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Il mio canto libero/ Consulenti del lavoro e salario minimo

pubblicato su Bollettino Adapt

La Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, aprendo l’usuale Festival della categoria, ha lanciato un grido di allarme sui possibili impatti negativi di un salario minimo ipotizzato dal disegno di legge in Parlamento a nove euro (in parte) lorde. In particolare, ha presentato una simulazione sui minimi tabellari dei contratti del commercio (7,63 per il livello 7) e dei metalmeccanici (7,64 per il livello 1). Nel primo caso il totale del costo orario che conseguirebbe al calcolo di tutti gli elementi diretti e indiretti sarebbe di 14,46 euro rispetto agli attuali 12,25 mentre quello annuo si incrementerebbe dagli attuali 24.699,59 ai futuri 29.146,33 euro . Nel secondo caso il costo orario totale passerebbe da 11,70 a 13,79 euro e quello annuo da 24.289,88 a 28.623,04 euro. In entrambi i casi si produrrebbe un incremento di quasi il 18%. Perfino una quota di dipendenti pubblici si collocherebbe al di sotto della nuova soglia. Il costo del lavoro corrispondente ai salari minimi arriverebbe, unico caso, all’80% di quello relativo ai salari mediani mentre in tutti i grandi Paesi industrializzati si colloca un po’ al sotto o un po’ al di sopra del 50%. La preoccupazione dei consulenti è che si determinino effetti di spiazzamento di alcuni lavori in quanto potrebbero spostarsi nella dimensione sommersa o essere cancellati da nuovi fenomeni di delocalizzazione. L’ultima tabella richiama anzi il vero problema italiano che consiste nei troppo bassi salari mediani perché definiti dai contratti nazionali e perciò tarati sulle aziende meno performanti. Ed è possibile la conseguenza di un ulteriore schiacciamento egualitario di tutti i salari, senza componenti premiali, che farebbe felici gli ultimi ideologizzati ma infelice una nazione senza mobilità sociale. Solo la diffusione degli accordi aziendali e territoriali potrebbe invece far crescere lo scambio tra produttività o professionalità e salari consentendo ai lavoratori di non essere esclusi dalla condivisione dei buoni risultati. Il salario minimo può essere definito per legge in modo da rappresentare una garanzia – minimale appunto – rispetto alle situazioni meno tutelate. Queste peraltro si ritrovano oggi soprattutto nelle libere professioni, anche quando il committente è lo Stato. Giornalisti, medici del lavoro, architetti, assistenti sociali e molti altri sono stati richiesti dalle Amministrazioni Pubbliche di collaborazioni del tutto o quasi gratuite. Avrebbe senso allora normare contestualmente quell’equo compenso che una pasticciata disposizione di fine legislatura non ha risolto. E avrebbe senso concentrare gli sforzi per la crescita dell’economia, del lavoro regolare e dei redditi detassando tutti gli incrementi salariali aziendali e territoriali.

Maurizio Sacconi

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