Category : Mercato del lavoro

Mercato del lavoro Selezione Stampa

Com’è cambiato il lavoro in Italia e come cambierà ancora nei prossimi 10 anni

di Francesco Seghezzi, pubblicato su Il Sole 24 Ore

Che il lavoro stia profondamente cambiando è sotto gli occhi di tutti. da anni ormai è impossibile affrontare il tema del lavoro senza declinarlo dal punto di vista della sua trasformazione che comprende diversi elementi: la tecnologia, i nuovi mercati, la demografia, il diritto del lavoro e soprattutto la crisi economica. E non si tratta solo di un dibattito dai contorni spesso politici. 

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Mercato del lavoro

ISPER: 27esimo scenario risorse umane 2018 – 2019

E’ stato pubblicato il 27esimo scenario risorse umane 2018 – 2019 di ISPER (Istituto per la Direzione del Personale). Questa edizione racconta di un’economia mondiale in crescita ed europea in ripresa, pur con problemi per entrambe. Si delinea per l’Italia uno scenario in cui “il mercato del lavoro progredirà in quantità e più ancora in qualità, le cui aziende penseranno agli investimenti, oltre che ai costi, anche se poco alle Risorse Umane, che continueranno a gestire secondo efficienza e razionalizzazione, assistite da una Funzione Personale all’altezza, innovativa e strategica”.

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Donne ILO Mercato del lavoro

Le donne partecipano di meno rispetto agli uomini al mercato del lavoro

Risultati immagini per donna lavoro

Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) pubblicato in occasione della Giornata internazionale della donna, evidenzia una minore probabilità delle donne di partecipare al mercato del lavoro e una più alta tendenza alla disoccupazione. Secondo il rapporto World Employment and Social Outlook Trends for Women Snapshot 2018 («Prospettive occupazionali e sociali nel mondo. Tendenze del lavoro femminile, sintesi 2018»), il tasso globale di attività delle donne — 48,5 per cento nel 2018 — rimane inferiore di 26,5 punti percentuali a quello degli uomini. Il tasso globale di disoccupazione femminile nel 2018 — 6 per cento — è superiore di circa 0,8 punti percentuali a quello degli uomini. Ciò significa che per ogni dieci lavoratori, ci sono solo sei lavoratrici.

La Sintesi del rapporto 2018

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Mercato del lavoro Selezione Web

Mercato del lavoro, non dimenticare la complessità

di Francesco Seghezzi pubblicato su Bollettino Adapt

Recentemente un’immagine sta facendo il giro del web. Si tratta di un grafico diffuso da Matteo Renzi nella sua ultima Enews che rappresenta lungo una linea il tasso di occupazione in Italia a partire dal 2008 suddividendo la linea temporale nei governi di Berlusconi (2008-2011), Monti (2011-2013) e Partito Democratico (2013-2017). Lo scopo del grafico è quello di mostrare come i governi del Partito Democratico (tra i quali viene considerato anche il governo Letta, sebbene sostenuto inizialmente da Forza Italia) abbiano contribuito a riportare il tasso di occupazione al livello pre-crisi mentre, sembrerebbe, Berlusconi e Monti avrebbero contribuito al suo calo. Infatti per Renzi i governi di destra “hanno distrutto l’occupazione”, mentre i governi del PD grazie al Jobs Act e all’abbassamento delle tasse hanno “rilanciato il Paese”. E questo sarebbe innegabile perché “basato su dati ufficiali, quelli dell’Istat”.

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Eurofound Mercato del lavoro

Eurofound, Italia: 7 lavoratori part time su 10 lo sono involontariamente

Il 9,6% dei lavoratori della Ue vive a rischio povertà: la percentuale ovviamente aumenta per i lavoratori part time, i lavoratori autonomi senza propri dipendenti e i lavoratori temporanei. Eurofound è l’agenzia tripartita dell’UE che fornisce le conoscenze per contribuire allo sviluppo di migliori politiche sociali, occupazionali e relative al lavoro. Purtroppo la percentuale di lavoratori a rischio povertà nella Ue è aumentata di circa un punto dal 2007 al 2014. Il Paese che, nel 2014, ha registrato la maggiore percentuale di lavoratori a rischio povertà è la Romania (19%). Seguono Grecia, Spagna, Estonia, Italia. Il nostro Paese nel 2014 ha circa l’11% dei lavoratori a rischio povertà contro il 10% circa del 2007. I Paesi Ue più virtuosi sono Danimarca, Belgio, Finlandia e Repubblica Ceca. Lo studio di Eurofound evidenzia che sono anche aumentati i lavoratori part time involontari. Nel 2014 nella Ue ogni 3 lavoratori part time uno lo era involontariamente. In Italia ogni 10 lavoratori part time sette lo sono involontariamente.

Working time patterns for sustainable work

Non-standard forms of employment: Recent trends and future prospects

In-work poverty in the EU

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Il commento Mercato del lavoro

L’unione che manca all’Europa del lavoro

Fonte: Lapresse

Nella sua lettera d’intenti al Parlamento, e al Consiglio, europeo, il Presidente Juncker aveva già annunciato la proposta di costituire alla fine del 2018, a livello comunitario, un’Agenzia per rafforzare la cooperazione tra le autorità nazionali competenti in materia di mercato del lavoro a tutti i livelli, anche al fine di gestire al meglio le situazioni transfrontaliere nonché tutte le ulteriori iniziative a sostegno della mobilità e la definizione di un numero di sicurezza sociale europeo. Tale scelta è stata confermata due giorni fa, durante il discorso sullo Stato dell’Unione, per il 2019.

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Eurostat Mercato del lavoro

Lavoro: Eurostat 3,2 mln disponibili ma non cercano,a top Ue

In Italia nel 2016 ci sono state oltre 3,2 milioni di persone tra i 15 e i 74 anni che si sono dichiarate disponibili a lavorare ma non hanno fatto alcuna azione attiva di ricerca di un impiego, oltre un terzo degli 8,8 milioni complessivi in Europa. E’ quanto emerge dalle tabelle Eurostat sulle “Forze lavoro potenziali”, secondo le quali l’Italia registra un calo rispetto al 2015, ma resta saldamente in testa alla graduatoria degli sfiduciati. Se si guarda al totale delle forze complementari (compreso chi cerca lavoro ma non è subito disponibile), l’Italia registra nel complesso 3,34 milioni di persone alla finestra con un tasso del 13% (il 14% nel 2015) della forza lavoro (4,5% media Ue). In Europa nel 2016 – scrive Eurostat – c’erano 224 milioni di persone occupate e 21 milioni di disoccupati. Nell’anno, inoltre, c’erano anche almeno 11,1 milioni di persone tra i 15 e i 74 anni “economicamente inattive”, ma con una relazione con il mercato del lavoro per cui si potrebbero considerare forza lavoro potenziale. Si tratta del 4,5% della forza lavoro europea.

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Il commento Mercato del lavoro

Servizio civile: l’obbligo che non aiuta chi cerca un lavoro

Il Ministro Roberta Pinotti, foto: Lapresse

Nel febbraio scorso è stato approvato in via definitiva il decreto legislativo che disciplina il servizio civile universale in attuazione della legge di riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale. L’obiettivo del Governo è quello di rafforzare il servizio civile quale strumento di difesa non armata della Patria, di educazione alla pace tra i popoli e di promozione dei valori fondativi della Repubblica. Il provvedimento, tra l’altro, prevede la partecipazione al sistema anche dei cittadini dell’Unione europea e degli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia e tende a razionalizzare gli interventi di servizio civile universale attraverso una programmazione affidata allo Stato centrale, che deve soddisfare i peculiari fabbisogni del Paese in linea con gli obiettivi del Governo, prevedendo interventi a favore dei giovani con minori opportunità e meccanismi di premialità per gli enti che realizzeranno interventi con l’impiego di questi giovani.

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BCE Mercato del lavoro

Bce: in Italia e Francia mercato peggiora malgrado ripresa

“In Francia e in Italia gli indicatori piu’ ampi sull’eccesso di forza lavoro hanno continuato ad aumentare durante tutta la fase di ripresa mentre in Spagna e in altre economie dell’area dell’euro, hanno registrato un calo di recente ma rimangono nettamente al di sopra dei livelli pre-crisi”. Lo scrive la Bce in uno studio, contenuto nel Bollettino economico in diffusione domani e dedicato alla valutazione dell’effettivo eccesso di forza lavoro nei Paesi dell’Eurozona.

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Competenze Mercato del lavoro OCSE

Ocse: investire sulle competenze degli adulti per essere competitivi

Grazie alla crescita della tecnologia dell’informazione la produzione si è mondializzata e frammentata nelle cosiddette “catene globali di valore”: i lavoratori di diversi Paesi contribuiscono e svolgono ciascuno una fase (dalla progettazione alla commercializzazione e vendita) del medesimo prodotto. Gli impatti di queste catene di valore sono più complessi ed estesi e più interdipendenti rispetto alla prima fase della globalizzazione tanto da non poter essere più trascurabili. L’Ocse nel suo ultimo studio Skills Outlook 2017 rileva come gli investimenti nelle competenze dei propri cittadini possano garantire che la loro partecipazione nei mercati globali si tramuti in migliori risultati economici e sociali. Ciò serve non solo ad agevolare l’inserimento occupazionale delle singole persone e a proteggerle dai rischi di perdita e di scarsa qualità del posto di lavoro ma anche agli stessi Paesi per continuare ad essere competitivi a livello internazionale e progredire in un mondo sempre più interconnesso. Questi ultimi – si legge nel rapporto dell’Organizzazione parigina – possono meglio allineare la domanda e l’offerta di competenze assicurando un’istruzione e una formazione tecnico-professionale di alto livello che includa una forte componente di apprendimento basata sul lavoro e specifiche politiche volte ad incoraggiare una collaborazione più stretta tra mondo delle imprese, università e ricerca.

Leggi l’executive summary del rapporto

Leggi il rapporto Skills Outlook 2017

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