più per obiettivi e remunerare, almeno in parte, in base ai risultati. Così come le disposizioni sulla salute e sicurezza meritano adattamenti ai casi in cui non è presente il vincolo spazio-temporale tanto nella subordinazione quanto nella autonomia.

Sarebbe bene quindi tornare a riflettere sulla intuizione di Marco Biagi a proposito di uno Statuto di tutti i lavori, tanto dipendenti quanto indipendenti, per rimodulare le tutele secondo un continuum che vada oltre la rigida separazione tra autonomia e subordinazione. Si tratta di guardare avanti al lavoro che cambia e non di tornare indietro ad un mercato del lavoro rigidamente segmentato.

Maurizio Sacconi

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AMB Consiglia

La salute della persona nelle relazioni di lavoro: Convegno in ricordo di Marco Biagi

Per iscriversi si prega di compilare il seguente modulo online. Per informazioni scrivere a: eventi@adapt.it. Le opinioni e i contenuti espressi nell’ambito dell’iniziativa sono nell’esclusiva responsabilità dei proponenti e dei relatori e non sono riconducibili in alcun modo al Senato della Repubblica o a organi del Senato medesimo. L’accesso alla sala – con abbigliamento consono e, per gli uomini, obbligo di giacca e cravatta – è consentito fino al raggiungimento della capienza massima.
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In ricordo di Marco Biagi

Il mio canto libero/ La salute della persona nelle relazioni di lavoro a ricordo di Marco Biagi

pubblicato su Bollettino ADAPT

Entrati nel mese di marzo, ci avviciniamo agli eventi che da diciassette anni ricordano con il sacrificio di Marco Biagi le molte intuizioni che ne hanno fatto un raro giurista del lavoro aperto alla modernità e lontano dai frequenti approcci ideologici. In particolare, le associazioni Adapt e Amici di Marco Biagi presenteranno nel prossimo 14 marzo a Roma presso la Sala Capitolare del Senato un Rapporto su “La salute della persona nelle relazioni di lavoro”, redatto attraverso la collaborazione con la società scientifica di medicina del lavoro (SIML). Non uno studio sulla sola salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che pure merita approfondimenti in relazione ai grandi cambiamenti indotti dal salto tecnologico come il lavoro “agile”, ma una prima disamina delle molte opportunità che le relazioni di lavoro offrono per la salute delle persone e dei molti problemi irrisolti per coloro che, al di fuori del servizio sanitario nazionale, prestano attività di cura. La premessa di questa ricerca è nella doverosa considerazione, propria di Marco Biagi, del lavoratore come persona i cui bisogni meritano di essere sempre integralmente considerati. A partire dalla sua condizione di cittadino che deve essere tutelato dall’impatto ambientale delle produzioni secondo criteri certi e certamente applicati. D’altronde i differenziali di vita analizzati non derivano solo dalla prestazione lavorativa in se’  ma anche dagli stili comportamentali che quella può indurre oltre l’orario di attività. Lo stesso rapporto di lavoro non può peraltro ridursi al mero scambio tra prestazione e remunerazione perché investe un complesso di relazioni tra persone. Il documento ipotizza in conseguenza che, in presenza di malattie oncologiche, ingravescenti o croniche, la vita lavorativa possa continuare in quanto utile allo stesso percorso terapeutico. Vi si considera inoltre la sorveglianza sanitaria, che ogni anno riguarda oltre dieci milioni di lavoratori, affinché non si limiti ai formali adempimenti di legge ma costituisca opportunità per rafforzare le scelte prevenzionistiche a tutto campo, dagli screening agli stili di vita. Sono analizzati i contratti collettivi di ogni livello che potenziano il diritto del lavoratore a prestazioni integrative in materia di sanità e di assistenza attraverso fondi dedicati. E, infine, per quanto riguarda i prestatori di cura volontari e professionali si evidenziano soprattutto i profili della formazione e delle tutele anche al fine di produrre un mercato in cui domanda e offerta si incontrino efficientemente. Da quell’ormai lontano marzo del 2002 Marco Biagi viene così persistentemente evocato quale fonte inesauribile di soluzioni e di progetti dedicati alla vita buona di ciascuna persona, di tutte le persone.

Maurizio Sacconi

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AMB Consiglia

Relazioni di Lavoro in Prossimità, CNEL, 27 febbraio 2019

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Uno, dieci, cento patti per il lavoro

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Le aspettative di crescita per l’anno in corso continuano ad essere negative anche in ragione delle difficoltà istituzionali rispetto alle politiche anticicliche con particolare riguardo agli investimenti pubblici. Si carica in conseguenza sui corpi sociali la responsabilità sussidiaria di agire autonomamente per incoraggiare lo sviluppo e l’occupazione. La Confindustria ha proposto al sindacato un patto per il lavoro che tuttavia, nella dimensione nazionale, può rappresentare al più una cornice utile a sollecitare la ripresa della vitalità diffusa nei territori con modalità che non potranno che essere definite secondo le diverse condizioni di contesto. Ogni illusione centralistica si risolverebbe infatti in una inutile operazione burocratica. La ricerca della mera legittimazione reciproca concorrerebbe solo al declino della rappresentanza e alla sua emarginazione politica in una società già diffidente verso gli intermediari. Al contrario, la capacità dei sindacati e delle associazioni d’impresa locali di realizzare ovunque accordi tra loro – e tripartiti con le istituzioni – può rigenerare la voglia di intraprendere, di rischiare e di assumere attenuando le incertezze implicite in questa fase. Le parti contraenti possono concordare sulle spese da tagliare e sui livelli massimi di tassazione locale, o sulle infrastrutture da accelerare o sul ciclo dei rifiuti da organizzare o sulle azioni per l’occupabilita’ da produrre attraverso la collaborazione tra scuole, università e imprese o, ancora, sulla integrazione tra servizi sociali e sanitari. I sindacati dei dipendenti pubblici hanno molto da offrire alla efficienza di Regioni, comuni, Asl, municipalizzate ricevendone in cambio percorsi di rivalutazione professionale ed economica. E nelle aziende private un nuovo clima locale può generare intese che facciano lievitare investimenti tecnologici, salari e produttività anche attraverso l’adattamento condiviso delle regole stabilite da leggi e contratti nazionali. Un impegno più intenso deve riguardare le molte aree depresse nelle quali il risveglio richiede concessioni straordinarie da parte di tutti nel nome di obiettivi concordemente stabiliti e verificati. Non si tratta quindi di ripetere le formule fallimentari già sperimentate, soprattutto nel Mezzogiorno, perché fondate solo sulla comune rivendicazione verso lo Stato centrale o sulla distribuzione di risorse straordinarie. I contratti sono autenticamente utili se faticosi, ovvero se ciascuno dei contraenti rinuncia a una parte, o offre qualcosa, di se’ per produrre risultati da distribuire equamente. Non si aspettino insomma le soluzioni dall’alto ma si creino le condizioni dal basso per crescere.

Maurizio Sacconi

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Autonomia differenziata per l’unita economica e sociale della Repubblica

Simone Spada – LaPresse

pubblicato da Bollettino ADAPT

Il confronto politico e istituzionale sulla autonomia differenziata ha il merito di mettere in luce due ordini di problemi non risolti nel nostro disordinato assetto delle competenze e nel nostro profondo dualismo territoriale. Veneto e Lombardia, ad esempio,  chiedono di riunire, pur nel quadro del necessario coordinamento nazionale,  tutte le politiche per l’occupapibilita’. Istruzione, formazione, lavoro non sono più fasi successive della vita ma si devono integrare continuamente nella specificità di ogni contesto territoriale affinché ciascuno  abbia l’opportunità di transitare a nuove competenze spendibili e le imprese possano crescere concorrendo alla preparazione delle capacità umane che servono. Le stesse politiche passive devono poter essere gestite secondo coerenza con il primario obiettivo di includere nella vita attiva. La prossimità diventa un criterio necessario nel momento in cui l’omologazione cede il passo alle diversita’. Si sperimentino quindi soluzioni avanzate li dove vi sono le condizioni per produrle affinché diventino buone pratiche da imitare ovunque. Ma qui sorge il secondo ordine di problemi che potremmo ricondurre al principio dell’unità economica e sociale della Repubblica. È ben vero che se qualcuno resta indietro la soluzione non può consistere nel vincolo per gli altri  di rimanere fermi ad aspettarlo. Il federalismo a geometria variabile deve quindi risultare un modo per garantire a tutti i livelli essenziali delle prestazioni a prescindere dalla capacità fiscale di partenza. Il che non può significare la continua erogazione agli amministratori incapaci delle risorse eternamente aggiuntive per non raggiungere mai questi livelli. Se alcune istituzioni regionali o locali sono oggi nella condizione di avere una autonomia potenziata, altre devono subire una limitazione della loro capacità fino al commissariamento proprio a tutela dei loro cittadini spesso intrappolati nel circolo vizioso che unisce livelli crescenti di tassazione e qualità decrescente dei servizi. Tocca allo Stato subentrare nella gestione quando non sono rispettati i costi o fabbisogni standard, le prestazioni sono carenti, il prelievo tributario supera una soglia prefissata. Lo squilibrio dei bilanci deve essere tempestivamente identificato, ben prima del verificarsi di uno stato di dissesto pressoché irreversibile. I piani di rientro devono avere come presupposto il “fallimento politico” e le dimissioni di chi ne ha prodotto la necessità. Se al centro delle decisioni si pongono le persone, ovunque residenti, sono solo i cattivi amministratori a dover temere il passaggio, finalmente, ad un federalismo responsabile.

Maurizio Sacconi

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AMB Consiglia

Presentazione di “Teoria e pratica delle relazioni adattive di prossimità” di Maurizio Sacconi a Milano, 20 febbraio

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Oltre l’autonomia e la subordinazione tutele adattate dalle parti

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Nel Libro Bianco del 2001 Biagi ed io scrivemmo che si doveva ritenere, “a seguito dei profondi mutamenti intercorsi nell’organizzazione dei rapporti e dei mercati del lavoro, ……ormai superato il tradizionale approccio regolatorio, che contrappone il lavoro dipendente al lavoro autonomo…. E’ vero piuttosto che alcuni diritti fondamentali devono trovare applicazione, al di là della loro qualificazione giuridica, a tutte le forme di lavoro rese a favore di terzi: si pensi al diritto alla tutela delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, alla tutela della libertà e della dignità del prestatore di lavoro, all’abolizione del lavoro minorile, all’eliminazione di ogni forma di discriminazione nell’accesso al lavoro, al diritto a un compenso equo, al diritto alla protezione dei dati sensibili, al diritto di libertà sindacale.” Contemporaneamente aggiungemmo che “non può certo essere condiviso l’approccio….di estendere rigidamente l’area delle tutele senza prevedere alcuna forma di rimodulazione all’interno del lavoro dipendente…….Al di sopra di questo nucleo minimo di norme inderogabili, sembra opportuno lasciare ampio spazio all’autonomia collettiva e individuale, ipotizzando una gamma di diritti inderogabili relativi, disponibili a livello collettivo o anche individuale (a seconda del tipo di diritto in questione).” In sostanza, già avvertivamo il superamento nella realtà fattuale della rigida distinzione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo auspicando un continuum progressivo delle norme a tutela del prestatore, anche attraverso il duttile adattamento consentito dalla contrattazione. Lo stesso contratto a progetto, modalità più tutelata della semplice collaborazione, voleva rappresentare una dimensione intermedia che poi, per soddisfare pulsioni ideologiche, il governo Renzi ha voluto sopprimere.

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Bollettino ADAPT Mercato del lavoro

Il mio canto libero/ Recessione e mercato del lavoro

pubblicato su Bollettino ADAPT

Nei giorni scorsi l’Istat ha comunicato la formale recessione dell’economia italiana e confermato la condizione stagnante del nostro mercato del lavoro. Secondo alcuni il secondo è semplicemente lo specchio della prima. Eppure l’occupazione in Italia è sempre risultata agli ultimi posti nell’eurozona anche negli anni di maggiore sviluppo a dimostrazione di un andamento almeno in parte indipendente. Certamente la crescita debole o addirittura negativa si traduce in un minore numero di ore lavorate e nella sotto-occupazione di molti al punto che ora conosciamo il fenomeno dei poor workers,  in precedenza qui sconosciuto. Potremmo quindi ritenere che la contrazione del Pil sempre più velocemente peggiora quantità e qualità dei lavori ma che la sua ripresa può essere addirittura condizionata dalla qualità delle istituzioni del lavoro e comunque riflettersi in modo lento e contenuto sull’occupazione. Vale la pena quindi concentrare l’impegno pubblico sulla ripresa della domanda interna per alimentare una economia meno sostenuta dal commercio internazionale. Ma è necessario anche riflettere, ancora una volta, sui modi con cui le politiche del lavoro possono esse stesse concorrere a promuovere lo sviluppo, determinare un migliore rapporto tra questo e la produzione di posti di lavoro, garantire il migliore grado di inclusione sociale. E le dobbiamo ovviamente disegnare in piena sincronia con il tempo in cui si attuano. Oggi esse devono essere funzionali ad una fase in cui il ciclo dei prodotti si accorcia, la domanda e l’offerta di servizi cambiano rapidamente, le professionalità devono adattarsi alle trasformazioni continue, le persone scontano lunghi periodi pregressi di mansioni ripetitive o percorsi educativi deboli. Interroghiamoci allora su tutti gli obiettivi conseguenti. Come alimentare la propensione ad intraprendere o ad ampliare l’impresa incoraggiando quella ad assumere e a investire nelle persone in un tempo incerto? Come garantire la disponibilità delle competenze necessarie alle nuove opportunità di crescita? Come rendere accessibili a tutti i percorsi di vero apprendimento? Come sostenere il reddito nelle transizioni permanenti senza incentivare la passività? Come remunerare equamente il lavoro in modo che crescano simultaneamente i salari e la produttività? La flessibilità e la sicurezza rimangono i parametri obbligati di queste politiche ma si declinano in termini nuovi rispetto al tempo in cui furono introdotti per la prima volta nel linguaggio europeo. Le istituzioni rinuncino a nuove regole generalizzate sui rapporti di lavoro (il codice?!), si concentrino sulla tutela del reddito e soprattutto sulla organizzazione degli ecosistemi formativi territoriali che ne dovrebbero ridurre il bisogno. Lasciamo invece alle imprese e alle rappresentanze dei loro lavoratori, in prossimità, la piena capacità di adattarsi reciprocamente attraverso regole, tutele, obiettivi misurabili, premi retributivi detassati. Nessuno più di loro può individuare, in ogni circostanza, l’equilibrio migliore per crescere insieme.

Maurizio Sacconi

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