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Il mio canto libero/ Salari minimi e mediani: soluzioni osservando la realtà

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Il tema dei salari minimi e mediani merita una attenzione sincera e perciò sottratta alla deformazione pre-elettorale. Nel nostro mercato del lavoro regredito si manifestano a questo proposito ben cinque ordini di patologie. Molti lavoratori subordinati sono ancora costretti in una dimensione sommersa soprattutto – ma non solo – nel mezzogiorno. Altri lavoratori dipendenti soggiaciono al ricatto di chi li costringe a restituire una parte del salario dichiarato. Molti lavoratori autonomi, inclusi taluni professionisti ordinistici, sono remunerati poco o nulla nel nome del libero mercato. Larghissima parte dei lavoratori subordinati non partecipano dei risultati aziendali attraverso premi variabili a causa di una contrattazione centralizzata invasiva che è stata sostenuta dall’ideologia dell’egualitarismo e dall’opportunismo datoriale. A tutto ciò dobbiamo aggiungere il fenomeno crescente dei lavoratori poveri in quanto involontari part-timers. In questo contesto non appaiono efficaci alcune soluzioni ipotizzate. La definizione di un salario minimo di legge per i soli lavoratori subordinati non coperti dalla contrattazione collettiva ( il 15% circa del totale) è quantomeno superflua perche’ la giurisprudenza ha sempre ritenuto il datore di lavoro obbligato ad applicare il contratto collettivo più prossimo . L’idea di un salario minimo europeo generalizzato confligge con le profonde differenze economiche e sociali tra Paesi come la Germania ed altri come la Romania. La applicazione a tutte le collaborazioni delle tutele proprie della subordinazione, a partire dalla paga oraria dei contratti collettivi, non corrisponde alle stesse esigenze dei prestatori autenticamente indipendenti e può far sommergere molti lavori. Meglio quindi lasciare alla legge innanzitutto la definizione di un equo compenso per i lavoratori indipendenti in base agli usi rilevabili dal sistema delle Camere di Commercio. Su questa base potrebbero prodursi poi accordi economici collettivi tra associazioni di committenti e di prestatori autonomi sul modello degli agenti di commercio. Meglio potenziare le capacità della contrattazione collettiva di ogni livello per i lavoratori subordinati anche attraverso l’ampliamento della quota di salario premiale detassata. Necessaria una maggiore capacità ispettiva e un migliore controllo sociale contro le illegalità. Indispensabile la ripresa della crescita della economia e la sua traduzione efficiente in ore lavorate (anche nel mezzogiorno) se vogliano riattivare il circolo virtuoso dei redditi e dei consumi che ha come presupposto un clima di fiducia e di vitalità.


Maurizio Sacconi

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