ddl semplificazione

Il mio canto libero/ Nuovi Codici? Meglio un approccio non per regole ma per obiettivi

pubblicato su Bollettino ADAPT

Risultati immagini per maurizio sacconiSembra ormai prossimo l’esame da parte del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge che, a memoria, non ha precedenti nell’età repubblicana. Si tratta di un provvedimento con cui il Parlamento dovrebbe delegare il governo a a semplificare,  riordinare  e riunire in codici (non meramente compilativi) tutta la complessa e stratificata legislazione italiana, dalle regole operative della pubblica amministrazione al diritto tributario, dall’agricoltura al turismo, dalle attività economiche alla società dell’informazione, dalle reti tradizionali a quelle “nuove”, dal governo del territorio alle fonti rinnovabili, dalla tutela della salute alle politiche assistenziali, dall’istruzione al lavoro e alla previdenza. Gli obiettivi sono nobili e condivisibili a partire da un principio generale di delega secondo il quale vanno abrogate tutte le disposizioni “ che costituiscono livello di regolazione superiore a quello minimo richiesto dalla normativa europea” anche se poi si aggiunge “… salvo che la loro perdurante necessità sia motivata..”. Gli estensori del DDL appaiono preoccupati dell’impatto della vigente regolazione sulle persone fisiche e giuridiche in quanto evidente ragione di rattrappimento della società e dell’economia in Italia. Da tempo si avverte la necessità di una drastica semplificazione che tuttavia, quando è stata tentata, ha tendenzialmente prodotto ulteriori complessità. 

D’altronde, una comunità insicura tende ad invocare di fronte alle patologie, anche estreme, nuovi presidi in termini di vincoli e di sanzioni penali che li sostengono. E conseguentemente, la burocrazia si fa “difensiva” per paura delle possibili conseguenze dei propri atti. La complessità nasce infatti non dall’imperizia del regolatore ma dalla sua discutibile scelta di tutelare interessi ritenuti rilevanti con una norma in più. In questo contesto diventano quindi legittime le preoccupazioni indotte da questa poderosa operazione di riscrittura normativa. Conviene ripensare la regolazione pubblicistica senza un preventivo ridisegno industriale delle Amministrazioni quale è consentito dalle nuove tecnologie? Inoltre, il testo di delega che è circolato non sembra dettagliato nei principi e nei criteri di redazione dei decreti legislativi. Si deve pertanto presumere che, ad esempio in materia di lavoro,  lo stesso gruppo di esperti che ha redatto il “decreto dignità” sarà capacitato di riformulare tutta la disciplina dei rapporti di lavoro nella quale anche una virgola può determinare una diversa propensione ad intraprendere e ad assumere. Sarebbe quindi forse più opportuno promuovere il lavoro attraverso un approccio per obiettivi, a partire da quelli inerenti un drastico innalzamento delle capacità e delle abilità dei giovani intrappolati nella inoccupazione e degli adulti a rischio di esclusione per il superamento delle produzioni seriali. Una generale moratoria della novazione legislativa indurrebbe infatti a resistere alla tentazione di nuove complicazioni e a concentrare l’impegno nelle azioni concrete per una maggiore competitività e qualità del nostro sistema Paese.

Maurizio Sacconi

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