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Il mio canto libero/ Il pericolo del massimo ribasso nei rapporti commerciali

pubblicato su Bollettino ADAPT

L’osservazione della realtà, criterio fondamentale per il disegno delle politiche pubbliche, dovrebbe condurre i decisori a constatare l’ulteriore accelerazione nel tempo recente del circolo vizioso che conduce al “massimo ribasso” nelle relazioni commerciali tra pubblico e privato come tra privato e privato. L’apice è stato raggiunto da quegli enti pubblici che hanno preteso nei bandi di gara prestazioni gratuite da parte di professionisti ordinistici. Ne conseguono il peggioramento della qualità dei beni e servizi prodotti  ed il deterioramento dello stesso mercato del lavoro. Ciò si pone in aperta, ma largamente accettata, contraddizione con la retorica del BES (benessere equo e sostenibile), con la diffusione dei codici CSR (corporate social responsability) nell’impresa, con la rivalutazione politica dello Stato quale garante di buoni servizi di pubblico interesse, con la pretesa difesa degli utenti e dei consumatori. Questo “ribassismo” diffuso potrebbe originare non tanto dalle pressioni competitive o dai vincoli di finanza pubblica quanto dalla incapacità, nel pubblico come nel privato, di reagire ai grandi cambiamenti rimettendo in discussione i consolidati modelli organizzativi. Basti pensare a quelle aziende socio-sanitarie che continuano a mantenere in vita ospedali marginali che offrono standard qualitativi al di sotto dei minimi definiti dallo stesso decreto ministeriale in materia e rappresentano un pericolo immanente per i malati acuti che vi vengono ricoverati. In un sistema complessivamente irrigidito ciascuno abusa del rapporto di forza favorevole con il suo  interlocutore commerciale per strozzarlo,  questi accetta condizioni capestro nella illusione di sopravvivere un minuto in più dei concorrenti, gli uni e gli altri  rinunciano alla ricerca dell’efficienza perché richiede un faticoso ( e impopolare) lavoro di scomposizione e ricomposizione dei fattori della propria organizzazione. Insomma, nel Paese della “grande bellezza”, si sta affermando la prassi del “bruttezza conveniente”. Vittima sacrificale specifica di questa assenza di prospettiva e delle economie di giornata è in particolare la manutenzione come possiamo spesso constatare. Tutto ciò si riverbera sulla qualità e sulla remunerazione di molti rapporti di lavoro in una discesa continua verso il lavoro povero. Ovviamente ci si lamenta di questo esito ma senza invocare quel cambiamento a monte che potrebbe generare il circolo virtuoso della crescita da distribuire equamente.

Maurizio Sacconi

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