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Il mio canto libero/ Manovra depressiva o espansiva?

pubblicato su Bollettino ADAPT


Giustamente gli analisti cercano di comprendere in che misura la manovra economica del nuovo governo si rivelerà effettivamente espansiva e, come tale, anticiclica. Recentemente Mario Draghi, lasciando la guida della BCE, ha invitato i Paesi dell’Unione a sostenere la crescita attraverso gli strumenti di bilancio anche se contestualmente ha esortato gli indebitati a tenere i conti in ordine. La Commissione peraltro appare ora più consapevole delle esigenze di coesione sociale interna a ciascuna nazione dopo l’autocritica sulla gestione della crisi in Grecia e le forti pressioni elettorali ostili alla burocrazia europea.

L’Italia si trova quindi a dover ottemperare a tutte e tre le esigenze: crescita, stabilità, coesione sociale. E a farlo senza le tradizionali fasi in successione cronologica perché la diffidenza sulle promesse future è già elevata. Dato per scontato un pur flessibile vincolo in termini di disavanzo, si tratterà di analizzare non solo il rapporto tra spesa corrente e spesa in conto capitale ma anche la composizione della stessa spesa corrente. Questa potrebbe essere produttiva se concentrata sull’incremento demografico e sull’educazione. O assistenziale, se rivolta prevalentemente a sostenere la povertà, le pensioni, gli stipendi del pubblico impiego e lo stesso salario dei lavoratori del settore privato ove non collegata alla maggiore inclusione, efficienza e produttività. Il reddito di cittadinanza merita correzioni perché non produca lo scoraggiamento del lavoro.

Nel lavoro pubblico sarebbe opportuna una riflessione sui contratti nazionali di settore perché solo nei singoli enti o aziende si possono realizzare scambi virtuosi favoriti dalla rivoluzione cognitiva. La riduzione del cuneo fiscale può essere indifferenziata o rivolta a premiare gli accordi aziendali e l’apprendistato. Si, perché solo un differenziale tributario e contributivo potrebbe incoraggiare i contratti collettivi di prossimità dedicati a migliorare la partecipazione dei lavoratori all’uso delle nuove tecnologie e i contratti a causa mista per l’ingresso dei giovani nella produzione. Quanto poi agli investimenti, a nulla servirebbero i maggiori accantonamenti se non vi sarà contestualmente la revisione delle regole sugli appalti.

Infine, la pressione tributaria potrebbe crescere per effetto della lotta all’evasione ma questa, certamente necessaria, avrà senso se non sarà molesta sulle micro imprese e se alimenterà un fondo per finanziare la contestuale riduzione delle aliquote sulle imprese e sul lavoro. Insomma, nulla è ancora scontato ma le premesse non sono incoraggianti.

Maurizio Sacconi

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