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Formazione in materia di sicurezza e lavoratori sospesi: un binomio possibile?

di Gabriele Fava*

I corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro devono indirizzarsi anche ai lavoratori sospesi dall’attività lavorativa, beneficiari di una prestazione a sostegno del reddito. Questo, in sintesi, quanto stabilito dal Ministero del Lavoro con l’interpello n. 16 del 22 maggio 2013, indirizzato alla Confindustria, la quale aveva richiesto un chiarimento circa l’obbligo di formazione ed addestramento dei lavoratori in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Ma entriamo più nel dettaglio e cerchiamo di comprendere la fonte di dubbio dell’interpellante. In base all’art. 37, D.Lgs. n. 81/2008 i corsi di formazione possono svolgersi in due differenti momenti: o al momento della sottoscrizione del contratto, così da mettere il lavoratore nelle condizioni di conoscere i rischi insiti nella propria attività lavorativa e di svolgere, quindi, la prestazione in sicurezza; oppure a rapporto lavorativo iniziato, in occasione del trasferimento o cambiamento di mansioni e per l’aggiornamento dovuto all’evoluzione o all’insorgenza di nuovi rischi. Entrambi i casi, comunque, contemplano un tipo di formazione erogata durante l’orario di lavoro, che in nessun modo deve coinvolgere il tempo libero del lavoratore. Una seconda disposizione normativa, la Legge n. 92/2012, stabilisce, invece,  anche per i lavoratori sospesi dall’attività lavorativa, l’obbligo di prendere parte a corsi di formazione o riqualificazione, condizione necessaria per poter fruire dei trattamenti a sostegno del reddito. In antitesi con la formulazione precedente, si delinea qui un tipo di formazione effettuata al di fuori dell’attività lavorativa e finalizzata al reinserimento occupazionale. Il quesito dell’interpellante si lega proprio all’elemento temporale della prestazione formativa: è possibile integrare i corsi formativi delle due discipline normative? Il Ministero del Lavoro, con l’interpello in analisi, risponde affermativamente pur prevedendo delle restrizioni. L’organo amministrativo stabilisce, infatti, la possibilità di completare i corsi di formazione e riqualificazione a favore dei lavoratori sospesi dall’attività lavorativa previsti dalle Legge 92/2012, sia con i corsi di aggiornamento impartiti a seguito del trasferimento o cambiamento di mansioni e per l’introduzione di significative innovazioni, previsti nel Decreto sopracitato; sia con i corsi di aggiornamento quinquennale previsti dall’accordo del 21 dicembre 2011, cui il comma 2 del medesimo Decreto fa riferimento, finalizzati all’approfondimento a seguito di importanti evoluzioni. Restano esclusi i corsi di formazione effettuati prima dell’inizio del rapporto di lavoro, volti alla mera conoscenza dei rischi caratterizzanti l’attività lavorativa svolta. La soluzione individuata ricalca per certi versi il modello anglosassone di workfare, in cui il legame tra aiuti sociali e partecipazione a corsi di formazione e riqualificazione è molto forte. Essa si lega, inoltre, all’elemento dell’inclusività: è evidente che in un momento storico come quello attuale, in cui la crisi economica sta colpendo duramente il lavoro, l’obiettivo perseguito sia quello di offrire anche ai lavoratori momentaneamente  sospesi dall’attività lavorativa, la chance di prendere parte a corsi di formazione e riqualificazione, al fine di informarsi ed aggiornarsi costantemente circa i cambiamenti intervenuti in azienda in materia di sicurezza sul lavoro, con lo scopo di garantire, in questo modo, l’occupabilità e il reinserimento occupazionale degli stessi.

*Avv. Giuslavorista

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