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Il mio canto libero/ Dopo il voto, una nazione al bivio

Pubblicato su Bollettino Adapt

Con la fine della concitata apnea elettorale riprendono le agende del Parlamento e del Governo. Incombe la legge di Bilancio con la faticosa coniugazione degli obiettivi di crescita e di stabilità. Saranno i nuovi equilibri europei e la composizione della Commissione a stabilire nel breve termine il grado di rigidità dei vincoli dellUnione come, nel medio periodo, la possibilità di una riforma degli  stessi Patti comuni in funzione di una maggiore attenzione allo sviluppo economico e sociale. Sul piano interno si tratta di comprendere se e in che misura maggioranza e governo riusciranno a sbottigliare i tanti fattori di ostruzione delle nostre capacità di crescita che si sono accumulati in lunghi anni. Anac e codice degli appalti non sono di questa legislatura. Le funzioni pubbliche e la società si sono tuttavia ancor più irrigidite a causa di una crescente penalizzazione dei comportamenti e di una conseguente fuga collettiva dalla responsabilità. Prevale la paura del decidere e del fare. Le regole sono complesse e la loro  applicazione è ancor più incerta. La propensione ad assumere è frenata dalla sfiducia nel futuro. La stessa promessa di ulteriori incentivi ai contratti permanenti poco vale in un clima negativo. Il nostro dualismo territoriale si è drammaticamente aggravato perché il Sud è la prima vittima di questo rattrappimento diffuso. Potremmo davvero essere ad un bivio tra ulteriori rigidità destinate a fare di noi un Paese capace solo di esportare merci, capitali, giovani e nuove flessibilita dedicate a rianimare la residua attitudine ad intraprendere. Riforme mirate della legislazione penale, maggiori certezze nei criteri di accertamento del danno erariale, più robuste correzioni del codice degli appalti, riduzioni della pressione fiscale si dovrebbero coniugare con  la devoluzione di funzioni alla società, un più deciso riconoscimento del ruolo dei territori, lo spostamento del baricentro contrattuale del lavoro, la detassazione “secca” di tutti gli incrementi retributivi dei lavoratori in prossimità’, il contenimento delle patrimoniali comunali sugli immobili, un regionalismo a geometria variabile unificante in quanto risulti premio all’efficienza e tutela dei cittadini dall’inefficienza. Su tutto deve prevalere l’idea di una nazione libera, vitale, responsabile rispetto a quella di una società sotto tutela perché fatta di potenziali corrotti, controllati in ogni loro atto minuto. Nel primo caso si devono applicare i principi costituzionali di sussidiarietà e di decentramento, nel secondo caso sono destinate ad affermarsi ulteriori forme di statalismo e  di centralismo. Gli stessi corpi sociali sono ad un bivio tra modelli centralizzati o neo-corporativi perché pubblisticamente regolati da un lato e la capacità, dall’altro, di rigenerare la rappresentanza nelle filiere produttive, nei territori, nelle aziende come soggetti liberi e trasparenti. Hic Rhodus, hic salta.

Maurizio Sacconi

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