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Il mio canto libero/ Piattaforma metalmeccanici e propensioni centraliste

Pubblicato su Bollettino ADAPT

In questi giorni le organizzazioni sindacali più rappresentative dei lavoratori metalmeccanici hanno presentato una piattaforma unitaria per il rinnovo contrattuale. Da più parti il contratto della maggiore categoria produttiva, ora prossimo a scadenza, è stato considerato particolarmente innovativo perché ha stabilito una netta separazione tra ciò che fa i lavoratori uguali (diritto alla conoscenza, welfare integrativo, recupero dell’inflazione) e ciò che li differenzia in relazione agli andamenti aziendali, allo specifico contributo ai risultati dell’impresa, allo sviluppo delle capacità personali. L’impostazione fortemente sussidiaria avrebbe dovuto quindi essere accompagnata da una diffusione della contrattazione aziendale che si è invece prodotta in misura inferiore alle attese, soprattutto nelle piccole imprese. Questo esito ha legittimato la richiesta di un robusto aumento generalizzato dei salari in un sistema produttivo fortemente differenziato al suo interno e non a caso ridimensionato per la cessazione di molte attività marginali. Nondimeno, l’insufficiente ridisegno degli inquadramenti attraverso la contrattazione di prossimità ha indotto la richiesta sindacale di nuove regole nazionali, incluse procedure di tutela del salario dei lavoratori in presenza di incrementi professionali. Insomma, anche nel settore che era parso più innovativo, si manifestano spinte al riaccentramento delle relazioni collettive di lavoro. Non a caso il segretario della Cgil ha recentemente chiesto la detassazione degli aumenti retributivi disposti dai contratti nazionali a dispetto di quel differenziale nelle aliquote che avrebbe dovuto incoraggiare le erogazioni premiali in azienda. Peccato che l’accentramento, ovviamente più semplice, mortifica quella attitudine (più faticosa ma più redditizia) a gestire il cambiamento nelle diverse circostanze di impresa, di merceologia, di territorio e a dare valore a ciascuna persona al lavoro. L’ideologia egualitarista combinata con la difesa corporativa di alcuni ruoli confederali fa trascurare le moderne tutele dei lavoratori e la competitività delle imprese. E nella stessa dimensione sociale e politica, l’insicurezza del tempo che viviamo conduce spesso alla illusione dei vecchi meccanismi generalizzati di difesa. Cassa integrazione, reddito garantito, prepensionamenti, regole rigide per licenziamenti collettivi e individuali, protezioni dal sottoinquadramento formale, aumenti salariali uguali e modesti, scala mobile, sono attrezzi che abbiamo conosciuto e utilizzato in un tempo stabile di produzioni seriali. Ora la crescita collettiva e individuale sollecitano adattivita’ tra le parti nelle diverse situazioni e impegno per innovare. Le macchine, le persone e la loro migliore interazione.

Maurizio Sacconi

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