Bollettino ADAPT

Da Confsal e Ugl segnali di buon pluralismo sindacale

Dal Bollettino Adapt

Nei giorni trascorsi due organizzazioni sindacali “minori” hanno dato concreti segnali di vitalità e di originalità. La Ugl, dopo un buon congresso con positivi elementi di discontinuità, ha celebrato non ritualmente il proprio sessantottesimo compleanno. Il suo segretario generale Capone, sposando la contrattazione di prossimità, ha ipotizzato la costruzione di accordi di comunità che dovrebbero coinvolgere organizzazioni rappresentative di interessi e istituzioni locali in un determinato ambito territoriale. Queste intese dovrebbero coniugare i contenuti propri di una negoziazione aziendale o interaziendale con lo sviluppo dei servizi di pubblica utilità che generano un contesto attrattivo per gli investimenti e protettivo per le persone. Tra questi potremmo considerare le infrastrutture e le reti tecnologiche, i servizi socio-sanitari-assistenziali, le nuove sinergie tra scuole, università e imprese alimentate dagli stessi enti bilaterali, i livelli di pressione fiscale locale sui redditi e sugli immobili. Lo sviluppo degli accordi di comunità favorirebbe la crescita di queste economie locali e concorrerebbe alla ricostruzione del tessuto relazionale come del circuito della fiducia nei confronti delle istituzioni. 

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Selezione Web

Quel patto poco utile per la fabbrica

Articolo pubblicato da Pietro Ichino su lavoce.info il 10 aprile 2018 

Al di là delle grandi enunciazioni di principio, dal Patto per la fabbrica siglato da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria a fine febbraio è difficile spremere un contenuto concreto rilevante: in queste 15 pagine dattiloscritte anche il “minimo sindacale” (copyright di Andrea Garnero) va cercato col lanternino, leggendo tra le righe.

Il sistema della contrattazione collettiva

Il Patto sancisce formalmente la fine dell’opposizione della Cgil al sistema di indicizzazione basato sull’IPCA (indice dei prezzi al consumo armonizzato, al netto dei prezzi dell’energia importata), concordato da Cisl, Uil e Confindustria da quasi un decennio. In cambio di questo, però, la Cgil ottiene un sostanziale rafforzamento della funzione del contratto collettivo nazionale: mentre l’accordo interconfederale del 2011 riconosceva alla contrattazione aziendale il potere di derogare rispetto al Ccnl praticamente su tutto, salvi i minimi salariali, ora invece si torna ad affidare al Ccnl stesso la funzione di delimitare questa possibilità di deroga, anche in modo più restrittivo.

Per questo aspetto, il Patto per la fabbrica segna un arretramento rispetto all’evoluzione legislativa: l’articolo 51 del decreto legislativo n. 81/2015 ora parifica il potere dispositivo della contrattazione aziendale o territoriale rispetto a quella di livello nazionale. I firmatari dell’accordo sembrano aver preferito dare un colpo di freno a questa evoluzione.

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Confsal Relazioni Industriali

Relazioni industriali, rappresentatività e linee guida per la contrattazione collettiva

 

Il convegno Relazioni industriali, rappresentatività e linee guida per la contrattazione collettiva: proposte Confsal, che si è tenuto il 17 aprile a Roma, al Parlamentino del CNEL, nasce anzitutto dalla condivisa esigenza di debellare il fenomeno del dumping contrattuale e di ridurre drasticamente la pletora di contratti collettivi nazionali. Nasce anche dalla volontà di partecipare alla definizione di politiche di crescita economica, con particolare riferimento alle politiche attive per i giovani. Nel video del convegno potete ascoltare l’intervento del Presidente Maurizio Sacconi. 

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Selezione Stampa

Cibo a casa e fattorini. Adesso serve una legge ad hoc

Pubblicato su Il Giornale

In questi giorni il tradizionale dibattito lavoristico italiano ha considerato una sconfitta per i diritti dei lavoratori da piattaforma digitale la sentenza con cui il tribunale di Torino ha confermato trattarsi di prestazioni autonome e non di lavoro subordinato. Determinante si è probabilmente rivelata la constatazione della possibilità per il lavoratore di rifiutare la chiamata. È la caratteristica di molte attività inquadrabili nella cosiddetta gig economy perché coniugano le esigenze di flessibilità della piattaforma con quelle di prestatori che hanno un impegno principale nello studio o in un altro rapporto di lavoro piu strutturato. D’altronde, può essere un bene che questi lavori rimangano “secondi”, ovvero complemento di altri redditi e non illusione di una adeguata fonte primaria di sostentamento. Ciò non significa tuttavia trascurare diritti fondamentali come l’equo compenso o la prevenzione e la tutela di infortuni e malattie. Lavoro dipendente e lavoro indipendente tendono a confondersi nei nuovi modelli organizzativi indotti dalla rivoluzione tecnologica. Tutti i lavori si realizzano e si remunerano sempre più per risultati mentre si allenta progressivamente il vincolo spazio-temporale. Ma tutti i lavori assumono fragilità che meritano tutele. Ciò significa adeguare norme di legge e contrattazione con uno spiccato privilegio per la fonte duttile e velocemente adattabile del contratto. Tocca alla legge consolidare il quadro dei diritti essenziali e inderogabili come l’adattamento di alcune disposizioni sulla sicurezza o un compenso minimo. non orario ma correlato alla singola prestazione, per i lavoratori autonomi. Tocca alla contrattazione, promossa anche da associazioni o cooperative dei prestatori indipendenti, definire reteribuzioni adeguate, modalità efficaci di tutela della salute come una periodica sorveglianza sanitaria di tipo integrale, benefit rivolti a ridurre i costi di attività o a migliorare la qualità della vita. Oltre l’ideologia della supremazia della subordinazione, dobbiamo muovere da un principio di realtà, incoraggiare e apprezzare tutti i lavori, offrire ad essi poche e fondamentali regole non negoziabili, premiare fiscalmente i buoni accordi che le parti realizzano in prossimità, guardandosi negli occhi e costruendo percorsi condivisi. Anche la persistente piaga del lavoro sommerso in una Italia cosi duale, ne risulterebbe piu facilmente contrastata.

Maurizio Sacconi

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analisi scenario economico

2018: l’annunciata riscoperta del voto di classe, “in direzione ostinata e contraria”

Risultati immagini per voto elezioni

di Paolo Feltrin e Serena Menoncello

Le elezioni politiche di quest’anno sono state senza dubbio una sorpresa e un chiaro segnale di insoddisfazione del nostro paese. Se, infatti, ci si attendeva una certa crescita del Movimento 5 Stelle e del centro-destra, oltre a un arretramento della coalizione di centro-sinistra, il 5 marzo abbiamo avuto un risveglio per certi versi sorprendente, accompagnato da uno scenario davvero complicato dal punto di vista istituzionale. In questo lavoro cercheremo di tenere assieme, per contrappunto, due piani di analisi, non sempre facili da comporre: da un lato cercare di presentare le principali novità fattuali del voto, per così dire “facendo parlare i numeri”; dall’altro lato cercheremo di proporre un filo rosso interpretativo sottostante ai dati quantitativi per rileggere la storia di questo decennio alla luce di quanto il voto del 4 marzo 2018 ha “dis-velato”.

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anniversario Ugl

68mo Anniversario di fondazione della Ugl

68mo Anniversario di fondazione della Ugl
Roma, 23 marzo 2018
Sintesi intervento di Maurizio Sacconi

Come produrre regole utili a favorire l’obiettivo di “più lavori, migliori lavori” al tempo della quarta rivoluzione industriale?

Il Rapporto sul futuro del lavoro approvato dalla Commissione Lavoro del Senato ha constatato il progressivo primato del contratto sulla legge quale fonte di regolazione che, ove più ove meno, sta prevalendo in tutti i Paesi europei. La rivoluzione tecnologica ha impresso velocità ai cambiamenti. Abbiamo bisogno di strumenti agili con cui dare valore al lavoro in ogni circostanza. La legge e’ rigida, monolitica e difficilmente modificabile. Il contratto e’ duttile, plurale e facilmente sostituibile. Ieri il primato della legge si giustificava con una economia stabile e con la prevalenza della produzione industriale seriale che faceva tendenzialmente uguali i lavoratori. Ora la legge rincorre la realtà senza raggiungerla. Il contratto, invece, può accompagnare e orientare i comportamenti reali. Ne abbiamo bisogno perché il salto tecnologico potenzialmente porta buoni frutti in quanto capacita le persone. Interviene tuttavia in un Paese già segnato da una persistente dimensione di lavoro nero, da una forte quantità di lavori ripetitivi, da una atavica propensione a sostituire il lavoro con le macchine, da forti dualismi territoriali, per cui potremmo avere ricchezza e lavoro concentrati in pochi territori, in poche persone.

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Adapt Occupazione

I dieci tweet di commento degli ultimi dati ISTAT sull’occupazione

Trovate a seguire il link ai 10 tweet di Francesco Seghezzi, Direttore Fondazione ADAPT, a commento dei dati ISTAT sull’occupazione diffusi ieri.

Qui trovate il link

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Moratoria su art. 18 per potenziare diritto ad apprendimento

Nonostante la legittima diffidenza di molti verso le ripetute riforme delle tipologie contrattuali, riemerge con il voto la domanda di ulteriori correzioni alle recenti regolazioni. Si ipotizzano penalizzazioni dei contratti a termine e ritorno a maggiori tutele reali in caso di licenziamento.

Sarebbe invero preferibile una agenda per il lavoro concentrata innanzitutto sulla costruzione di ecosistemi permanentemente formativi in tutti i territori, a partire da quelli più deboli, così da alzare il livello delle abilità e delle competenze di tutti i lavoratori in modo da prevenire, oltre che assistere, lo stato di disoccupazione. Operazione non semplice in un Paese in cui il sistema educativo nazionale e gran parte degli enti formativi regionali sono viziati da odiose autoreferenzialità. Solo recentemente si sono avviate prime forme di apprendimento “duale” dopo una lunga fase di ostilità ideologica alla contaminazione della teoria con la pratica.

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Alle Sei

Ve lo dico alle sei/ ISTAT: febbraio moderatamente positivo per il lavoro

La periodica rilevazione Istat sul mese di febbraio disegna un quadro del mercato del lavoro solo moderatamente positivo, contraddetto dai valori negativi più consolidati dell’ultimo trimestre a cavallo tra i due anni. Continua il peggioramento della popolazione maschile nell’età di mezzo, rimane consistente l’esclusione dei più giovani, prosegue il calo dei lavoratori indipendenti, rimane elevato il tasso di inattività. La crescita non si traduce nella misura di incremento degli occupati che sarebbe auspicabile. Lo stesso sviluppo delle basse qualifiche rilevato nella recente indagine Istat confermerebbe la debolezza delle politiche pubbliche di investimento formativo.

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Bollettino ADAPT

Il mio canto libero – Torna di moda lo Stato?

Dal Bollettino ADAPT

La nuova legislatura appare caratterizzata da un radicale cambio dei paradigmi che hanno lungamente segnato la seconda vita repubblicana in Italia. Per oltre vent’anni la competizione politica si è sviluppata intorno ai principi del mercato con una sinistra che è arrivata ad esprimere perfino posizioni liberiste scavalcando talora un centrodestra preoccupato della coesione sociale. Con la “sola” eccezione di un sistema giudiziario sempre più imponderabile e invadente, il confronto si è largamente concentrato sulla riduzione del peso dello Stato in termini di spese e tasse. I risultati sono stati modesti ma il mood dominante ha impedito un peggioramento della situazione di partenza.

Ora la preoccupazione trainante, che influenza tutte le parti del nuovo assetto politico, sembra essere la protezione sociale intesa come ritorno allo Stato. Non solo quindi un maggiore peso della spesa corrente, quale si evince dalle promesse di allentamento delle rigidità del sistema previdenziale e di introduzione di un reddito di garanzia, ma anche una ricorrente richiesta di estensione delle strutture pubbliche.
Nelle stesse politiche del lavoro si riaffaccia la tesi di un potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego come se la consistente disoccupazione di lungo periodo o i bassi tassi di occupazione siano riconducibili alla loro carenza.

Eppure sembravano assodati i limiti impliciti nella ricorrente autoreferenzialità degli istituti dedicati all’orientamento, alla formazione e al collocamento di disoccupati e inoccupati. Da essi era derivata la convinzione che le risorse dovessero essere concentrate sulla domanda capacitandola attraverso l’uso sistemico di un virtuale assegno di ricollocamento da poter destinare liberamente alla offerta dei servizi ritenuti più efficaci da ciascun beneficiario. Ne deriverebbe un mercato competitivo di soggetti pubblici, privati e privato-sociali remunerati, almeno in parte, a risultato e in misura proporzionale alla difficoltà di collocamento.

La funzione pubblica dovrebbe preoccuparsi di garantire le infrastrutture di un trasparente mercato del lavoro a partire dal “fascicolo elettronico della vita attiva” di ciascun cittadino garantendone l’accesso agli operatori richiesti di aiutarlo. Qualcuno obietterà che nel Mezzogiorno le agenzie private sono meno presenti ma, da un lato, si svilupperebbero proprio in ragione dell’assegno e, dall’altro, si potrebbero rimuovere i frequenti ostacoli frapposti dalla legislazione regionale. In ogni modo, la sfida competitiva nell’interesse dei disoccupati dovrebbe essere raccolta anche dai soggetti della formazione in quanto tutti gli operatori dovrebbero convergere verso forme di collocamento mirato attraverso la riqualificazione delle competenze.

Gli stessi centri per l’impiego sarebbero sollecitati a misurarsi con la concorrenza e ad orientarsi ai risultati. Si tratta di stabilire se si vuole mettere al centro dell’azione pubblica la persona o se, ancora una volta, lo Stato pensa solo a se stesso.

 

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