Category : Mercato del lavoro

Eurofound Mercato del lavoro

Eurofound, Italia: 7 lavoratori part time su 10 lo sono involontariamente

Il 9,6% dei lavoratori della Ue vive a rischio povertà: la percentuale ovviamente aumenta per i lavoratori part time, i lavoratori autonomi senza propri dipendenti e i lavoratori temporanei. Eurofound è l’agenzia tripartita dell’UE che fornisce le conoscenze per contribuire allo sviluppo di migliori politiche sociali, occupazionali e relative al lavoro. Purtroppo la percentuale di lavoratori a rischio povertà nella Ue è aumentata di circa un punto dal 2007 al 2014. Il Paese che, nel 2014, ha registrato la maggiore percentuale di lavoratori a rischio povertà è la Romania (19%). Seguono Grecia, Spagna, Estonia, Italia. Il nostro Paese nel 2014 ha circa l’11% dei lavoratori a rischio povertà contro il 10% circa del 2007. I Paesi Ue più virtuosi sono Danimarca, Belgio, Finlandia e Repubblica Ceca. Lo studio di Eurofound evidenzia che sono anche aumentati i lavoratori part time involontari. Nel 2014 nella Ue ogni 3 lavoratori part time uno lo era involontariamente. In Italia ogni 10 lavoratori part time sette lo sono involontariamente.

Working time patterns for sustainable work

Non-standard forms of employment: Recent trends and future prospects

In-work poverty in the EU

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Il commento Mercato del lavoro

L’unione che manca all’Europa del lavoro

Fonte: Lapresse

Nella sua lettera d’intenti al Parlamento, e al Consiglio, europeo, il Presidente Juncker aveva già annunciato la proposta di costituire alla fine del 2018, a livello comunitario, un’Agenzia per rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali competenti in materia di mercato del lavoro a tutti i livelli, anche al fine di gestire al meglio le situazioni transfrontaliere nonché tutte le ulteriori iniziative a sostegno della mobilità e la definizione di un numero di sicurezza sociale europeo. Tale scelta è stata confermata due giorni fa, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, per il 2019.

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Eurostat Mercato del lavoro

Lavoro: Eurostat 3,2 mln disponibili ma non cercano,a top Ue

In Italia nel 2016 ci sono state oltre 3,2 milioni di persone tra i 15 e i 74 anni che si sono dichiarate disponibili a lavorare ma non hanno fatto alcuna azione attiva di ricerca di un impiego, oltre un terzo degli 8,8 milioni complessivi in Europa. E’ quanto emerge dalle tabelle Eurostat sulle “Forze lavoro potenziali”, secondo le quali l’Italia registra un calo rispetto al 2015, ma resta saldamente in testa alla graduatoria degli sfiduciati. Se si guarda al totale delle forze complementari (compreso chi cerca lavoro ma non è subito disponibile), l’Italia registra nel complesso 3,34 milioni di persone alla finestra con un tasso del 13% (il 14% nel 2015) della forza lavoro (4,5% media Ue). In Europa nel 2016 – scrive Eurostat – c’erano 224 milioni di persone occupate e 21 milioni di disoccupati. Nell’anno, inoltre, c’erano anche almeno 11,1 milioni di persone tra i 15 e i 74 anni “economicamente inattive”, ma con una relazione con il mercato del lavoro per cui si potrebbero considerare forza lavoro potenziale. Si tratta del 4,5% della forza lavoro europea.

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Il commento Mercato del lavoro

Servizio civile: l’obbligo che non aiuta chi cerca un lavoro

Il Ministro Roberta Pinotti, foto: Lapresse

Nel febbraio scorso è stato approvato in via definitiva il decreto legislativo che disciplina il servizio civile universale in attuazione della legge di riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale. L’obiettivo del Governo è quello di rafforzare il servizio civile quale strumento di difesa non armata della Patria, di educazione alla pace tra i popoli e di promozione dei valori fondativi della Repubblica. Il provvedimento, tra l’altro, prevede la partecipazione al sistema anche dei cittadini dell’Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e tende a razionalizzare gli interventi di servizio civile universale attraverso una programmazione affidata allo Stato centrale, che deve soddisfare i peculiari fabbisogni del Paese in linea con gli obiettivi del Governo, prevedendo interventi a favore dei giovani con minori opportunità e meccanismi di premialità per gli enti che realizzeranno interventi con l’impiego di questi giovani.

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BCE Mercato del lavoro

Bce: in Italia e Francia mercato peggiora malgrado ripresa

“In Francia e in Italia gli indicatori piu’ ampi sull’eccesso di forza lavoro hanno continuato ad aumentare durante tutta la fase di ripresa mentre in Spagna e in altre economie dell’area dell’euro, hanno registrato un calo di recente ma rimangono nettamente al di sopra dei livelli pre-crisi”. Lo scrive la Bce in uno studio, contenuto nel Bollettino economico in diffusione domani e dedicato alla valutazione dell’effettivo eccesso di forza lavoro nei Paesi dell’Eurozona.

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Competenze Mercato del lavoro OCSE

Ocse: investire sulle competenze degli adulti per essere competitivi

Grazie alla crescita della tecnologia dell’informazione la produzione si è mondializzata e frammentata nelle cosiddette “catene globali di valore”: i lavoratori di diversi Paesi contribuiscono e svolgono ciascuno una fase (dalla progettazione alla commercializzazione e vendita) del medesimo prodotto. Gli impatti di queste catene di valore sono più complessi ed estesi e più interdipendenti rispetto alla prima fase della globalizzazione tanto da non poter essere più trascurabili. L’Ocse nel suo ultimo studio Skills Outlook 2017 rileva come gli investimenti nelle competenze dei propri cittadini possano garantire che la loro partecipazione nei mercati globali si tramuti in migliori risultati economici e sociali. Ciò serve non solo ad agevolare l’inserimento occupazionale delle singole persone e a proteggerle dai rischi di perdita e di scarsa qualità del posto di lavoro ma anche agli stessi Paesi per continuare ad essere competitivi a livello internazionale e progredire in un mondo sempre più interconnesso. Questi ultimi – si legge nel rapporto dell’Organizzazione parigina – possono meglio allineare la domanda e l’offerta di competenze assicurando un’istruzione e una formazione tecnico-professionale di alto livello che includa una forte componente di apprendimento basata sul lavoro e specifiche politiche volte ad incoraggiare una collaborazione più stretta tra mondo delle imprese, università e ricerca.

Leggi l’executive summary del rapporto

Leggi il rapporto Skills Outlook 2017

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Audizioni DEF Istat Mercato del lavoro

Def: Istat, mercato lavoro ancora sfavorevole per fascia età 25-34 anni

I dati Istat segnalano “una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni”. Lo rileva il direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Morducci, nella audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera. L’Istat ha confrontato per questa classe di età “i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti”. Da questa analisi risulta che “il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”.

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Immigrazione Mercato del lavoro

Immigrazione: richiedenti asilo concorrano gestioni locali che li ospitano

Quale relatore sul decreto immigrazione in Commissione lavoro, ho proposto che i richiedenti asilo debbano comunque concorrere alla manutenzione e gestione, a partire dalla pulizie, dei locali che li ospitano sotto la direzione degli enti responsabili. In questo modo l’immigrato si legittima maggiormente rispetto alla comunità che lo accoglie e i costi della ospitalità si possano ridimensionare. In base alla convenzione contro il lavoro forzato dell’Organizzazione internazionale del lavoro nessuno può essere costretto a lavorare e quindi ciò vale anche per i lavori di utilità collettiva che il decreto già dispone. Ma, credo, che nulla impedisca di tenere in considerazione la maggiore o minore disponibilità a comportamenti responsabili ed operosi nel rilascio almeno dei permessi umanitari se non nel riconoscimento del diritto alla protezione internazionale.

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Eurofound Mercato del lavoro

Eurofound: gli effetti di una riduzione dei costi non salariali sull’occupazione

La riduzione delle imposte sul lavoro o l’offerta di incentivi per assumere nuovi lavoratori potrebbero motivare i datori di lavoro sia a trattenere sia personale che altrimenti sarebbe lasciato andare sia a creare nuovi posti di lavoro. Dall’inizio della crisi finanziaria nel 2008, entrambi i tipi di misure sono stati introdotti in molti Stati membri dell’Unione Europea. L’ultimo rapporto dell’Agenzia Eurofound esamina l’efficacia delle misure volte a ridurre il cuneo fiscale nel tentativo di stimolare risultati positivi sul mercato del lavoro. Esso fornisce una panoramica delle riforme adottate dal 2008 in tutti gli Stati membri dell’UE per stimolare la domanda di lavoro, concentrandosi sulle politiche intraprese per ridurre i costi del lavoro per i datori di lavoro, in particolare quelli non salariali. Sono analizzate l’efficacia delle modifiche in materia di contributi previdenziali, le imposte sui salari a carico del datore di lavoro e i diversi sistemi di incentivi capaci di ingenerare poi interventi sul piano politico. I risultati, infine, suggeriscono che misure mirate a specifici gruppi di lavoratori hanno maggiori probabilità di avere successo anche sul piano occupazionale.

Leggi qui il rapporto Eurofound

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Mercato del lavoro Unione Europea

Eurofound: le condizioni del lavoro in Europa

eurofoundLa sesta indagine europea sulle condizioni di lavoro promossa dall’agenzia UE Eurofound si basa sulle lezioni apprese dai precedenti cinque sondaggi per dipingere un quadro ampio del lavoro per Paesi, professioni, settori e fasce di età. Le priorità della politica occupazionale dell’Unione europea mirano a incrementare il numero dei posti di lavoro, prolungare la vita lavorativa, aumentare la partecipazione delle donne, sviluppare la produttività e l’innovazione e adattare il mondo del lavoro alla sfida digitale. Il successo di queste politiche dipende non solo dai cambiamenti nel mercato del lavoro esterno, ma anche dallo sviluppo di buone condizioni di lavoro e dalla qualità del lavoro. L’analisi esplora i risultati utilizzando sette indici di qualità del lavoro – ambiente fisico, intensità del lavoro, qualità del tempo di lavoro, ambiente sociale, competenze e discrezione, prospettive ed utili – e categorizza i lavoratori in cinque profili tipici di qualità del lavoro. Sulla base di interviste faccia a faccia con 43.850 lavoratori in 35 paesi europei, i risultati dello studio di Eurofound pongono l’attenzione sulla gamma e la portata delle azioni che gli attori politici potrebbero sviluppare per affrontare le sfide che attendono l’Europa di oggi.

Una sintesi dei risultati è disponibile qui

 

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