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Voucher: i luoghi comuni e le soluzioni che ancora non ci sono

Riportiamo a seguire l’articolo di Jole Vernola, Direttore centrale delle Politiche del Lavoro e del Welfare Confcommercio, pubblicato sul sito di Nuovi Lavori

La caccia alle streghe è finita. La strega è stata sconfitta. I Voucher sono stati cancellati. Non sono invece cancellate quelle attività occasionali, presenti anche nelle imprese, per le quali veniva utilizzato il Voucher. A nulla è valso il richiamo al reale impatto economico del lavoro accessorio, che rappresenta solo lo 0,23% del totale del costo lavoro in Italia, certificato dalla “Nota trimestrale congiunta sulle tendenze dell’occupazione” del Ministero del Lavoro, Istat, Inps e Inail, né la revisione dei controlli con l’introduzione della tracciabilità. Il vuoto normativo che si è generato in assenza di strumenti alternativi, le cui conseguenze emergono con evidente chiarezza in questi giorni, rappresenta purtroppo un esempio negativo di come la legislazione, che dovrebbe basarsi sulla realtà, rischia di essere condizionata da fattori esterni. Il Governo ha preso l’impegno di intervenire, ma come e in quali tempi non è ancora chiaro.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Voucher: grave errore decreto governo, mercoledì mio nuovo ddl in Senato

Dopo l’approvazione da parte della Commissione lavoro del Senato, il decreto che recepisce integralmente i quesiti referendari su voucher e appalti andrà mercoledì al voto definitivo dell’Aula. Il governo ha commesso un grave errore per il vuoto normativo che ha immediatamente prodotto e per gli effetti più profondi che sono stati determinati dalla resa alla vecchia ideologia lavoristica. Un vecchio mondo si è rimesso in movimento in controtendenza rispetto ai nuovi problemi del lavoro nella quarta rivoluzione industriale. Nel breve periodo servirà comunque un intervento legislativo per sostituire i voucher e definire con maggiore certezza la responsabilità solidale negli appalti. Mercoledì renderò noto il ddl che ho elaborato con alcuni colleghi ascoltando i bisogni dell’economia dei servizi e le esigenze delle filiere produttive. Ci è parso infatti impossibile rinunciare ad una regolazione semplice dei molti lavori interstiziali pena la loro condanna alla dimensione sommersa e l’irrigidimento di molte attività.

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DEF Economia

Manovra: troppa spesa corrente, alta pressione fiscale sul lavoro.

L’aggiustamento dei conti 2017 si è davvero risolto in una manovrina senz’anima. Né appare particolarmente incoraggiante il Def approvato. Pesa infatti il contesto di un forte spostamento nella composizione della spesa pubblica in favore di quella corrente. Dalle stabilizzazioni, che bloccheranno per anni i concorsi per l’inserimento di giovani, agli incrementi contrattuali a pioggia, risulta appesantito lo Stato senza il contestuale avvio della necessaria rivoluzione digitale. Proseguono i trasferimenti assistenziali senza che questi abbiano determinato riduzione della povertà e propensione ai consumi. Gli investimenti, nonostante il primo riparto del fondo infrastrutture, procedono a rilento per il peggioramento della capacità di realizzazione. La tassazione sul lavoro e sulle imprese rimane elevata e la stessa misura sugli accordi aziendali è destinata ad effetti impercettibili. L’incremento della produttività avrebbe richiesto il ritorno alla detassazione dei premi fino a 6000 euro e alla decontribuzione generalizzata in presenza di intese.  Il sostegno all’occupazione giovanile dovrebbe concentrarsi sui canali dell’alternanza e dell’apprendistato. La crescita rimane così rattrappita.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Ocse: tre misure urgenti per ridurre cuneo fiscale e sostituire voucher

Rimangono prioritari gli interventi sul lavoro per incoraggiare la propensione ad occupare. In primo luogo, come suggerisce l’Ocse, occorre ridurre strutturalmente il cuneo fiscale a partire dal premio Inail e dai contributi per malattia. Lo stesso sostegno all’impiego dei giovani va concentrato sull’azzeramento di ogni prelievo parafiscale sui contratti di apprendistato. In secondo luogo occorre una maggiore detassazione dei salari di produttività la cui soglia deve tornare ai 6000 euro del governo Berlusconi. In terzo luogo è urgente la sostituzione dei voucher liberalizzando il lavoro intermittente e individuando forme semplificate e incentivate di regolarizzazione dei “lavori brevi”. A sentire i consulenti del governo tutti gli spezzoni lavorativi dovrebbero ricondursi a lavoro subordinato ma ci devono spiegare se il cameriere in sostituzione o la standista di una giornata possono ragionevolmente dare luogo alle complesse procedure di apertura e chiusura di un tipico rapporto contrattuale.

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Fisco OCSE

Ocse, cuneo fiscale Italia al 47,8% nel 2016, 12 punti oltre media

La pressione fiscale sui salari in Italia ha accennato a un calo nel 2016, ma è rimasta abbondantemente sopra la media dei Paesi industrializzati, tanto da rendere ancora più penalizzante la posizione della Penisola nel confronto internazionale. A scattare la fotografia della tassazione sul reddito da lavoro è l’Ocse nello studio annuale ‘Taxing Wages’ che passa al setaccio il peso di imposte e contributi sui salari nei 35 Paesi membri. Il cuneo fiscale – cioè la differenza tra il costo del lavoro e lo stipendio netto pagato al dipendente – per il lavoratore ‘single’ senza figli in Italia era pari al 47,8% lo scorso anno, in calo di 0,08 punti sul 2015, ma sempre molto distante dalla media Ocse che è del 36% (-0,07 punti). Per una famiglia monoreddito con due figli, il cuneo risulta del 38,6%, con una riduzione di 0,1 punti, contro una media Ocse del 26,6%. L’Italia è quinta tra i Paesi avanzati per il peso di tasse e contributi sui lavoratori ‘single’, mentre era sesta nella graduatoria dello scorso anno ed è terza nel caso delle famiglie monoreddito, mentre era quinta. La graduatoria nel primo caso è capeggiata dal Belgio con un cuneo fiscale del 54%, davanti a Germania (49,4%), Ungheria (48,2%) e Francia (48,1%). La Spagna è quindicesima con il 39,5%, gli Usa 25esimi con 31,7% e precedono Canada e Gran Bretagna (30,8%).

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disoccupazione OCSE

Ocse: disoccupazione stabile a 6,1%, Italia giù all’11,5%

Disoccupazione stabile nell’area Ocse: a febbraio al 6,1%. Nell’intera area, si legge in una nota, i disoccupati sono 38 milioni, 5,4 milioni di persone in più in più rispetto all’aprile 2008, “prima della crisi”. Il tasso è sceso di 0,1 punti nell’Eurozona, al 9,5%, con i maggiori cali in Lettonia, Spagna e Italia, che sono al primo e secondo posto nella classifica dell’organizzazione, dalla quale mancano i dati aggiornati di diversi Paesi, fra i quali ad esempio la Grecia.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Voucher: solo strumenti semplici fanno emergere lavori

Coldiretti e Consulenti del Lavoro segnalano oggi le pesanti conseguenze sul mercato del lavoro derivanti dalla cancellazione dei voucher. Nei giorni scorsi analoga valutazione era stata espressa dalla Confcommercio e dalle associazioni artigiane. Nel caso dell’agricoltura la vera anomalia è rappresentata dal basso impiego dei voucher nel Mezzogiorno per cui sarebbero stati auspicabili maggiori, e non minori, volumi di buoni soprattutto nelle raccolte brevi come la vendemmia. La sinistra, comprese le sue espressioni più moderate, non ha quindi retto al richiamo dei suoi tradizionali impulsi ideologici. Ora però si evidenzia comunque la necessità di prevedere analoghi strumenti semplici di regolarizzazione degli spezzoni lavorativi che non possono essere tutti ricondotti a modalità di lavoro subordinato. Anche le aziende più efficienti hanno bisogno di nicchie di lavoro flessibile che corrispondono alle esigenze di lavoratori interessati a compensi integrativi. Nei prossimi giorni sarà depositato a mia prima firma il testo definitivo di un disegno di legge in materia di Lavoro Breve, Lavoro Intermittente e responsabilità solidale negli appalti.

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Consulenti del lavoro voucher

Consulenti del Lavoro: l’indagine sull’utilizzo dei voucher

Pensionati, lavoratori dipendenti e disoccupati sono i principali utilizzatori dei voucher. Il mondo delle imprese, invece, è coinvolto solo per un terzo dell’intero volume di ore lavorate dai voucheristi. È quanto emerge da un’indagine condotta dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro sui dati Inps che impone una riflessione politica urgente per evitare che tutti questi soggetti alimentino lavoro sommerso reso visibile proprio grazie all’utilizzo dei voucher. Inoltre, i tre maggiori utilizzatori dei buoni lavoro oggi non possono che essere occupati “occasionalmente” solo tramite uno strumento normativo con le caratteristiche simili al voucher. Questo perché il loro status principale risulta incompatibile o non conveniente rispetto ad un rapporto di lavoro dipendente di tipo tradizionale. Allo stato attuale, neanche il lavoro intermittente “modificato” sarebbe utile, poiché destinato all’utilizzo da parte di aziende, cioè da parte soggetti che non hanno utilizzato i voucher in maniera prevalente come inizialmente sostenuto dai principali detrattori. Nell’approfondimento della Fondazione Studi viene analizzato il quadro normativo attuale, che non vede valide alternative al lavoro occasionale, e gli effetti dell’abrogazione dei voucher su imprese e famiglie.

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Coldiretti voucher

Coldiretti, voucher in agricoltura scendono a 1% del totale

L’impiego dei voucher in agricoltura scende al minimo di appena l’1,09% del totale a seguito della progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio che è andata di pari passo con l’aumento della vendita dei voucher. È quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati dell’Osservatorio sul lavoro accessorio dell’INPS relativi ai primi sei mesi del 2016 nel sottolineare che i voucher sono stati introdotti inizialmente sperimentalmente per la vendemmia nel 2008 ha perso radicalmente la sua connotazione agricola.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Voucher, verità Upb su pochi lavoratori incoraggia riedizione strumento semplice

Se i consulenti del lavoro ci avevano informato che il monte complessivo di ore lavorate e remunerate con voucher corrisponde allo 0,3 per cento del totale, ora l’ufficio parlamentare di bilancio ci dice che corrispondono ad un numero di lavoratori pari al 5,6 per cento del totale. Non si può quindi parlare di un mercato parallelo e non si inducono pericoli di precarizzazione. Al contrario, gli spezzoni lavorativi esistono nella realtà di molte imprese e di molte famiglie e la loro peggiore precarietà è l’assenza di regole. Siamo quindi di fronte ad una campagna mistificatoria rispetto alla quale il governo ha deciso di arrendersi. E nessuno si illuda di poter sostituire i voucher solo con contratti di lavoro subordinato. Tanto le famiglie quanto le imprese hanno in alcuni casi bisogno di strumenti semplici ed esentasse per dare tutele ai lavori brevi. Utili quindi tutte le operazioni di verità come quella dell’Upb.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ Voucher: meglio referendum, ora regolare “lavori brevi”

La cancellazione dei voucher attraverso il decreto legge determina un vuoto allo stato incolmabile per alcune esigenze di flessibilità di molte imprese nonché per le numerose persone interessate a piccoli lavori complementari rispetto alla occupazione principale, allo studio o alle cure familiari. Il vuoto dovrà essere colmato quanto prima regolando in modo essenziale tutti i lavori brevi che non superano una modesta soglia di reddito del prestatore con lo stesso committente. Quando il committente è un’impresa o un libero professionista possiamo immaginare un sistema telematico di semplice “iscrizione dei lavori brevi” con preavviso di almeno 60 minuti, conseguente accredito dei versamenti assicurativi ed erogazione della remunerazione attraverso gli enti convenzionati. Come per i voucher, non si deve porre un problema di qualificazione della prestazione e la remunerazione deve essere neutrale rispetto ad ogni tassazione e ad ogni indicatore di reddito per l’accesso a prestazioni sociali o attività educative. Gli oneri indiretti dovrebbero rimanere nella misura attuale. Nel caso del committente-famiglia l’iscrizione telematica del “lavoro breve” potrebbe essere accompagnata da modulo cartaceo, ove desiderato, e la remunerazione potrebbe essere erogata direttamente dal committente con un minore aggio a favore degli enti gestori mentre l’assicurazione Inail dovrebbe, più appropriatamente essere ridotta rispetto all’indistinto 7 per cento di tutti gli attuali voucher. Solo le prestazioni ripetute, ancorché episodicamente con lo stesso datore di lavoro troverebbero invece nei contratti di lavoro intermittente liberalizzati la più opportuna soluzione. Per quanto riguarda infine la giusta responsabilità solidale di committente e appaltatore bisognerebbe accompagnarla con la definizione del diritto/dovere di vigilanza dell’appaltante esimendolo da responsabilità quando gliene è impedito l’esercizio affinché ciascuno risponda di ciò che è nel suo potere controllare e fare. Detto questo, sarebbe stato meglio il referendum perché, come fu nel 1985 per la scala mobile, sarebbero prevalse le istanze di modernità che muovono dall’osservazione della realtà.

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