Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Opporre la crescita (della domanda interna) alla fuga dal lavoro.

pubblicato su Bollettino Adapt.

Con il provvedimento varato dal consiglio dei ministri il governo ha soddisfatto il principale impegno elettorale delle forze politiche che lo compongono. Le due misure non sembrano corrispondere ad una visione condivisa perché ne riflettono le differenze progettuali e il diverso radicamento territoriale. Nei giorni precedenti la Casaleggio Associati ha diffuso un video sulla “fine del lavoro” con il quale legge deterministicamente l’evoluzione delle tecnologie e con esse delle produzioni e dell’occupazione. Come è stato da molti rilevato, questa quarta rivoluzione ha tali caratteristiche di velocità e imprevedibilità da non consentire previsioni di medio-lungo termine e, in ogni caso, merita di essere analizzata secondo un approccio olistico – e non solo industriale – per immaginare i cambiamenti complessivi nella società, l’emersione di nuove domande, l’impatto sul lavoro e sulle competenze. Lo stesso Rapporto del Forum Economico Mondiale, che nelle precedenti edizioni tanto si era esercitato sul futuro, quest’anno si concentra sui rischi globali del 2019. E quindi proprio guardando al breve periodo e alle prospettive di rallentamento delle economie, può essere utile considerare il concreto pericolo di una combinazione tra forti politiche distributive – che pure hanno una loro giustificazione – e un andamento recessivo della nostra capacita’ di produrre ricchezza e lavoro. Non dimentichiamo che la classifica OCSE per il terzo trimestre 2018 ci ha considerato l’unico Paese dell’eurozona con (un già basso) tasso di occupazione in discesa. Merita quindi un confronto straordinario tra istituzioni e corpi sociali il tema dello sviluppo, dei modi con cui opporre alla diminuzione della domanda estera la crescita di quella interna a partire dagli investimenti. Una nuova fase di dialogo sociale potrebbe in primo luogo concentrarsi sulla ripresa delle costruzioni, sulla veloce modernizzazione della logistica, su piani formativi straordinari per l’alfabetizzazione digitale e per sostenere figure professionali carenti come gli addetti ai servizi di cura. Dalle opere pubbliche al mercato immobiliare un buon colpo di frusta, fatto di meno vincoli regolatori e di meno tasse municipali, può risvegliare un settore da cui nessuna economia può prescindere. Tanto meno il nostro Mezzogiorno. Così come lo sviluppo della logistica in generale e di quella distributiva in particolare costituisce il necessario volano per i consumi interni. Una veloce pianificazione di atttivita’ formative di breve periodo e manifestamente necessarie può attenuare l’assurdo mismatching delle competenze. Questi ed altri interventi immediati, anche nel quadro di bilancio da poco approvato, possono risultare anticiclici. Culturalmente prima ancora che economicamente. Altrimenti tutto si scaricherà sul circolo vizioso della illusoria fuga dal lavoro.
Maurizio Sacconi

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