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Evitiamo una nuova legge Fornero e una politica sul lavoro ostile all’impresa

di Labor

Il documento di Renzi sul lavoro assume implicitamente come presupposto negativo la legge Biagi, attribuendo ad essa quella precarietà dei rapporti di lavoro che è stata invece la conseguenza delle incertezze prodottesi sulle imprese.

Quando la legge Fornero ha voluto irrigidire le tipologie contrattuali flessibili non le ha trasformate in rapporti stabili ma nella disoccupazione.

Renzi ripropone oggi, in termini peraltro molto generici l’idea di un contratto a tempo indeterminato più conveniente da scambiare con ulteriori rigidità “in entrata”. Si ripropone, per conseguenza di questo approccio, il nodo dell’articolo 18 perché solo eliminando seccamente la reintegrazione forzosa del lavoratore – ad eccezione dei licenziamenti discriminatori- si produce la maggiore convenienza per il contratto permanente.

Da un lato quindi è lecito dubitare che la sinistra sia in grado di affrontare questo nodo e dall’altro le associazioni di impresa non possono non segnalare la necessità dell’apprendistato per dotare i giovani di competenze, del contratto a termine per le esigenze temporanee, del lavoro intermittente quando è imprevedibile l’inizio della prestazione, del lavoro accessorio a voucher quando si tratta di spezzoni lavorativi altrimenti sommersi, delle stesse collaborazioni a progetto, quando l’autonomia del prestatore d’opera è reale. Come si vede non si tratta di quaranta, come dice Renzi, ma di ben meno che dieci modalità generali di prestazione del lavoro che possono diventare milioni con gli specifici adattamenti della contrattazione.

Invece di porre su basi più pragmatiche le misure urgenti che possono fare lavoro, a partire dalla sollecitazione della libera e responsabile contrattazione aziendale e individuale e dalla riduzione del cuneo fiscale, con particolare riguardo al salario di produttività, a seguire il programma di Renzi si rischia di mettere in atto politiche che potrebbero rivelarsi addirittura ostili per chi il lavoro lo fa, vale a dire le imprese. Non a caso le aperture maggiori o i silenzi interessati si sono manifestati nella sinistra più radicale.

Ci troviamo, infatti, in presenza di un progetto che è stato comunicato in termini di maggiore favore per gli imprenditori e che invece si rivela una versione aggiornata del vecchio approccio ideologico al lavoro della sinistra più conservatrice prevedendo: un costoso sussidio universale se finanziato, come oggi è, da contributi sul lavoro; l’eliminazione o l’irrigidimento ulteriore di tipologie contrattuali flessibili in cambio di un allungamento del periodo di prova nei contratti a tempo indeterminato, riempito peraltro da obblighi formativi; una legge sulla rappresentanza e gli accordi sindacali a tutto vantaggio dei sindacati più radicali; la presenza dei rappresentanti eletti dei lavoratori nei Consigli di amministrazione.

 

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