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Il mio canto libero/ Giorni caldi per trasporti e manovra. Marchionne non si dimentica.

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Settimana calda segnata, quanto ai temi del lavoro, dall’anniversario della morte di Marchionne, da discutibili scioperi nei settori del trasporto, dal confronto interno alla maggioranza sulla prossima manovra di bilancio.

Sergio Marchionne ebbe una visione circa il mercato globale dell’auto e la collocazione in esso del gruppo Fiat. Ma soprattutto ebbe il coraggio di prendere decisioni conseguenti. Anche nelle relazioni industriali. Fu tra i pochi che nel dopoguerra tra il quieto vivere subendo il veto del sindacato conservatore e il faticoso scontro pur di cogliere le opportunità, scelse la seconda strada. Non ci sono accordi separati dei quali avere pentimento. Tanto ciò è vero quanto più se ne considerano gli esiti rivelatisi sempre altamente positivi e irreversibili. Dopo il rifiuto di Confindustria dell’art.8, uscì dalla Confederazione.

Le fermate nei trasporti dei giorni scorsi ripropongono un nodo essenziale per l’equilibrio tra diritto allo sciopero e diritto alla mobilità. Si tratta di prendere una decisione su tutte come ipotizzo’ un ddl governativo del 2011 e come ha riproposto il presidente della “Commissione di Garanzia”. I lavoratori di questo settore dovrebbero comunicare con un congruo anticipo l’adesione allo sciopero così da consentire una informazione affidabile agli utenti sui vettori operativi. Certo, verrebbe meno il danno improprio ai cittadini determinato dall’incertezza e si verificherebbe in modo inconfutabile l’effettiva percentuale di adesione.

Continuano le schermaglie sulla manovra senza un solido impegno per la crescita dei salari mediani, ovvero quelli largamente erogati. L’importante è fare scelte strutturali perché, ancor più in un tempo nel quale gli equilibri politici appaiono molto precari, ogni misura congiunturale non incentiva comportamenti duraturi e non produce gli effetti attesi sui redditi.

Maurizio Sacconi

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