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#JobsAct o #JobsBack, i rischi di una norma che non segue la realtà

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Oltre un migliaio di tweet con l’hashtag #JobsBack, centinaia di visualizzazioni in streaming. Questi i numeri del convegno dal titolo “#JobsAct o #JobsBack? Perché è sbagliato cancellare la legge Biagi” organizzato da Adapt e dall’Associazione Amici di Marco Biagi.
Tanti gli interventi, tutti accomunati da una forte preoccupazione per le decisioni che il Consiglio dei Ministri del 20 febbraio prenderà sul tema dei contratti atipici. Il giudizio che è risuonato di più, condiviso da tutti i relatori in forme diverse, è che il governo si sta allontanando dalla realtà del mercato del lavoro italiano, convinto di poter risolvere con norme restrittive i problemi a cui non sa rispondere.

Nello stesso momento in cui il Ministro Poletti anticipava la volontà del governo di cancellare co.co.co e co.co.pro, è giunta una forte risposta da parte dei protagonisti del convegno.

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Maurizio Sacconi ha denunciato un tentativo “giacobino di costringere la realtà in determinati schemi attraverso le norme giuridiche”. Infatti “chi sceglie una tipologia contratto diversa da indeterminato non lo fa soltanto per eludere rigidità in uscita, ma per esigenze produttive” Il presidente della Commissione Lavoro del Senato si è detto convinto che “l’associazione in partecipazione è una forma di collaborazione del futuro ed è un peccato rinunciarvi”. Si è inoltre augurato che “chi rappresenta la realtà del lavoro venga ascoltato, perchè in un epoca di incertezze non ci si affidi ideologicamente solo al contratto subordinato a tempo indeterminato”.

Per Flavia Pasquini, vice-presidente della Commissione di Certificazione dell’Università di Modena e Reggio Emilia, “il legislatore ha una visione cristallizzata del mercato del lavoro, quasi una Pompei del diritto”, ricorda che “la caratteristica dei nuovi lavori è l’ubiquità, si lavora senza orario e senza luoghi precisi”. Il rischio principale, sottolinea, è che una stretta sulla parasubordinazione produrrà “più lavoro sommerso e fughe all’estero”. 

In seguito alle prime due relazioni hanno parlato a turno i rappresentanti delle associazioni che rappresentano le imprese che più utilizzano i contratti flessibili.
Il direttore centrale Politiche Lavoro e Welfare di Confcommercio Jole Vernola ha sottolineato come “la varietà delle tipologie contrattuali è un valore per le imprese e i lavoratori,” ricordando come il “contratto a tempo determinato in Italia costituisce il 13% dei contratti attivi”.

Per Angelo Candido, responsabile Relazioni Sindacali di Federalberghi, “il lavoro di oggi è per natura plurale, serve una cassetta degli attrezzi e non una sola forma contrattuale”. Ha ricordato poi che “il lavoro committente occupa una fascia del mercato completamente diversa da quella per cui si impiega solitamente il contratto a tempo indeterminato”.

Sono intervenuti anche esponenti della digital economy, nella figura di Elio Catania, presidente di Confidustria Digitale, e Ezio Lattanzio, presidente di Confindustria Intellect. Per Catania è fondamentale capire come oggi “si lavora per progetti, e dobbiamo adeguarci a questo”, posizione ribadita da Lattanzio per il quale i lavoratori che fanno consulenza knowledge intensive “hanno bisogno di vera flessibilità in entrata, non tanto in uscita”.

Secondo ASSIRM, ASSOCONTACT e UNIREC, la stretta sui contratti atipici “metterebbe a rischio un gran numero di posti di lavoro pari, complessivamente, a circa 75.000 collaboratori e, per un effetto domino, almeno 20.000 addetti subordinati che oggi operano presso le 550 Aziende operanti in Italia nei tre settori delle ricerche di mercato, dei call center e del recupero crediti”. Inoltre, secondo questa associazioni grande è il rischio di “uscita dal mercato di queste tipologie di aziende”.

Ha concluso il convegno il prof. Michele Tiraboschi che ha sottolineato che “il richiamo alla legge Biagi non è per nostalgici ma per richiamare una idea di progettualità“. Il docente ha ricordato come lo scopo di Adapt sia quello “di raccontare la realtà di un lavoro plurale, convocando le associazioni che dovrebbe convocare il governo nel momento di scrivere una legge” perchè “ci sono più di 50 sfumature di grigio tra il lavoro subordinato e il lavoro autonomo, ma questo viene spesso ignorato”, e spesso vengono ignorate. Ha poi sottolineato come le norme del governo “creano grandissime problematiche per l’assunzione dei giovani, in quanto gli incentivi sono generalizzati e non si interviene sul mondo dei tirocini”. La soluzione sarebbe almeno “far funzionare Garanzia Giovani, ma in questo caso i numeri sono uguali a quelli dell’intermediazione tra domanda e offerta in Italia, il 3%”.

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