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Indennità sostitutiva della reintegra anche con ripresa dell’attività lavorativa

di Gabriele Fava *

Il lavoratore illegittimamente licenziato potrà chiedere l’indennità sostitutiva della reintegra ai sensi dell’art. 18 L. 300/1970 indipendentemente dal fatto che, nelle more del giudizio, lo stesso abbia ripreso l’attività lavorativa con il precedente datore di lavoro. E’ questo il principio stabilito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 21452 del 18 giugno 2013. Ma analizziamo meglio la massima espressa dalla Corte non senza aver prima descritto i fatti di causa e la normativa sottesa. Un lavoratore agiva giudizialmente al fine di veder dichiarare illegittimo il licenziamento irrogato dal datore di lavoro. Nelle more del giudizio il rapporto di lavoro veniva ripristinato proseguendo anche dopo la sentenza che aveva dichiarato l’invalidità del recesso datoriale. Il lavoratore, quindi, chiedeva il riconoscimento dell’indennità sostituiva della reintegra che, tuttavia, non veniva pagata dalla società. Il prestatore di lavoro, quindi, ricorreva al Giudice per ottenere la predetta somma attraverso un decreto ingiuntivo la cui opposizione veniva rigettata dal Tribunale. In sede di appello, tuttavia, la sentenza veniva riformata. Il lavoratore proponeva, quindi, ricorso in Cassazione sostenendo che il rapporto di lavoro non fosse stato ripristinato, ma semplicemente ripreso in termini di precarietà e temporaneità in attesa della definizione del giudizio di merito. La Suprema Corte, facendo riferimento all’art. 18 L. 300/1970 (secondo la precedente formulazione di cui alla L. 92/2012), ha osservato come il diritto del lavoratore di richiedere l’indennità sostitutiva della reintegra si fondi sulla sentenza che dichiari illegittimo il licenziamento. Pertanto, prosegue la Corte di Cassazione, la ripresa dell’attività lavorativa durante il giudizio di accertamento della validità del recesso datoriale non estingue il diritto del prestatore di lavoro ad essere indennizzato, salvo vi sia prova che le parti, anche in via di fatto, si siano accordate per ripristinare la situazione contrattuale precedente. Il principio espresso dalla Corte assume una certa importanza anche in relazione al nuovo art. 18 L. 300/1970. Com’è noto, infatti, l’attuale art. 18 prevede che la richiesta di indennità debba essere formulata entro 30 giorni dal deposito della sentenza o dall’invito del datore di lavoro a riprendere, se anteriore alla comunicazione del deposito della sentenza. Comparando il dato normativo postumo alla riforma con il testo precedente ci si avvede che il precetto ivi contenuto non sia stato oggetto di modifica, salva la circostanza che il termine di 30 giorni per richiedere l’indennità sostitutiva del reintegra decorre anche dall’invito del datore di lavoro di riprendere il servizio. In questo senso, quindi, il principio espresso dal giudice di legittimità è applicabile anche alle fattispecie intercorse successivamente all’entrata in vigore del nuovo articolo 18 L. 300/1970 essendo rimasto invariata la normativa applicabile.

*Avvocato giuslavorista

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