Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Autonomia differenziata per l’unita economica e sociale della Repubblica

Simone Spada – LaPresse

pubblicato da Bollettino ADAPT

Il confronto politico e istituzionale sulla autonomia differenziata ha il merito di mettere in luce due ordini di problemi non risolti nel nostro disordinato assetto delle competenze e nel nostro profondo dualismo territoriale. Veneto e Lombardia, ad esempio,  chiedono di riunire, pur nel quadro del necessario coordinamento nazionale,  tutte le politiche per l’occupapibilita’. Istruzione, formazione, lavoro non sono più fasi successive della vita ma si devono integrare continuamente nella specificità di ogni contesto territoriale affinché ciascuno  abbia l’opportunità di transitare a nuove competenze spendibili e le imprese possano crescere concorrendo alla preparazione delle capacità umane che servono. Le stesse politiche passive devono poter essere gestite secondo coerenza con il primario obiettivo di includere nella vita attiva. La prossimità diventa un criterio necessario nel momento in cui l’omologazione cede il passo alle diversita’. Si sperimentino quindi soluzioni avanzate li dove vi sono le condizioni per produrle affinché diventino buone pratiche da imitare ovunque. Ma qui sorge il secondo ordine di problemi che potremmo ricondurre al principio dell’unità economica e sociale della Repubblica. È ben vero che se qualcuno resta indietro la soluzione non può consistere nel vincolo per gli altri  di rimanere fermi ad aspettarlo. Il federalismo a geometria variabile deve quindi risultare un modo per garantire a tutti i livelli essenziali delle prestazioni a prescindere dalla capacità fiscale di partenza. Il che non può significare la continua erogazione agli amministratori incapaci delle risorse eternamente aggiuntive per non raggiungere mai questi livelli. Se alcune istituzioni regionali o locali sono oggi nella condizione di avere una autonomia potenziata, altre devono subire una limitazione della loro capacità fino al commissariamento proprio a tutela dei loro cittadini spesso intrappolati nel circolo vizioso che unisce livelli crescenti di tassazione e qualità decrescente dei servizi. Tocca allo Stato subentrare nella gestione quando non sono rispettati i costi o fabbisogni standard, le prestazioni sono carenti, il prelievo tributario supera una soglia prefissata. Lo squilibrio dei bilanci deve essere tempestivamente identificato, ben prima del verificarsi di uno stato di dissesto pressoché irreversibile. I piani di rientro devono avere come presupposto il “fallimento politico” e le dimissioni di chi ne ha prodotto la necessità. Se al centro delle decisioni si pongono le persone, ovunque residenti, sono solo i cattivi amministratori a dover temere il passaggio, finalmente, ad un federalismo responsabile.

Maurizio Sacconi

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AMB Consiglia

Presentazione di “Teoria e pratica delle relazioni adattive di prossimità” di Maurizio Sacconi a Milano, 20 febbraio

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Oltre l’autonomia e la subordinazione tutele adattate dalle parti

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Nel Libro Bianco del 2001 Biagi ed io scrivemmo che si doveva ritenere, “a seguito dei profondi mutamenti intercorsi nell’organizzazione dei rapporti e dei mercati del lavoro, ……ormai superato il tradizionale approccio regolatorio, che contrappone il lavoro dipendente al lavoro autonomo…. E’ vero piuttosto che alcuni diritti fondamentali devono trovare applicazione, al di là della loro qualificazione giuridica, a tutte le forme di lavoro rese a favore di terzi: si pensi al diritto alla tutela delle condizioni di salute e sicurezza sul lavoro, alla tutela della libertà e della dignità del prestatore di lavoro, all’abolizione del lavoro minorile, all’eliminazione di ogni forma di discriminazione nell’accesso al lavoro, al diritto a un compenso equo, al diritto alla protezione dei dati sensibili, al diritto di libertà sindacale.” Contemporaneamente aggiungemmo che “non può certo essere condiviso l’approccio….di estendere rigidamente l’area delle tutele senza prevedere alcuna forma di rimodulazione all’interno del lavoro dipendente…….Al di sopra di questo nucleo minimo di norme inderogabili, sembra opportuno lasciare ampio spazio all’autonomia collettiva e individuale, ipotizzando una gamma di diritti inderogabili relativi, disponibili a livello collettivo o anche individuale (a seconda del tipo di diritto in questione).” In sostanza, già avvertivamo il superamento nella realtà fattuale della rigida distinzione tra lavoro subordinato e lavoro autonomo auspicando un continuum progressivo delle norme a tutela del prestatore, anche attraverso il duttile adattamento consentito dalla contrattazione. Lo stesso contratto a progetto, modalità più tutelata della semplice collaborazione, voleva rappresentare una dimensione intermedia che poi, per soddisfare pulsioni ideologiche, il governo Renzi ha voluto sopprimere.

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Bollettino ADAPT Mercato del lavoro

Il mio canto libero/ Recessione e mercato del lavoro

pubblicato su Bollettino ADAPT

Nei giorni scorsi l’Istat ha comunicato la formale recessione dell’economia italiana e confermato la condizione stagnante del nostro mercato del lavoro. Secondo alcuni il secondo è semplicemente lo specchio della prima. Eppure l’occupazione in Italia è sempre risultata agli ultimi posti nell’eurozona anche negli anni di maggiore sviluppo a dimostrazione di un andamento almeno in parte indipendente. Certamente la crescita debole o addirittura negativa si traduce in un minore numero di ore lavorate e nella sotto-occupazione di molti al punto che ora conosciamo il fenomeno dei poor workers,  in precedenza qui sconosciuto. Potremmo quindi ritenere che la contrazione del Pil sempre più velocemente peggiora quantità e qualità dei lavori ma che la sua ripresa può essere addirittura condizionata dalla qualità delle istituzioni del lavoro e comunque riflettersi in modo lento e contenuto sull’occupazione. Vale la pena quindi concentrare l’impegno pubblico sulla ripresa della domanda interna per alimentare una economia meno sostenuta dal commercio internazionale. Ma è necessario anche riflettere, ancora una volta, sui modi con cui le politiche del lavoro possono esse stesse concorrere a promuovere lo sviluppo, determinare un migliore rapporto tra questo e la produzione di posti di lavoro, garantire il migliore grado di inclusione sociale. E le dobbiamo ovviamente disegnare in piena sincronia con il tempo in cui si attuano. Oggi esse devono essere funzionali ad una fase in cui il ciclo dei prodotti si accorcia, la domanda e l’offerta di servizi cambiano rapidamente, le professionalità devono adattarsi alle trasformazioni continue, le persone scontano lunghi periodi pregressi di mansioni ripetitive o percorsi educativi deboli. Interroghiamoci allora su tutti gli obiettivi conseguenti. Come alimentare la propensione ad intraprendere o ad ampliare l’impresa incoraggiando quella ad assumere e a investire nelle persone in un tempo incerto? Come garantire la disponibilità delle competenze necessarie alle nuove opportunità di crescita? Come rendere accessibili a tutti i percorsi di vero apprendimento? Come sostenere il reddito nelle transizioni permanenti senza incentivare la passività? Come remunerare equamente il lavoro in modo che crescano simultaneamente i salari e la produttività? La flessibilità e la sicurezza rimangono i parametri obbligati di queste politiche ma si declinano in termini nuovi rispetto al tempo in cui furono introdotti per la prima volta nel linguaggio europeo. Le istituzioni rinuncino a nuove regole generalizzate sui rapporti di lavoro (il codice?!), si concentrino sulla tutela del reddito e soprattutto sulla organizzazione degli ecosistemi formativi territoriali che ne dovrebbero ridurre il bisogno. Lasciamo invece alle imprese e alle rappresentanze dei loro lavoratori, in prossimità, la piena capacità di adattarsi reciprocamente attraverso regole, tutele, obiettivi misurabili, premi retributivi detassati. Nessuno più di loro può individuare, in ogni circostanza, l’equilibrio migliore per crescere insieme.

Maurizio Sacconi

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Bollettino ADAPT CGIL contrattazione collettiva

Il mio canto libero/ Da Maurizio Landini una spinta alla diffusa contrattazione

articolo pubblicato su Bollettino ADAPT

Maurizio Landini è diventato segretario generale della Cgil contro le previsioni interessate di alcuni organi di informazione. Gli ambienti retrostanti avrebbero preferito una guida “moderata” della maggiore organizzazione sindacale nel senso della attitudine a consolidare un certo conformismo dei soggetti della rappresentanza. E invece avremo il leader sindacale che più ha voluto il nuovo contratto dei metalmeccanici, così diverso dal tradizionale modello centralizzato e dai suoi piccoli aumenti salariali collegati ex ante alla bassa inflazione. Landini ha accettato di condividere con Federmeccanica la scommessa di distribuire la ricchezza là ove si produce con l’idea di realizzare finalmente un significativo incremento della massa salariale anche se al prezzo della disomogeneità. Il tutto in una cornice di più forti tutele integrative su previdenza e sanità e dell’ impegno datoriale a promuovere nella dimensione aziendale il diritto dei lavoratori ad accedere a conoscenze e competenze che li facciano evolvere nelle mansioni e li rendano occupabili. C’è da sperare quindi, a ragion veduta, che egli voglia preferire la diffusa contrattazione alle ritualità centralistiche. Egli sa che la crisi dei corpi intermedi investe anche le organizzazioni sindacali e che la prima ricetta per rinnovarle consiste nell’accorciamento della catena che lega rappresentanti e rappresentati. Solo in prossimità si raccolgono le concrete domande dei lavoratori e si soddisfano le esigenze che li legano al destino delle imprese. Il contratto, il vero contratto che e’ scambio faticoso e condivisione di obiettivi misurabili, può essere lo strumento con cui la società riafferma il suo primato sullo Stato, ricostruendo dal basso quel tessuto connettivo della nazione che si è andato lacerando. I corpi sociali hanno la possibilità di essere l’antidoto alla disgregazione se non si risolvono in burocrazie autoreferenziali ma formano ovunque rappresentanti diretti dei lavoratori e delle imprese – ed operatori territoriali che li assistono – perché diventino tutti buoni negoziatori. Colti, informati, preparati, capaci di prendersi la responsabilità di fare accordi. Buoni accordi.

Maurizio Sacconi

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Confsal

IX Congresso nazionale Confsal: l’intervento di Maurizio Sacconi

Un nuovo patto sociale per lo sviluppo e per la crescita economica e sociale del Paese È stato questo il tema del IX Congresso Nazionale della Confsal, la più grande confederazione autonoma dei lavoratori dell’impiego pubblico e privato, che rappresenta circa un milione e mezzo di iscritti.
L’evento, a cui hanno partecipato oltre mille delegati delle Federazioni del settore pubblico e privato, si è svolto a Roma durante tre giorni: il 14 e il 16 gennaio presso lo Sheraton Hotel Parco de’ Medici e il 15 gennaio 2019 nell’Auditorium del Massimo. Tre giorni di intensi dibattiti e costruttivo confronto tra gli esponenti del mondo politico e quello sindacale , che hanno toccato tutti i temi più scottanti della nostra realtà socio-economica: dalla disoccupazione giovanile alla riforma pensionistica, dal precariato alla sicurezza sui luoghi di lavoro, dal rinnovo dei contratti al blocco del turnover.

Cliccando a questo link potete ascoltare l’intervento del Presidente Maurizio Sacconi al congresso nazionale della Confsal

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Opporre la crescita (della domanda interna) alla fuga dal lavoro.

pubblicato su Bollettino Adapt.

Con il provvedimento varato dal consiglio dei ministri il governo ha soddisfatto il principale impegno elettorale delle forze politiche che lo compongono. Le due misure non sembrano corrispondere ad una visione condivisa perché ne riflettono le differenze progettuali e il diverso radicamento territoriale. Nei giorni precedenti la Casaleggio Associati ha diffuso un video sulla “fine del lavoro” con il quale legge deterministicamente l’evoluzione delle tecnologie e con esse delle produzioni e dell’occupazione. Come è stato da molti rilevato, questa quarta rivoluzione ha tali caratteristiche di velocità e imprevedibilità da non consentire previsioni di medio-lungo termine e, in ogni caso, merita di essere analizzata secondo un approccio olistico – e non solo industriale – per immaginare i cambiamenti complessivi nella società, l’emersione di nuove domande, l’impatto sul lavoro e sulle competenze. Lo stesso Rapporto del Forum Economico Mondiale, che nelle precedenti edizioni tanto si era esercitato sul futuro, quest’anno si concentra sui rischi globali del 2019. E quindi proprio guardando al breve periodo e alle prospettive di rallentamento delle economie, può essere utile considerare il concreto pericolo di una combinazione tra forti politiche distributive – che pure hanno una loro giustificazione – e un andamento recessivo della nostra capacita’ di produrre ricchezza e lavoro. Non dimentichiamo che la classifica OCSE per il terzo trimestre 2018 ci ha considerato l’unico Paese dell’eurozona con (un già basso) tasso di occupazione in discesa. Merita quindi un confronto straordinario tra istituzioni e corpi sociali il tema dello sviluppo, dei modi con cui opporre alla diminuzione della domanda estera la crescita di quella interna a partire dagli investimenti. Una nuova fase di dialogo sociale potrebbe in primo luogo concentrarsi sulla ripresa delle costruzioni, sulla veloce modernizzazione della logistica, su piani formativi straordinari per l’alfabetizzazione digitale e per sostenere figure professionali carenti come gli addetti ai servizi di cura. Dalle opere pubbliche al mercato immobiliare un buon colpo di frusta, fatto di meno vincoli regolatori e di meno tasse municipali, può risvegliare un settore da cui nessuna economia può prescindere. Tanto meno il nostro Mezzogiorno. Così come lo sviluppo della logistica in generale e di quella distributiva in particolare costituisce il necessario volano per i consumi interni. Una veloce pianificazione di atttivita’ formative di breve periodo e manifestamente necessarie può attenuare l’assurdo mismatching delle competenze. Questi ed altri interventi immediati, anche nel quadro di bilancio da poco approvato, possono risultare anticiclici. Culturalmente prima ancora che economicamente. Altrimenti tutto si scaricherà sul circolo vizioso della illusoria fuga dal lavoro.
Maurizio Sacconi

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Bollettino ADAPT

Occupati e disoccupati – Novembre 2018. 10 tweet di commento di ADAPT ai nuovi dati Istat

A questo link trovate tutti i tweet di Francesco Seghezzi, Direttore della Fondazione ADAPT, a commento degli ultimi dati ISTAT sull’occupazione:

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Consulenti del lavoro: dalle buste paga alle relazioni di prossimità

Il consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, unitamente alla Cassa previdenziale, alla Fondazione e alla Associazione di categoria, ha organizzato un grande evento per celebrare i quaranta anni trascorsi dalla approvazione della legge n. 12/79 con cui furono disciplinate le norme relative all’ordinamento della professione. Vi hanno partecipato il Presidente del Consiglio Conte ed il ministro Di Maio portando in dono l’inserimento dei consulenti tra i professionisti abilitati alle procedure di cui alla nuova legge fallimentare e l’impegno a comprendere un loro rappresentante tra i componenti del consiglio di amministrazione dell’ ente previdenziale. La manifestazione ha voluto ripercorrere la progressiva evoluzione del ruolo dei consulenti con particolare attenzione all’ultimo ventennio. Particolarmente toccante è stato il filmato relativo al discorso di Marco Biagi in occasione del loro congresso del 2001 quando egli ebbe modo di illustrare il contestato Libro Bianco sul futuro del lavoro in Italia. Di lì invero prese le mosse un percorso di ulteriore valorizzazione dei professionisti cui era stata riconosciuta la riserva degli atti di gestione dei rapporti di lavoro.

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Bollettino ADAPT

Legge di bilancio: tutti dimenticano detassazione accordi di prossimità

Adapt 38. Il mio canto libero

Simone Spada – LaPresse22 

La controversa e mutevole legge di bilancio ha ampiamente trattato il tema del lavoro dal “reddito di cittadinanza” ai centri per l’impiego, dagli incentivi per nuove assunzioni alla ridefinizione qualitativa e quantitativa dell’alternanza tra apprendimento teorico e pratico, dai nuovi requisiti di accesso al pensionamento al taglio, quasi strutturale, delle pensioni medie e alte. Il concitato esame parlamentare è stato accompagnato da prese di posizione e controproposte di tutti gli attori politici e sociali. Stupisce il fatto che sia stato invece del tutto trascurato, negli atti come nel dibattito pubblico, il modo con cui promuovere la crescita dei salari quando si accompagna con gli incrementi di produttivita nonostante le reiterate analisi circa i ritardi cronici della contrattazione collettiva sotto questo profilo. Eppure molti hanno apprezzato la novità del contratto dei metalmeccanici che ha opportunamente rimesso agli accordi di prossimità la definizione degli andamenti retributivi. Si è trattato del primo contratto senza la usuale “cifra” degli aumenti non per ragioni di austerità ma, al contrario, per la consapevolezza dei contraenti che i modesti aumenti egualitari avrebbero lasciato insoddisfatte tanto le ragioni dei lavoratori quanto quelle degli imprenditori. Tanto più che in Italia può esplodere da un momento all’altro una vera e propria “questione salariale” se è vero che ogni sondaggio rivela una domanda crescente di “soldi” da parte dei lavoratori anche in alternativa a più sostanziose prestazioni sociali. Intendiamoci. Il rafforzamento di una dimensione integrativa per la sanità e la previdenza è cosa certamente gradita cui si dovrà presto accompagnare anche l’adozione di formule di long term care corrispondenti ai crescenti bisogni legati alla condizione di non autosufficienza. Ma i “soldi” rimangono una necessità primaria. D’altra parte le imprese, anche in ragione degli investimenti tecnologici, avvertono sempre più il bisogno di negoziare direttamente lo scambio tra premi o incrementi retributivi e specifici cambiamenti organizzativi o effettive transizioni professionali per diventare più competitive. Dal 2008 la tassazione della componente premiale della retribuzione è agevolata con aliquota sostitutiva onnicomprensiva del 10% anche se l’importo massimo detassabile è sceso dagli originari 6000 agli attuali 3000 euro. Nella versione originaria erano compresi anche gli straordinari ed il lavoro notturno che oggi sono esclusi. È ben vero che la platea dei potenziali beneficiari è aumentata con l’incremento della soglia di reddito del lavoratore nell’anno precedente quello di fruizione del premio che ora è di 8000 euro ma, come rivelano i diversi “tiraggi” dal bilancio pubblico, sarebbe stato maggiore l’impatto sulla massa salariale mantenendo più elevata la dimensione premiale incentivata anche se su una platea più contenuta ma pur sempre comprensiva degli operai e degli impiegati. Così come è venuta meno per le imprese la possibilità di un abbattimento dei contributi connessi ad una parte dei premi, ora possibile solo fino a 800 euro nel caso di modalità di coinvolgimento paritetico dei lavoratori. Insomma, vi sarebbe stata ampia materia per discutere un incremento della retribuzione detassata, così da renderla più sensibilmente incentivante, tanto più che la attuale maggioranza parlamentare ha più volte affermato di diffidare delle burocrazie centrali della rappresentanza e di preferire quelle più prossime ai concreti interessi da regolare. Come sono quelle che sottoscrivono i contratti aziendali e territoriali.

Maurizio Sacconi

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