Category : Studi

pubblica amministrazione Studi

Debiti PA, ImpresaLavoro: Italia resta penultima per tempi di pagamento

In Europa il tempo medio di pagamento da parte del settore pubblico è salito da 36 a 41 giorni in un anno. In Italia il trend della Pubblica amministrazione appare in controtendenza, anche per merito della fatturazione elettronica: nel 2016 ha impiegato in media 95 giorni (erano 131 giorni nel 2015) per pagare i suoi fornitori. E’ quanto emerge da una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro su elaborazione dei dati contenuti nell’ultima edizione dell’European Payment Report di Intrum Justitia, sottolineando che, però, nonostante questo l’Italia resta penultima in Europa per i tempi di pagamento. Il dato italiano, prosegue ImpresaLavoro, è inferiore di 8 giorni rispetto alla Grecia e analogo a quello del Portogallo, ma resta superiore di 17 giorni rispetto alla Spagna, di 34 giorni rispetto al Belgio, di 38 giorni rispetto alla Francia, di 43 giorni rispetto all’Irlanda, di 72 giorni rispetto alla Germania e di 73 giorni rispetto al Regno Unito. Nel 2016, afferma inoltre, lo stock dei debiti accumulati dalla Pa ammonta a 64 miliardi di euro.

Qui lo studio completo

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Studi World Employment Confederation

Il futuro del lavoro

La World Employment Confederation ha recentemente pubblicato un libro bianco, The future of work, che analizza come le condizioni di lavoro stanno cambiando in tutto il mondo. Nel Libro Bianco, la confederazione offre anche una serie di raccomandazioni politiche globali per cogliere le opportunità che questa nuova era del lavoro offrirà. “Questa è la fine del lavoro come lo conosciamo”, ha dichiarato Annemarie Muntz, Presidente della Confederazione. Questo contesto economico complesso richiede secondo la Presidente un approccio ‘glocal’, ovvero linee guida generali a livello globale, il cui recepimento e sviluppo avviene in dettaglio a livello locale. Con il mondo del lavoro che sta diventando sempre più interconnesso, è necessario un nuovo ripensamento delle politiche e delle normative in materia di lavoro per affrontare efficacemente le questioni che vanno oltre i confini nazionali o regionali. La prospettiva della Conferenza è quella di abbracciare i molti cambiamenti strutturali attualmente in corso in tutto il mondo. La globalizzazione, la diversificazione in materia di accordi contrattuali, il “lavoro nuovo” e il suo impatto sulle aspettative di carriera, la maggiore digitalizzazione e i cambiamenti demografici della forza lavoro rappresentano i principali driver di questa operazione di rinnovamento.

Leggi qui “The future of Work

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ImpresaLavoro Studi

ImpresaLavoro: la crisi ha aumentato il divario tra Nord e Sud

Pil pro capite, regione per regione: la crisi ha aumentato il divario tra Nord e SudSecondo il Centro Studi ImpresaLavoro, dal 2008 al 2014 (anno di cui sono disponibili i dati più recenti), il Pil pro capite degli italiani è sceso del 10,4%, passando da 28.194 a 25.257 euro (-2.937). Ma questo calo non si è distribuito in modo uniforme su tutto il territorio nazionale. Analizzando i dati del Prodotto interno lordo per abitante (concatenati all’anno di riferimento 2010), nessuna Regione italiana è riuscita ancora a tornare sui livelli pre-crisi, ma in alcuni casi il calo del Pil è stato più sensibile. In fondo alla graduatoria ordinata per variazione percentuale negativa, troviamo Campania (-15,7%), Umbria (-15,2%), Liguria (-14,0%), Calabria (-13,2%) e Lazio (-12,8%). Ma restano al di sotto del dato nazionale anche Piemonte (-12,4%), Sicilia (-12,2%), Friuli-Venezia Giulia (-11,9%) e Marche (-11,3%). In termini assoluti, sono Lazio (-4.467 euro) e Liguria (-4.448 euro) le Regioni più in difficoltà.

Leggi lo studio di ImpresaLavoro

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Studi Università

Le 100 università migliori al mondo: mancano le italiane

Secondo i World Reputation Rankings 2016 del Times Higher Education, le università americane battono la vecchia Europa per quanto riguarda la formazione universitaria (43 gli atenei americani presenti contro i 31 europei). Nella classifica dei cento atenei più prestigiosi del mondo, si fanno inoltre spazio le università asiatiche mentre non figurano affatto gli atenei italiani, senza grandi sorprese se si considerano le classifiche dell’Istituto riferibili agli anni precedenti. L’indagine ha utilizzato i dati delle Nazioni Unite ed è stata condotta in 133 paesi tra gennaio e marzo 2016, con un totale di 10.323 risposte circa l’eccellenza nella ricerca e nell’insegnamento fornite da selezionati panel di accademici con comprovati trascorsi di pubblicazioni.

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Salari Studi

Jp Salary Outlook 2015, il rapporto sugli stipendi in Italia

salarioSecondo quanto riferito dal JP Salary Outlook 2015, il rapporto dell’Osservatorio di JobPricing sul mercato delle retribuzioni in Italia che trovate qui disponibile, la Retribuzione Annua Lorda (RAL) media in Italia – stando ai dati a disposizione riferibili al 2014 – è stata di 28.977 euro, circa 20.306 euro netti all’anno in busta paga, nella pratica 1.560 al mese. La dinamica salariale dell’ultimo anno risulta abbastanza piatta e dà evidenza di come l’Italia sia abbondantemente indietro non solo rispetto ai propri competitor europei, come Francia e Germania, ma anche rispetto all’Irlanda, posizionandosi al 9° posto tra i 15 Paesi della zona euro.

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ImpresaLavoro Studi

Italia ultima in UE per efficienza nel mercato del lavoro

Iitalial mercato del lavoro italiano è ultimo per efficienza in Europa e 126esimo su 140 censiti nel mondo. In termini di efficienza ed efficacia si colloca infatti subito dopo quello del Marocco, di El Salvador e dell’Isola di Capo Verde e a un livello leggermente superiore a quelli di Turchia, Uruguay e Bolivia. Lo rivela un’elaborazione del Centro Studi ImpresaLavoro qui disponibile sulla base dei dati contenuti nel “The Global Competitiveness Report 2015-2016” pubblicato dal World Economic Forum.

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Settore pubblico Studi

Efficienza nel settore pubblico e produttività delle imprese

crescitaQuali sono gli effetti del livello di efficienza del settore pubblico sulla produttività delle imprese in Italia? Il paper disponibile sul sito del Fondo Monetario Internazionale utilizza i dati provenienti da più di 400.000 aziende in tutte le province italiane per rispondere a questa domanda.

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ImpresaLavoro Studi

ImpresaLavoro: più di mezzo milione gli italiani all’estero

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A segnalarcelo è una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro sulla base dei dati Eurostat, qui disponibile. Dal 2008 al 2013, gli italiani che si sono trasferiti stabilmente oltre confine alla ricerca di migliori condizioni di vita e di lavoro sono stati complessivamente 554.727, di cui 125.735 soltanto nel 2013 con una crescita rispetto al 2008 del 55% su base annua. Un fenomeno che interessa anche i più giovani: il 39% dei nostri connazionali (214.251, di cui 47.048 soltanto nel 2013) ha un’età compresa tra i 15 e 34 anni. Rispetto al 2008 sono aumentati del 40% i giovani che hanno scelto di trasferirsi oltre confine.

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ImpresaLavoro Studi

Cuneo fiscale cresce (+0,4%) e tocca livello record del 48,2%

In Italia il carico fiscale sul lavoro continua a crescere: tra il 2013 e 2014 è aumentato del +0,4%, toccando il livello record del 48,2% rispetto al costo del lavoro: significa che quasi metà di quanto gli imprenditori pagano per le buste paga dei lavoratori se ne va in tasse e contributi sociali. Lo rivela una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro che, elaborando gli ultimi dati Ocse, dimostra come l’Italia sia l’unico grande Paese europeo che registra una crescita consistente del cuneo fiscale.  Qui si può leggere il report completo.

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costo del lavoro Delega Lavoro Economia Europa Italia Jobs Act Lavoro privato Mercato del lavoro Occupazione OCSE Studi Unione Europea

Ocse, Jobs act: ora serve rete di sicurezza sociale più estesa

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E’ netto il giudizio dell’Ocse nel capitolo dedicato al nostro paese del rapporto Going for Growth 2015, appena diffuso. L’Italia presenta cuneo fiscale “troppo alto per i salari più bassi”, un elemento che si abbina a un sistema fiscale troppo complicato cui si aggiunge una evasione fiscale elevata. L’organizzazione riconosce i “primi passi mossi nel 2014 dal governo per riforme ambiziose in diversi settori, soprattutto quello del mercato del lavoro”. In dettaglio, si sottolinea, il Jobs Act “ha eliminato la maggior parte dei limiti all’utilizzo dei contratti a breve termine per un totale di tre anni” e dà mandato al governo di “introdurre una serie di riforme potenzialmente importanti entro la metà del 2015”.

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