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Il mio canto libero – Marco Biagi, ovvero l’ansia dei risultati

Dal Bollettino ADAPT

Avverto il dovere, ogni anno in occasione dell’anniversario della morte, di dare testimonianza del senso e del metodo dell’opera di Marco Biagi dal punto di vista di chi si avvalse della sua collaborazione in quel tempo maledetto. Mi fa piacere farlo in questo bollettino perché corrisponde ad un ambiente in cui operano e si formano molti giovani in barse al suo insegnamento.

Con il libro bianco sul mercato del lavoro egli introduce nel dibattito italiano l’ansia dei risultati in termini di tassi di occupazione generale e specifici per segmenti sociali e per territori, di assorbimento della forte dimensione di lavoro sommerso, di riduzione dei tassi di disoccupazione di lungo periodo. È una sorta di messa in mora dei decisori istituzionali e sociali in modo che leggi, contratti, politiche pubbliche si confrontino sempre con gli esiti quantitativi che determinano. È anche il modo per dire ad un vecchio mondo lavoristico che deve finire il tempo dei “pochi ma buoni” nel mercato regolare mentre molti rischiano di esserne permanentemente esclusi.

Interessano poco le stesse buone pratiche se confinate in nicchie dalle quali non si propagano. Marco vuole i grandi numeri perché sono persone che hanno il diritto di essere incluse e di vivere una vita buona fatta di lavoro, affetti e riposo. L’obiettivo dei better jobs è implicito nella emersione dei lavori irregolari e nell’investimento formativo per la occupabilità da garantire a tutti. Il contrasto dell’esclusione e della precarietà è proprio nelle conoscenze e competenze e non nella tipologia contrattuale in sé. Dovremo peraltro riparlare dell’art.18 e dei contratti a progetto che tanto hanno influenzato i giudizi su di lui e la sentenza dei suoi assassini. Lo potremo fare se e quando vi sarà un quadro politico coeso e consapevole, volenteroso di produrre “more and better jobs” attraverso la crescita diffusa e un ecosistema formativo, libero dalle vecchie ideologie e dalle rozze parole d’ordine della rete, capace di parlare con i fatti ai più deboli.

Nel frattempo possiamo proseguire il suo compito educativo. Anche nei confronti degli attori del dialogo sociale perché possono fare molto se vogliono sperimentare con coraggio soluzioni nuove, soprattutto in prossimità. Pigrizie ed autoreferenzialità indicherebbero anche indifferenza al suo lascito.

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