Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Bonomi: presidente della discontinuità e sindacalista d’impresa

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Carlo Bonomi sarà il futuro presidente di Confindustria nel nome della discontinuità. Le sue prime dichiarazioni evidenziano un cambio di linea rispetto al lockdown e alla liquidità delle imprese. I suoi predecessori avevano negoziato la continuità di alcune attività  in base ai codici Ateco e lui ne ha sottolineato l’inadeguatezza a rappresentare le filiere perché espressione di un tempo della segmentazione oggi superato dalla diffusa trasversalità delle logiche produttive. Dovrà por mano alla stessa articolazione delle categorie confindustriali affidata a quei codici per antica consuetudine. Bonomi ora parla di riaperture fondate più sulla oggettiva capacità di garantire la sicurezza dal contagio che non su aprioristiche astrazioni. E chiede al governo di garantire dispositivi e test per proteggere e monitorare la popolazione attiva. 

Analogamente per la liquidità, mentre l’attuale organizzazione degli imprenditori ha dettato le linee di un sostegno alle imprese attraverso l’indebitamento bancario parzialmente garantito dallo Stato, il futuro presidente rifiuta in radice questa impostazione e sembra privilegiare la tesi di Tria e Parisi secondo i quali la caduta del valore aggiunto, causata da una paralisi imposta per ragioni di pubblica utilità, dovrebbe essere risarcita con trasferimenti pubblici a fondo perduto. 

Ancor più, dopo la stagione consociativa del “patto della fabbrica”, Bonomi ha apertamente polemizzato con i settori sindacali (e politici) portatori di pregiudizi ostili alle imprese. A che serve l’abbraccio tra confederazioni se poi quella più influente sul governo pretende l’irrigidimento delle regole come nel caso dei contratti a termine o addirittura  l’estensione della intera disciplina del lavoro subordinato a tutte le prestazioni verso terzi? Oppure si oppone alle riaperture sulla base del sospetto che i datori di lavoro non vogliano garantire sufficiente sicurezza ai lavoratori. La ricostruzione dopo la guerra fu favorita da una deregolazione di fatto ed oggi la faticosa crescita in costanza del contagio richiederebbe una flessibilita’ adattiva alle diverse situazioni affidata alla contrattazione di ogni livello.  

Il sindacalista degli imprenditori potrà dimostrare quindi il ritorno ad una genuina rappresentanza degli interessi in luogo della autoreferenzialita’ delle burocrazie centrali. 

Maurizio Sacconi

Potrebbero interessarti anche
Il mio canto libero/ Il buon lavoratore e il buon datore di lavoro nelle PA
Piano Industria 4.0: strada da tempo tracciata in Europa
Il mio canto libero/ Passi indietro nella (già poca) integrazione tra scuola e lavoro

Scrivi il tuo commento

Commento*

Nome*
Sito

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.