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Co.co.co anche per i Call Center

di Gabriele Fava

I call center outbound potranno legittimamente utilizzare il co.co.co. senza progetto per lo svolgimento di attività di ricerche di mercato, scientifiche o statistiche. In assenza di contrattazione collettiva specifica, inoltre, i predetti call center dovranno far riferimento a quello relativo a figure professionali con profilo di esperienza e competenza analogo a quello del collaboratore. Sono questi i chiarimenti contenuti nella lettera circolare del 12 luglio 2013 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in risposta alle richieste pervenutegli riguardanti la corretta applicazione della disciplina del contratto di collaborazione coordinata e continuativa nel settore dei call-center. Ma analizziamo meglio la circolare. E’ noto che il co.co.pro costituisce una tipologia contrattuale la cui applicazione genuina si basa sul rispetto di alcuni requisiti fondamentali, primo tra tutti la sussistenza di uno o più progetti ben delineati e collegati ad uno specifico risultato. Tale requisito, tuttavia, non trova applicazione nelle ipotesi di attività di vendita diretta di beni e di servizi realizzate attraverso call center per le quali il ricorso al co.co.co è consentito sulla base del solo corrispettivo definito dalla contrattazione nazionale di riferimento. In questi casi, infatti, il corrispettivo assume una vera e propria funzione “autorizzatoria” del ricorso alla menzionata fattispecie contrattuale. Il Ministero, con la circolare in commento, chiarisce la possibilità di utilizzare tale contratto di lavoro anche per “attività di servizi”, quali attività di ricerche di mercato, statistiche e scientifiche, non legate alla “vendita” di prodotti e servizi e non focalizzate su uno specifico progetto di lavoro. Ma non è tutto. La circolare in analisi, infatti, ritiene che, nelle more dell’approvazione della contrattazione collettiva di riferimento, le collaborazioni facciano riferimento alle disposizioni di cui all’art. 63 d.lgs 276/03. In assenza di contrattazione collettiva specifica, quindi, secondo il Ministero, sarà legittimo il ricorso a co.co.co senza progetto qualora il compenso non sia inferiore alle retribuzioni minime previste dai contratti collettivi nazionali di categoria applicati nel settore di riferimento a figure professionali con profilo di esperienza e competenza analogo a quello del collaboratore. È evidente che l’obiettivo finale del legislatore sia stato quello di rendere più “snello” l’utilizzo di tale tipologia contrattuale, semplificandone l’applicazione e rendendo in questo modo possibile l’assunzione di fasce più ampie di lavoratori.

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