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Il mio canto libero/ Coronavirus: potremo uscirne migliori perché più consapevoli.

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La pandemia del Coronavirus ha messo in evidenza la diffusa propensione a leggere le nuove problematiche con le vecchie categorie. E soprattutto a volerle risolvere con le vecchie metodologie. Consoliamoci tuttavia almeno per un profilo. Usciremo cambiati, diversi,rispetto al modo con cui siamo entrati in questo tunnel. Anche se molti continuano a considerare il contagio virale un evento straordinario, sono forse già più numerosi coloro che cominciano a realizzare quanto si tratti di un evento “normale” in un mondo interconnesso. Da domani dovremo predisporre piani di emergenza nella dimensione globale come in quella europea. E gli accordi multilaterali dovranno contemporaneamente riguardare il libero scambio, la salute pubblica, i diritti basici e l’ambiente. La variabile sanitaria non potrà che essere parte delle nostre scelte di vita e di produzione. La scienza si conferma necessaria ma non sufficiente perché è nondimeno importante la responsabilità delle persone. È evidente la rivalutazione dei prodotti monouso la cui sicurezza è infinitamente superiore alle borracce non sempre lavate quanto necessario. E questo non significherebbe trascurare i parametri ambientali ma affrontarli sulla base di un bilancio equilibrato di tutti i parametri del benessere comune. Le opere pubbliche, tanto necessarie per lo sviluppo anche in costanza di criticità, si devono realizzare ovunque e sempre con le modalità semplificate del ponte Morandi.  Così come le catene globali del valore dovranno essere ripensate per evitare le possibili crisi di produzione per carenza di materie prime o semilavorati a seguito di eventi pandemici. Gli stessi processi di concentrazione della distribuzione online, come testimoniano i prezzi dei gel disinfettanti, non possono essere lasciati a se stessi e richiedono regole globali. Più in generale, viene messa in discussione quella razionalità assoluta che avrebbe potuto condurre alla sostituzione dell’intelligenza umana con gli algoritmi rigidi. La brava dottoressa di Codogno ha diagnosticato il paziente 1 perché è uscita dal protocollo seguendo l’intuito. Le tecnologie rimangono importanti ma ne escono relativizzate mentre si rivaluta il fattore umano. La vocazione giacobina al pilota automatico viene sostituita dal comando diretto degli strumenti di governo. Riprendono vigore in questo contesto le parole di Chesterton: “folle non è colui che perde la ragione ma colui che perde tutto tranne la ragione”. In sintesi, potremo uscirne migliori perché più consapevoli.

Maurizio Sacconi

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