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Il mio canto libero/ Manovra economica: priorità a produttività, professionalità, salari

pubblicato su Bollettino ADAPT

Nelle quotidiane turbolenze della attività di governo compaiono carsicamente i temi del lavoro. Legittimamente tutti ascoltano tutti ma dai due lati dei tavoli si ripropongono posizioni diversificate, spesso segnate da approcci astratti o autoreferenziali. Cerchiamo di mettere un po’ di ordine. L’esperienza insegna che la riduzione del costo indiretto del lavoro può dare risultati duraturi solo se strutturale. La politica degli incentivi smodati avviata nella trascorsa legislatura, e in parte riprodotta in quella corrente, da luogo invece ad effetti temporanei. Vi sono evidenti margini per avvicinare alcune forme di prelievo alle prestazioni attese. Così è per le tariffe Inail, per la malattia, per gli ammortizzatori sociali. Questa riduzione è giusta e necessaria in se’ e non solo per accompagnare l’introduzione legislativa del salario minimo. A questo proposito, governo e maggioranza dovranno definire più esattamente cosa comprendere nei nove euro ipotizzati ( e per ragioni politiche non più modificabili ) in modo da non discostarsi troppo dalla misura identificata dai grandi contratti collettivi. Ma i problemi più rilevanti continuano a riguardare la crescita della produttività, della professionalità e dei salari mediani. E questo esito auspicabile passa inevitabilmente per la contrattazione di prossimità, li ove lo scambio è effettivamente praticabile. Il che ci riporta alla detassazione di tutti gli incrementi retributivi virtuosamente convenuti nella dimensione aziendale e territoriale. Ne hanno parlato Ugl e Cisl per superare le complessità ed i limiti della attuale disciplina. Una flat tax minima generalizzata determinerebbe infatti la convenienza di rimettere a questi accordi la definizione dei livelli salariali e, nondimeno, il superamento delle mansioni e degli inquadramenti (di cui ai contratti nazionali) in un contesto di trasformazione della organizzazione delle produzioni che non tollera più le vecchie segmentazioni legate ai modelli fondisti. Ciascuna impresa peraltro presenta caratteristiche originali che richiedono soluzioni coerenti con esse e in ogni caso non più statiche ma dinamiche. Questo tema si lega a quello dello sviluppo della professionalità che richiederebbe in primo luogo un piano straordinario di alfabetizzazione digitale. Quanto alla efficacia erga omnes dei contratti, il nodo vero dovrebbe essere quello di garantirla agli accordi di prossimità che ora ne godono solo quando sono realizzati secondo le disposizioni dell’art.8 della L. 248/11. Non sembra infine esaurita la voglia ideologica, partendo dai riders e andando ben oltre, di applicare a tutte, dicesi tutte, le prestazioni lavorative le regole della subordinazione perché tutte organizzate dal committente. Insomma, se il governo sopravviverà, è auspicabile che la manovra non costituisca strumento per soddisfare pulsioni ideologiche o corporative perché in gioco è la ripresa di vitalità della nazione.

Maurizio Sacconi
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