Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Consulenti del lavoro: dalle buste paga alle relazioni di prossimità

Il consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, unitamente alla Cassa previdenziale, alla Fondazione e alla Associazione di categoria, ha organizzato un grande evento per celebrare i quaranta anni trascorsi dalla approvazione della legge n. 12/79 con cui furono disciplinate le norme relative all’ordinamento della professione. Vi hanno partecipato il Presidente del Consiglio Conte ed il ministro Di Maio portando in dono l’inserimento dei consulenti tra i professionisti abilitati alle procedure di cui alla nuova legge fallimentare e l’impegno a comprendere un loro rappresentante tra i componenti del consiglio di amministrazione dell’ ente previdenziale. La manifestazione ha voluto ripercorrere la progressiva evoluzione del ruolo dei consulenti con particolare attenzione all’ultimo ventennio. Particolarmente toccante è stato il filmato relativo al discorso di Marco Biagi in occasione del loro congresso del 2001 quando egli ebbe modo di illustrare il contestato Libro Bianco sul futuro del lavoro in Italia. Di lì invero prese le mosse un percorso di ulteriore valorizzazione dei professionisti cui era stata riconosciuta la riserva degli atti di gestione dei rapporti di lavoro. Inizia infatti con il Libro Bianco la consapevolezza del progressivo superamento della seconda rivoluzione industriale nella quale le produzioni seriali avevano trasformato i lavoratori in meri numeri per cui la consulenza si riduceva alla corretta gestione delle buste paga. Biagi fu infatti coevo alla terza rivoluzione indotta dalle tecnologie informatiche che i più sottovalutarono. Egli invece comprese che i lavoratori stavano riacquistando il loro volto e che giorno dopo giorno sarebbe stato necessario considerare l’originalità dell’apporto di ciascuno ai risultati di imprese destinate a trasformare i loro modelli organizzativi. Anche se è solo con la quarta rivoluzione industriale che ora si afferma compiutamente la attenzione alla integralità della persona al lavoro in quanto richiesta non solo di “saper fare” compiti specifici ma ancor più di “saper essere”in contesti sempre più mutevoli. I consulenti devono quindi oggi assistere le piccole e medio-piccole imprese non solo nel doveroso rispetto delle complesse normative del lavoro ma anche nelle valutazioni economiche circa le tipologie e le modalità contrattuali più idonee ai processi produttivi, negli accordi collettivi aziendali per il reciproco adattamento delle parti in relazone agli obiettivi condivisi, nelle intense relazioni personali di lavoro che non si esauriscono nello scambio tra prestazione e remunerazione. Negli ultimi due decenni, seguendo il principio di sussidiarietà, i professionisti del lavoro sono stati abilitati alle funzioni del collocamento, della certificazione, della conciliazione (e dell’arbitrato) nel nome della terzieta’ connessa alla loro caratteristica “ordinistica”.  Ben altra è tuttavia la sfida che li attende nel momento in cui si ridimensiona la disciplina astratta prodotta da leggi e contratti nazionali e si impongono le concrete relazioni di prossimità. Nelle imprese come nei territori. E il contenuto più rilevante di queste relazioni diventa il diritto-dovere del lavoratore all’apprendimento “perpetuo”, cui si uniscono anche le attese di soluzioni ai bisogni complessivi propri e del proprio nucleo familiare. Nell’occasione quindi della festa di compleanno, il nostro augurio si unisce all’invito ad investire molto su se stessi, sulle proprie capacità e abilità, per poter accompagnare al meglio la nostra economia e la nostra società nella transizione che viviamo.

Maurizio Sacconi

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