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Ritornare allo spirito della legge Biagi

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore

Nessuna velleità di competere con le agenzie private per il lavoro. Ancor meno la pretesa di rilanciare le sorti di un collocamento pubblico che, nel nostro Paese, mai ha operato a regime. Piuttosto la richiesta ai docenti di un impegno concreto per l’occupabilità dei propri studenti realizzando una funzione ritenuta insostituibile: quella di facilitare il loro passaggio dall’università al mondo del lavoro. È in questa prospettiva che si deve valutare la previsione della legge Biagi, passata in secondo piano nella contesa politico-sindacale sulla flessibilità del lavoro, di affidare al sistema universitario (e a quello scolastico più in generale) un ruolo chiave nella costruzione dei presupposti di un vero e proprio sistema dell’incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro.

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Istat Mercato del lavoro Università

Istat, oltre 80% laureati 2011 è occupato

istatLa stima Istat dei diplomati che hanno conseguito il titolo nel 2011 e che nel 2015 lavorano è pari al 43,5% (45,7% nel 2011 per i diplomati del 2007), mentre il 21,8% è in cerca di occupazione (16,2% nel 2011). Il peggioramento degli esiti occupazionali riguarda soprattutto gli uomini, che nel 2015 sono occupati nel 46,8% dei casi (51,2% nel 2011); rimane stabile al 40,4% la quota di diplomate lavoratrici. La stima dei laureati di I livello che hanno conseguito il titolo nel 2011 e che nel 2015 lavorano è pari al 72,8%; all’80,3% per i laureati di II livello a ciclo unico e all’84,5% per i laureati specialistici biennali di II livello, valori stabili rispetto all’indagine del 2007. Si riduce il gap di genere nelle quote di occupati: il divario è maggiore nel caso dei laureati di II livello, più contenuto per quelli di I livello.

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Studi Università

Le 100 università migliori al mondo: mancano le italiane

Secondo i World Reputation Rankings 2016 del Times Higher Education, le università americane battono la vecchia Europa per quanto riguarda la formazione universitaria (43 gli atenei americani presenti contro i 31 europei). Nella classifica dei cento atenei più prestigiosi del mondo, si fanno inoltre spazio le università asiatiche mentre non figurano affatto gli atenei italiani, senza grandi sorprese se si considerano le classifiche dell’Istituto riferibili agli anni precedenti. L’indagine ha utilizzato i dati delle Nazioni Unite ed è stata condotta in 133 paesi tra gennaio e marzo 2016, con un totale di 10.323 risposte circa l’eccellenza nella ricerca e nell’insegnamento fornite da selezionati panel di accademici con comprovati trascorsi di pubblicazioni.

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Università

Università: secondo 1 giovane su 2 non prepara adeguamente al lavoro

donne-lavoroIl 46,5 per cento dei ragazzi italiani (quasi un giovane su due) pensa che l’Università non sia in grado di prepararli sufficientemente al mondo del lavoro. Questo è il risultato che emerge da un’indagine promossa nell’ambito di una ricerca condotta dal Gruppo Sanpellegrino, in occasione del III Premio di Laurea Sanpellegrino Campus, che si é svolto all’Università Iulm di Milano. Questa indagine sul rapporto tra università e aziende è stata realizzata nel marzo 2016 e ha interessato un campione di 10.425 ragazzi, tra laureati e studenti. Tra le difficoltà individuate dai giovani italiani nel trovare un’occupazione, emergono la poca esperienza maturata (26%), la scarsa propensione delle aziende ad assumere (19,5%), i settori di interesse saturi (17%). Secondo gli intervistati in parte il problema principale dell’Università italiana è rappresentato da un’impostazione di base in cui la formazione è troppo teorica e poco pratica (16,5%) solo in parte si lamenta una sua incapacità nell’accompagnare i giovani verso le aziende dopo la laurea (19%). Solo il 25,5% ritiene invece all’altezza l’università italiana.

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