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Occupazione giovanile e rapporti di lavoro

di Gabriele Fava

Incentivi per le assunzioni di giovani, semplificazioni dell’apprendistato, impulso ai tirocini e revisione delle “rigidità” introdotte dalla Riforma Fornero in materia di flessibilità in entrata. Sono queste le linee lungo cui si è mosso il Decreto-legge n. 76 del 28 giugno 2013 che ha come obbiettivo principale il rilancio dell’occupazione con particolare riferimento ai giovani. Per tali categorie di soggetti il Decreto introduce incentivi a favore dei datori di lavoro che assumano con contratto a tempo indeterminato lavoratori giovani dai 18 ai 29 anni; semplifica la disciplina del contratto di apprendistato professionalizzante ,oltre a rafforzare ed incentivare l’attivazione di tirocini formativi durante e dopo conseguimento del titolo di studio. Il Decreto, inoltre, contiene novità importanti anche in materia di rapporti di lavoro, sempre con lo scopo di sostenere l’occupazione in generale. Tra le più importanti si segnala, in primo luogo, la possibilità di prorogare il contratto a termine a-causale. Secondariamente, il Decreto assegna alla contrattazione collettiva, anche aziendale, la possibilità di estendere le ipotesi di a-causalità. Le nuove disposizioni, ancora, riducono il periodo cd di “stop and go” intercorrente tra la scadenza di un contratto a tempo determinato e la successiva riassunzione a termine del medesimo lavoratore: da 60 a 10 giorni per contratti inferiori a 6 mesi; da 90 a 20 giorni per quelli di durata superiore a 6 mesi. Modifiche anche per il contratti di lavoro intermittente (che potrà essere attivato con il limite delle 400 giornate nell’arco di tre anni solari) e per i contratti a progetto. Questi ultimi, in particolare, potranno essere attivati anche per l’esecuzione di lavori che richiedano di compiti meramente esecutivi o ripetitivi. Il divieto, quindi, d’ora in poi, riguarderà solo le attività che sia insieme esecutive e ripetitive. Il contratto a progetto, inoltre, dovrà contenere gli elementi di cui alla legge Biagi (indicazione della durata, luogo della disponibilità ecc.) ai fini della validità del contratto stesso essendo stato abrogato dal Decreto l’inciso secondo cui tali elementi dovevano valere ai soli “fini della prova”. Ancora, con riferimento al lavoro accessorio, viene eliminato, nella sua definizione, il riferimento al requisito dell’occasionalità, così da ricomprendere con tale contratto le sole attività lavorative che non danno luogo a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, con riferimento alla totalità dei committenti. Cambiamenti significativi anche in materia di licenziamenti: in caso di recesso per superamento del periodo di comporto, nonché per i licenziamenti e le interruzioni del rapporto di lavoro a tempo indeterminato in conseguenza di cambi di appalto e nel settore edile per completamento delle attività e chiusura del cantiere, non trova applicazione il tentativo obbligatorio di conciliazione di cui all’art. 7 L. 604/1966. Sul punto, viene inoltre chiarito che la procedura si conclude entro venti giorni dal momento in cui la Direzione territoriale del lavoro ha trasmesso la convocazione per l’incontro, fatta salva l’ipotesi in cui le parti, di comune avviso, non ritengano di proseguire la discussione finalizzata al raggiungimento di un accordo. Si tratta di un primo provvedimento che, nel complesso, va nella giusta direzione anche se molto ancora deve essere fatto non solo nell’ambito del diritto del lavoro, ma soprattutto sul lato della cd “crescita”, vera e propria leva per lo sviluppo dell’economia e, quindi, dell’occupazione in generale.

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