Category : Pensioni

Bollettino ADAPT Pensioni

Il mio canto libero/ Effetti disgregativi dal ricalcolo delle pensioni

da Bollettino Adapt

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L’ipotesi annunciata dal governo di ricalcolare retroattivamente le prestazioni previdenziali erogate anche da decenni merita una attenta considerazione. Gli effetti indotti potrebbero essere ben più diffusi rispetto alla platea dei diretti interessati. Già questa, peraltro, potrebbe allargarsi in misura significativa oltre le stime iniziali. Il primo annuncio fu riferito alle pensioni di importo superiore ai cinquemila euro netti. Con i successivi si è passati allo stesso importo ma “lordo” per poi giungere (per ora) ai quattromila euro lordi.

Siamo insomma già arrivati a comprendere in questa operazione le pensioni al di sotto dei tremila euro netti ed è nondimeno evidente che l’assunzione di principi equitativi non potrà che essere riferita a tutte le gestioni, a prescindere dalla loro sostenibilità. Se anche non lo proponesse il governo lo farebbe il Parlamento in una probabilissima rincorsa. Vi parteciperanno quindi tanto il pubblico impiego in tutte le sue articolazioni quanto le Casse Previdenziali private e privatizzate perché gestiscono previdenza primaria sostenuta da prelievi obbligatori.

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OCSE Pensioni

Pensione: Ocse, alzare età effettiva per garantire assegni adeguati

La duplice sfida per l’Italia sulle pensioni consiste nel limitare la spesa nel breve e medio termine e nel fare fronte al nodo dell’adeguatezza dei trattamenti per quanti andranno in pensione in futuro, considerando che soprattutto per i giovani sara’ difficile avere una carriera lavorativa senza interruzioni che e’ il presupposto, con le attuali regole, di un trattamento pensionistico adeguato. Lo sottolinea l’Ocse nella nota dedicata all’Italia del rapporto “Uno sguardo alle pensioni”, che passa in rassegna i sistemi previdenziali dei 35 Paesi membri e di alcuni Paesi partner dell’Organizzazione. In Italia “aumentare l’eta’ di effettivo pensionamento dovrebbe continuare ad essere la priorita’ per garantire adeguati benefici pensionistici senza mettere a rischio la sostenibilita’ finanziaria”, scrivono gli esperti dell’Ocse. Questo implica concentrarsi sull’aumento dei tassi di occupazione, soprattutto nelle categorie piu’ vulnerabili.

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Pensioni Selezione Web

Che cosa si può fare davvero sulle pensioni

Articolo pubblicato su Formiche.net

Il difficile dialogo tra governo, sindacati e società sulle pensioni trae origine da due fenomeni. Da un lato il generoso sistema previdenziale accumulatosi negli anni che, specie grazie alle possibilità di accesso anticipato alle prestazioni, ha depositato una forte incidenza della spesa sul Pil poi attenuata dai correttivi introdotti dai governi Berlusconi con, nel mezzo, il passo indietro di Prodi. Dall’altro, la rigida riforma del 2012 che, senza disporre una fase di transizione, ha drasticamente elevato le età di pensione come in nessun altro Paese. E da tanta rigidità si sono scatenate pressioni sociali che i governi successivi hanno tradotto in deroghe con impegni di spesa prossimi ai 20 miliardi. Ma queste hanno accentuato le disparità di trattamento nella stessa generazione secondo criteri fortemente discrezionali come le ben otto salvaguardie di “esodati”, i “precoci”, i bancari, i giornalisti ed altri.

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Pensioni

La strada per evitare l’aumento dell’età pensionabile

Nell’ultimo periodo continuano a susseguirsi indiscrezioni circa l’innalzamento dell’età pensionabile e dei conseguenti interventi che potrebbero essere adottati al fine di scongiurare tale innalzamento. Al di là della confusione generata dai recenti proclami politici, la situazione normativa è la seguente. La cosiddetta “manovra 2009” (art. 22ter, comma 2, D.L. 78//2009 conv. in L. 102/2009), con l’intento di mettere a punto delle misure stabili di contenimento della spesa previdenziale, ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico un meccanismo permanente di adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita.

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Pensioni

Istat: aspettativa vita +5 mesi, in pensione a 67 anni

A 65 anni l’aspettativa di vita arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti in Italia, allungandosi di cinque mesi rispetto a quella registrata nel 2013. Lo ha rilevato l’Istat confermando le stime. Quindi sulla base delle regole attuali l’età per la pensione di vecchiaia dovrebbe arrivare a 67 anni nel 2019. Un decreto Lavoro-Economia «certificherà» l’aumento. Per andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia (l’ex pensione di anzianità contributiva), invece, dal 2019 saranno necessari 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne. Al momento per l’uscita anticipata verso la pensione ci vogliono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne.

Leggi l’articolo completo su Il Sole 24 Ore

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Lavoro Pensioni

Lavoro e pensioni: Def-Istat, la scelta degli italiani in vista delle elezioni

Fonte: Lapresse

Le Commissioni Bilancio di Senato e Camera, in seduta congiunta, hanno iniziato ieri alcune audizioni preliminari in relazione alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (il cosiddetto Def). Sono stati così ascoltati i rappresentanti dell’Istat, della Banca d’Italia, della Corte dei Conti e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. In questa sede è particolarmente interessante analizzare le risposte che il Governo ha offerto nel Def in definizione alle Raccomandazioni dell’Unione Europea in materia di mercato del lavoro, welfare e spesa sociale.

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Eurostat Pensioni

Eurostat: Italia ultima Ue per vita lavorativa, 31,2 anni

Nonostante la riforma delle pensioni con l’aumento dell’età di vecchiaia l’Italia resta il Paese con il numero medio di anni di lavoro attesi più basso in Europa: secondo una tabella Eurostat pubblicata oggi in Italia,  le persone attive dai 15 anni in poi lavoreranno in media 31,2 anni, oltre dieci anni in meno della media svedese pari a 41,3 anni. Colpa del ritardo con il quale si entra nel mercato del lavoro e dei periodi di mancata occupazione che penalizzano soprattutto le donne (26,3 anni la vita lavorativa media attesa delle donne nel nostro Paese). La media degli anni di lavoro attesi è cresciuta negli ultimi 16 anni in tutta Europa (oltre tre anni nell’Ue a 19, meno di tre nell’Ue a 28) mentre l’Italia si allinea all’Unione europea a 28 (meno di tre anni). La vita lavorativa media attesa nel 2016 in Europa è di 35,6 anni, 0,2 anni più lunga del 2015 e 2,3 anni superiore rispetto al 2000. Tra uomini e donne la differenza media è di 4,9 anni (38 gli uomini, 33,1 le donne). Malta e l’Italia sono i Paesi nei quali il divario tra donne e uomini è più alto. Nel nostro Paese la vita lavorativa attesa per gli uomini è di oltre 35 anni.

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Il commento Pensioni

Riforma pensioni: le poche certezze sulle nuove proposte

L’idea è stata illustrata davanti ai leader sindacali focalizzando l’attenzione, in particolare, su donne e giovani. Si immagina, nella sostanza, di dare un paracadute per le pensioni ai nati negli anni Ottanta, prospettando di introdurre anche nel sistema contributivo un minimo previdenziale, come nel retributivo, che sarà intono a 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Un importo che potrebbe aumentare di 30 euro al mese per ogni anno in più fino a un massimo di “ben” mille euro. La pensione di garanzia scatterebbe per chi ha raggiungerà (?) i requisiti di età a si dovrebbe, allo stesso tempo, intervenire anche sugli anticipi sganciando così il legame con l’importo che oggi limita le uscite.

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Pensioni Selezione Stampa

Modello già vecchio, il welfare si adatti alle nuove insicurezze

Pubblicato su Il Sole 24 Ore

Caro Direttore,

leggo con una certa sorpresa l’intervista del Presidente Boeri nella quale si attribuisce a me e al collega Damiano il proposito di bloccare il collegamento tra età di pensione ed aspettativa di vita cui conseguirebbero oneri di finanza pubblica di straordinaria entità. La cosa un po’ mi offende perché sono l’autore di quella norma anche se applicata ad una età ben inferiore a quella stabilita in un solo balzo dalla riforma Fornero. Tutto il mio lungo impegno parlamentare è stato d’altronde dedicato a rendere più sostenibile il sistema previdenziale collaborando al tentativo di De Michelis nel 1984, alla manovra Amato nel 1992, alla riforma Maroni nel 2006. Oggi ho condiviso con Damiano l’esigenza immediata di rallentare l’ulteriore allungamento della vita lavorativa di una generazione già prossima a pensione nel momento in cui ha subito un repentino spostamento dell’età obbligatoria di circa sei anni. Un po’ di buon senso per tutti non guasta dopo una riforma rigidissima e successive deroghe ad essa per singoli segmenti sociali, dagli esodati ai precoci ai beneficiari dell’Ape sociale, che hanno così favorito solo alcuni e comportato impegni di spesa per quasi venti miliardi. Per favorire un sereno confronto, numeri alla mano, tra Governo e Parlamento non abbiamo nemmeno precisato i termini della possibile rimodulazione.

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Alle Sei - Speciale Pensioni

Ve lo dico alle sei/ Pensioni, Damiano – Sacconi: basta innalzamento età, appello per bloccare modifica

Un appello a tutti i parlamentari e al governo contro l’innalzamento automatico dell’età pensionabile che, a partire dal primo gennaio 2018, porterebbe l’asticella a 66 anni e 7 mesi, con un innalzamento graduale negli anni che fisserà l’età della pensione a 70 anni (precisamente 69 anni e 9 mesi) nel 2051. A lanciarlo quella che si autodefinisce “una strana coppia”: i presidenti della commissioni di Camera e Senato Cesare Damiano (Pd) e Maurizio Sacconi (Ap). Durante una conferenza stampa a Montecitorio, i due esponenti di maggioranza spiegano il motivo dell’urgenza della modifica di legge con un rinvio strutturale. Sacconi sottolinea: “La manovra Fornero non ha di fatto previsto una vera transizione per cui persone già prossime all’età di pensione all’atto della sua approvazione hanno subito l’allungamento dell’età lavorativa fino a sei anni. Occorre tornare a una logica di umanità, una logica troppo tecnocratica ci ha portato oltre. Quando è troppo è troppo. La legge Fornero ebbe un grande limite: la mancanza di transizione che umanizza la riforma previdenziale. Con il collega abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera condizione emergenziale e pensato che fosse giunto il momento di porci come ‘strana coppia’ per rivolgere un appello ai colleghi del parlamento e al governo affinche’ si assumano alcune decisioni urgenti”.

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