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Il mio canto libero/ Neet: azioni urgenti per alternanza e apprendistato

pubblicato su Bollettino Adapt

Vale la pena ritornare sul fenomeno dei Neet, i giovani che non studiano, non lavorano e nemmeno seguono un percorso formativo, nel momento in cui Unicef Italia certifica il nostro triste primato. Perfino sulla Grecia. In questo dato statistico si concentrano molti dei fattori che spiegano il declino italiano. In primo luogo, tanta esclusione dalla società attiva risulta ancor più odiosa se confrontata con la progressiva riduzione delle coorti giovanili a causa del rattrappimento demografico. Gia’ pochi, i nostri giovani appaiono così significativamente “scartati” dall’insuccesso di molte politiche pubbliche. La prima causa appare riconducibile al nostro disastro educativo, quale si è prodotto a partire dagli infausti anni ‘70 le cui ideologie hanno depositato corporativismo e separazione con il lavoro. È insufficiente il numero dei laureati ma, secondo la ricerca, vi sarebbe tra i Neet anche un 11% di giovani con un titolo di laurea a dimostrazione della dequalificazione di tanti percorsi universitari. D’altronde, basta pensare al modo autoreferenziale con cui sono stati applicati i nuovi moduli introdotti dalla riforma Berlinguer con lo scopo (sic) di anticipare l’incontro con il mercato del lavoro. Per non parlare della liceizzazione delle scuole secondarie e della loro faticosa apertura al dialogo con le imprese. Il successo, al contrario, degli ITS (pochi) è la controprova più evidente degli errori compiuti. Se poi consideriamo il profondo divario territoriale e le percentuali record di esclusi nelle Regioni del Mezzogiorno, appaiono ancor più angoscianti non solo il presente ma anche le prospettive. L’ennesima statistica negativa serva a riproporre almeno due azioni. Da un lato il ripristino di un maggiore numero di ore dedicate alla alternanza scuola-lavoro. È dei giorni scorsi la sottoscrizione di un buon accordo tra Federmeccanica e Regione Toscana per il potenziamento dei percorsi trasversali e di orientamento negli istituti tecnici e professionali. La Regione finanzierà progetti dedicati a recuperare le 200 ore di alternanza che sono state tagliate, riportando a 400 ore il monte complessivo per l’integrazione tra apprendimento teorico e pratico. Federmeccanica è l’organizzazione imprenditoriale che aveva promosso una petizione popolare a questo scopo. La seconda iniziativa dovrebbe riguardare l’apprendistato. Ne hanno parlato tanto il presidente del Consiglio quanto il ministro del lavoro. Sarebbe sufficiente che il governo non proseguisse la politica di “cannibalizzazione” di questo istituto attraverso gli incentivi ai contratti permanenti. Le tre tipologie di apprendistato meritano sempre un trattamento privilegiato nei rapporti di lavoro dei giovani perché virtuosamente consentono di recuperare l’abbandono precoce degli studi, di integrare anche successivamente i percorsi esclusivamente teorici, di accompagnare al lavoro percorsi di ricerca e di alta formazione. Gia queste scelte, tutto sommato facili, darebbero un significativo contributo positivo. In attesa che qualcuno abbia il coraggio di aggredire le corporazioni del nostro sistema educativo.

Maurizio Sacconi

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