consulente risponde

Il consulente risponde/ lavoro accessorio nelle scuole

La Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ci offre un’utile risposta ai quesiti che ogni giorno arrivano dalla rete. Oggi Silvia Donà risponde ad una domanda in materia di lavoro accessorio.

Domanda

Salve è possibile nei limiti quantitativi assumere un docente per lo svolgimento di uno o più corsi che sommati non superano le 240 ore annue per insegnare una materia o un corso curricolare inseriti nel piano di studi? Mi riferisco in particolare agli istituti aderenti alla agidae?

Risposta

Le prestazioni occasionali di tipo accessorio sono state introdotte, come tipologia di rapporto di lavoro, dagli artt. 70 – 74 del D.L.vo 276/2003 con successive modificazioni e integrazioni apportate da ultimo dalla legge 28.06.2012 n. 92, e successivamente con l’art. 7 del D.L. 28.06.2013 n. 76, convertito in legge, con modificazioni, dalla legge 9.8.2013 n. 99.

Per prestazioni di lavoro accessorio si intendono quelle attività lavorative di natura meramente occasionale che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 5.000 euro nel corso di un anno solare, limite economico che, da solo, rappresenta condizione di legittimità del ricorso a detta tipologia contrattuale (art. 70, D.Lgs. n. 276/2003, sost. dall’art. 1, co. 32, lett. a), L. 28 giugno 2012, n. 92, a decorrere dal 18 luglio 2012).
Fermo restando il limite complessivo di 5.000 euro nel corso di un anno solare, nei confronti dei committenti imprenditori commerciali o professionisti, le attività lavorative in oggetto possono essere svolte a favore di ciascun singolo committente per compensi non superiori a 2.000 euro, anch’essi rivalutati annualmente.

La Riforma del lavoro (L. n. 92/2012) ha abrogato il riferimento ai settori di attività che erano tassativamente individuati dalla previgente normativa, nonché alle categorie di prestatori ammessi. Con la nuova disciplina, il lavoro occasionale di tipo accessorio non è soggetto ad alcuna esclusione, sia di tipo soggettivo che oggettivo, ad eccezione del richiamo esplicito a studenti e pensionati per le attività agricole stagionali e dei soggetti iscritti l’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli, per le attività agricole svolte a favore dei produttori agricoli con volume d’affari annuo non superiore a 7.000 euro.
Pertanto, a decorrere dal 18 luglio 2012 (data di entrata in vigore della L. n. 92/2012), con riferimento ai buoni lavoro acquistati a far tempo da tale data, il lavoro occasionale accessorio può essere svolto per ogni tipo di attività e da qualsiasi soggetto.

In ogni caso, il lavoro accessorio è utilizzabile in relazione a prestazioni rivolte direttamente a favore dell’utilizzatore della prestazione stessa, senza il tramite di intermediari, con la sola eccezione degli steward delle società calcistiche (D.M. 8 agosto 2007 modif. dal D.M. 24 febbraio 2010).
Il ricorso ai buoni lavoro è, dunque, limitato al rapporto diretto tra prestatore e utilizzatore finale, mentre è escluso che una impresa possa reclutare e retribuire lavoratori per svolgere prestazioni a favore di terzi come nel caso dell’appalto e della somministrazione (Circolari Inps n. 88/2009 e n. 17/2010, Circolare del Ministero del lavoro del 18 luglio 2012, n. 18, Circolare del Ministero del lavoro del 18 gennaio 2013, n. 4).
Altresì, per finalità antielusive, il ricorso all’istituto del lavoro occasionale non è compatibile con lo status di lavoratore subordinato (a tempo pieno o parziale), se impiegato presso lo stesso datore di lavoro titolare del contratto di lavoro dipendente.

In conclusione, nella fattispecie in oggetto, è possibile, nei limiti di reddito previsti dal legislatore, l’utilizzo del lavoro accessorio anche da parte di scuole private per l’insegnamento di una materia o un corso curricolare, (in tal senso si veda anche il chiarimento dato dall’interpello del MLPS n. 40, del 5 novembre 2010).

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