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Dalla memoria di Marco Biagi la lezione per il dopo crisi. Il commento di Sacconi

Articolo pubblicato su Formiche.net

A diciotto anni dalla prematura scomparsa del giuslavorista Marco Biagi, la costrizione del lavoro e della formazione a distanza può offrire l’opportunità di nuovi metodi e contenuti pedagogici, di modalità lavorative disegnate sulla fiducia, sulla responsabilità, sui risultati. Ricordare Biagi ci aiuta ad entrare con convinzione nel mondo nuovo. La riflessione di Maurizio Sacconi, presidente dell’associazione Amici di Marco Biagi

A diciotto anni dalla tragica morte, la lezione di Marco Biagi si conferma ancor più attuale nella prospettiva di una grande depressione economica dopo la terribile crisi sanitaria.

Egli fu capace di un pensiero discontinuo di fronte ai primi segnali della conclusione della seconda rivoluzione industriale. Non pretese di immaginare un mondo nuovo ben definito ma comprese che sarebbe stato imprevedibilmente mutevole. In quanto tale non avrebbe tollerato leggi rigide e uguali per tutti se non per i contenuti applicativi dei principi fondamentali.

Per tutto il resto, avremmo avuto bisogno di regolazioni duttili e adattate alle diverse circostanze di impresa, di territorio, di persona come solo la contrattazione di prossimità (collettiva e individuale) può produrre. Nei nuovi mercati transizionali del lavoro la prima tutela del lavoratore avrebbe potuto essere solo la sua professionalità, conseguenza di ecosistemi formativi nei diversi territori, generati dalla collaborazione tra scuole, università, istituti e centri di formazione, imprese. Al contrario, le tradizionali tutele rigide e omologhe avrebbero soltanto penalizzato proprio i lavoratori più fragili esponendoli alla esclusione da sistemi produttivi rattrappiti dalla regolazione nella loro componente occupazionale.

Intuì il bisogno di una formazione integrale, utile al “saper essere” prima che al “saper fare”, affinché ciascuno fosse capace di affrontare il quotidiano cambiamento. Implicitamente, evocando la responsabilità della persona in ogni circostanza, collegò i diritti ai doveri. Il diritto-dovere all’apprendimento continuo, al salario connesso a obiettivi, alla disoccupazione assistita da sussidio e ricerca di lavoro, alla salute e sicurezza cooperando con gli obblighi del datore di lavoro. I diritti ne sarebbero usciti rafforzati e più effettivi.

Nel dopo crisi tutto ciò sarà indispensabile. La ripresa sarà faticosa dopo una grande caduta della offerta prima ancora che della domanda. Con la regolazione novecentesca sul lavoro avremo solo un freno a mano tirato e la condanna di molti al sussidio di sopravvivenza.

La lezione di Biagi, al contrario, ove assunta compiutamente, ci potrà condurre a fondare la nuova stagione di crescita proprio sulle persone, sulle loro capacità accresciute da una rivoluzione educativa, sulla attitudine a perseguire obiettivi. La costrizione del lavoro e della formazione a distanza può offrire l’opportunità di nuovi metodi e contenuti pedagogici, di modalità lavorative disegnate sulla fiducia, sulla responsabilità, sui risultati. Ricordare Biagi ci aiuta quindi ad entrare con convinzione nel mondo nuovo.

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