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Il mio canto libero/ Covip: più regole e nuovi compiti

Pubblicato su Bollettino Adapt

Nei giorni scorsi il presidente della Covip ha reso la relazione annuale sulla attività della commissione di vigilanza segnalando la urgenza di disposizioni interministeriali sugli investimenti delle Casse previdenziali e la necessità di ampliare i partecipanti ai fondi bilaterali di fonte contrattuale. Nel 2011 il governo, dopo avere più volte evidenziato come le Casse dei professionisti fossero sottratte alle garanzie prudenziali di  stabilità dei fondi pensione, inserì in un decreto legge l’attribuzione alla Covip del compito di vigilare sui loro investimenti finanziari e sulla composizione del patrimonio di ciascuna di esse. Nello stesso provvedimento si fece rinvio ad un decreto congiunto del Mef e del Ministero del Lavoro per una disciplina della asset allocation analoga a quella già vigente per i fondi pensione entro i sei mesi successivi. Da allora nulla è stato prodotto con una evidente asimmetria tra la gestione più regolata delle forme di previdenza complementare su base volontaria rispetto a quella degli enti dei professionisti su base obbligatoria. Bene quindi il richiamo della Commissione. Altrettanto condivisibile è la raccomandazione relativa ai modi con cui favorire le adesioni, soprattutto dei più giovani, ai fondi previdenziali. Toccherà in primo luogo alle parti sociali individuare reti di promotori analoghe a quelle che sollecitano, con buoni risultati, le adesioni ai Piani Individuali utilizzando anche le possibilità di dialogo a distanza. Una regolazione più flessibile dei benefici fiscali sarebbe peraltro utile. Lo sviluppo della sanità integrativa e la prospettiva di forme di sostegno monetario nel caso di non autosufficienza propongono nondimeno l’esigenza di modalità di vigilanza coerenti con i diversi criteri di gestione. Anche il metodo della ripartizione (sanità) e quello della capitalizzazione solidale (assistenza) richiedono infatti regole di stabilità e vigilanza invasiva perché la crisi anche di un solo operatore avrebbe effetti devastanti su un fenomeno ancora embrionale. Non possiamo infatti rinunciare all’obiettivo ambizioso di avvicinare all’universalità anche il welfare complementare allungandolo allo stesso tempo dalla culla (dei familiari) alla tomba. Esso rappresenta ormai la principale giustificazione di contratti nazionali che per tutto il resto dovrebbero rispettare il primato della contrattazione di prossimità.

Maurizio Sacconi

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