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Lavoro, persona, organizzazione e produttività: smart work o lavoro agile?

di Gabriele Fava*

Come si possono collegare tra loro: persona, lavoro, organizzazione e produttività nell’ambito della crisi del lavoro del nostro Paese? Con lo “smart working” forse?

Questa è sicuramente la domanda che tutti (studiosi, professionisti, politici, imprenditori, lavoratori, ecc.) si pongono nella ricerca di progetti di riforma volti alla regolamentazione di nuove forme di lavoro che possano valorizzare la persona, il lavoro, l’organizzazione e la produttività del nostro Paese.

L’ordinamento giuslavoristico italiano è molto “macchinoso”, basato su una regolamentazione del lavoro oltre misura, non di certo improntato alla flessibilità ed alla coniugazione di questi elementi.

Il sistema, improntato all’ipergarantismo del posto di lavoro, trascura e non riesce a controllare i livelli di produttività e performance del lavoratore, che, una volta assunto guarda alla salvaguardia del posto (oggi più di ieri sapendo che se lo perde non ne troverà un altro) più che alla qualità della sua prestazione; da qui l’inefficienza e la carenza di produttività.

Neppure la Riforma Fornero ci ha aiutati, la quale non ha abolito l’art. 18 ed ha introdotto un sistema sanzionatorio complicato e confuso (creando addirittura incertezze sullo stesso processo del lavoro), se si vuole alternativo alla reintegrazione ma senza escluderlo.

La soluzione: una radicale semplificazione del sistema.

Il lavoro è una parte fondamentale della vita delle persone, legato alla stabilità economica ma anche alla realizzazione ed al senso di appartenenza all’interno della società nel senso ampio del termine.

Al fine di favorire la ripresa dell’economia del nostro Paese, ogni progetto di novità dovrà avere come base la forte sinergia di lavoro, persona organizzazione e produttività, che sono gli elementi attorno ai quali ruota l’attività dell’impresa.

La competitività dell’impresa deve essere legata alla ricerca della massima produttività e di una crescita nel medio e lungo termine.

Mettere le persone nella condizione di lavorare al meglio (in libertà) significa avere una organizzazione del lavoro efficiente e, quindi, funzionale e produttiva.

Da qui, la proposta di legge sullo “smart working” o “lavoro agile”, che potrebbe rappresentare la vera e concreta apertura verso la tanto invocata flessibilità del lavoro.

Ciò permetterebbe di applicare in Italia una nuova filosofia del lavoro come elemento chiave in grado di dare alle aziende dei benefici in termini di produttività, competitività, di risparmio di tempo e taglio dei costi del personale; ai lavoratori, una qualità della vita migliore, potendosi quest’ultimi dedicare alle proprie famiglie; all’ambiente, una riduzione dell’inquinamento derivante dai mezzi di trasporto.

“Smart working”, insomma, per una struttura dell’azienda maggiormente collaborativa, flessibile e sociale, e, soprattutto, competitiva e produttiva.

*Avvocato giuslavorista

 

 

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