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Marco Biagi

Rivista LDE: il dovere di ricordare Marco Biagi

La Rivista Lavoro Diritti Europa (LDE) ha dedicato all’anniversario dell’uccisione del Professor Marco Biagi una serie di articoli che presentano i vari profili dell’Uomo e dello Studioso, nel FOCUS Il 18° anniversario dell’assassinio di Marco Biagi. Il dovere della memoria.

A seguire gli articoli

Uno Statuto dei diritti e dei doveri
di Maurizio SACCONI già Ministro del Lavoro

Il “Libro bianco sul mercato del lavoro in Italia”
di Giampiero PROIA Università Roma Tre

Il ricordo di  un Sindacalista
di Savino PEZZOTTA già Segretario Generale CISL

Un riformista tradito
di Giuliano CAZZOLA Università di Bologna

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Formiche Marco Biagi

Dalla memoria di Marco Biagi la lezione per il dopo crisi. Il commento di Sacconi

Articolo pubblicato su Formiche.net

A diciotto anni dalla prematura scomparsa del giuslavorista Marco Biagi, la costrizione del lavoro e della formazione a distanza può offrire l’opportunità di nuovi metodi e contenuti pedagogici, di modalità lavorative disegnate sulla fiducia, sulla responsabilità, sui risultati. Ricordare Biagi ci aiuta ad entrare con convinzione nel mondo nuovo. La riflessione di Maurizio Sacconi, presidente dell’associazione Amici di Marco Biagi

A diciotto anni dalla tragica morte, la lezione di Marco Biagi si conferma ancor più attuale nella prospettiva di una grande depressione economica dopo la terribile crisi sanitaria.

Egli fu capace di un pensiero discontinuo di fronte ai primi segnali della conclusione della seconda rivoluzione industriale. Non pretese di immaginare un mondo nuovo ben definito ma comprese che sarebbe stato imprevedibilmente mutevole. In quanto tale non avrebbe tollerato leggi rigide e uguali per tutti se non per i contenuti applicativi dei principi fondamentali.

Per tutto il resto, avremmo avuto bisogno di regolazioni duttili e adattate alle diverse circostanze di impresa, di territorio, di persona come solo la contrattazione di prossimità (collettiva e individuale) può produrre. Nei nuovi mercati transizionali del lavoro la prima tutela del lavoratore avrebbe potuto essere solo la sua professionalità, conseguenza di ecosistemi formativi nei diversi territori, generati dalla collaborazione tra scuole, università, istituti e centri di formazione, imprese. Al contrario, le tradizionali tutele rigide e omologhe avrebbero soltanto penalizzato proprio i lavoratori più fragili esponendoli alla esclusione da sistemi produttivi rattrappiti dalla regolazione nella loro componente occupazionale.

Intuì il bisogno di una formazione integrale, utile al “saper essere” prima che al “saper fare”, affinché ciascuno fosse capace di affrontare il quotidiano cambiamento. Implicitamente, evocando la responsabilità della persona in ogni circostanza, collegò i diritti ai doveri. Il diritto-dovere all’apprendimento continuo, al salario connesso a obiettivi, alla disoccupazione assistita da sussidio e ricerca di lavoro, alla salute e sicurezza cooperando con gli obblighi del datore di lavoro. I diritti ne sarebbero usciti rafforzati e più effettivi.

Nel dopo crisi tutto ciò sarà indispensabile. La ripresa sarà faticosa dopo una grande caduta della offerta prima ancora che della domanda. Con la regolazione novecentesca sul lavoro avremo solo un freno a mano tirato e la condanna di molti al sussidio di sopravvivenza.

La lezione di Biagi, al contrario, ove assunta compiutamente, ci potrà condurre a fondare la nuova stagione di crescita proprio sulle persone, sulle loro capacità accresciute da una rivoluzione educativa, sulla attitudine a perseguire obiettivi. La costrizione del lavoro e della formazione a distanza può offrire l’opportunità di nuovi metodi e contenuti pedagogici, di modalità lavorative disegnate sulla fiducia, sulla responsabilità, sui risultati. Ricordare Biagi ci aiuta quindi ad entrare con convinzione nel mondo nuovo.

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anniversario Blog Marco Biagi

19 marzo 2002 – 19 marzo 2020, ricordando Marco Biagi Oggi alle 14.30 in diretta il webinar ADAPT

Cari amici e gentili lettori,


il 19 marzo di diciotto anni fa veniva assassinato Marco Biagi. In questi giorni le analisi e i pensieri sono tutti concentrate su altro, giustamente. Noi non vogliamo comunque rinunciare a una testimonianza e lo faremo questo pomeriggio, tra le 14.30 e le 15.30, in diretta streaming a questo link con un breve seminario

Lo facciamo non solo e non tanto per senso del dovere. Non sta a noi ricordarne la figura pubblica e il ruolo di servitore dello Stato. E del resto, come lo stesso Marco ebbe modo di sottolineare nel ricordare il suo Maestro, Federico Mancini (Marco Biagi, Federico Mancini: un giurista “progettuale”, The Johns Hopkins University – Bologna Center, Bologna, March 2001, pp. 3-11), «credo che non avrebbe gradito una commemorazione». Anche oggi, dunque, ci fermeremo per qualche minuto e lo faremo con chi vorrà seguirci in modo da tenere vivo un pensiero e anche un peculiare metodo di lavoro che trovava e trova nel confronto coi giovani una linfa vitale. Ci riferiamo a giovani studiosi, sindacalisti e operatori del diritto e del mercato del lavoro che magari non lo hanno mai conosciuto di persona e che però possono ancora oggi “incontrarlo” attraverso i suoi scritti, la sua progettualità e il suo impegno per un mercato del lavoro più giusto e inclusivo. Questo è il tema di cui dibattiamo in questi giorni, in piena emergenza sanitaria, e questo tema non può essere affrontato correttamente se non attraverso impegno civile, passione e, appunto, un metodo che un “giurista di progetto” come Marco Biagi chiamava il metodo del diritto delle relazioni industriali.

Riteniamo che questo pensiero e questo metodo siano ancora oggi vivi. Lo dimostrano, crediamo, la vitalità e la storia di ADAPT che proprio quest’anno è arrivata ai venti anni di vita grazie a una felice intuizione di Marco che ha sempre creduto in una idea di Scuola intesa come un gruppo legato da stima collettiva e capace di condividere un progetto comune.

Per chi volesse approfondire questa storia e la sua originaria dimensione di “bottega artigiana” Condividiamo con voi in questa occasione in formato open access il libro Morte di un riformista (Marsilio, 2002). 

Ci troviamo tra poco a questo link per tenere viva e dare un senso a questa storia che ci vede tutti impegnati a costruire assieme un futuro del lavoro migliore. 


Michele Tiraboschi
Direttore Scientifico ADAPT

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Amici Marco Biagi anniversario Blog Marco Biagi

Il mio canto libero/ Da Biagi le intuizioni per uno Statuto dei diritti e dei doveri della persona attiva

Pubblicato su Bollettino ADAPT

Nel 2001 Marco Biagi scriveva nel suo Libro Bianco che “non può certo essere condiviso l’approccio ….. di estendere rigidamente l’area delle tutele senza prevedere alcuna forma di rimodulazione all’interno del lavoro dipendente”. Nel momento in cui prevedeva il progressivo superamento della tradizionale separazione tra autonomia e subordinazione della prestazione, egli infatti immaginava “un nucleo minimo di norme inderogabili”, soprattutto di specificazione del dettato costituzionale, al di sopra del quale riteneva “opportuno lasciare ampio spazio all’autonomia collettiva e individuale” per declinare in prossimità le nuove tutele reali come la formazione. Con l’aggiunta di un avvicinamento dei regimi previdenziali. Impostazione, la sua, largamente disattesa da chi oggi, di fronte alla necessità di ripensare il sistema di protezioni nella rivoluzione cognitiva, decide la secca estensione della disciplina del lavoro subordinato a tutte le attivita prestate in favore di terzi. Si tratta di una prima attuazione della “Carta dei diritti universali” proposta dalla Cgil che implica l’applicazione di tutte le tutele previste dall’ordinamento a tutti. A partire dal ben noto art.18 che, in effetti, se dovesse essere riconosciuto come un diritto (e non come una tutela), dovrebbe estendersi anche a quella metà circa di lavoratori cui oggi non si applica. La tesi ha una sua popolarità corrispondente alla crescente insicurezza generata dai profondi cambiamenti nei modi di produrre e lavorare. Eppure non è difficile immaginare, anche alla luce di recenti sperimentazioni, come una tale rigidità avrebbe il solo effetto di ridurre ulteriormente il monte ore lavorate e di incoraggiare l’effetto sostitutivo delle macchine. La grande depressione economica, che potrebbe seguire la terribile diffusione virale, accentuerebbe la portata negativa di questo tipo di decisioni. Marco Biagi fu probabilmente il primo giurista italiano (e non solo) a dedurre dai primi segnali della fine del fordismo la necessità di una nuova architettura regolatoria del lavoro. Non pretendeva di conoscere il mondo nuovo ma, intuendo che sarebbe stato denso di incognite e di variabili, immaginò il passaggio a quella disciplina duttile e mutevole dei rapporti di lavoro che solo la contrattazione di prossimità avrebbe potuto consentire. Parlo’ quindi di Statuto dei Lavori per sottolineare la fine della omologazione del lavoro. Egli, ancor più, ci ha però avvicinato all’idea di coniugare i diritti e i doveri di ciascuna persona attiva, che lavora o vuole lavorare, evidenziando la inevitabile connessione tra le tutele pubbliche o collettive e la responsabilità di ciascuno. Basti pensare al primario obiettivo della autosufficienza nel mercato del lavoro quale si realizza attraverso la buona formazione. Questa è qualificabile non solo come un diritto ma anche come un dovere perche’ rappresenta la più efficace tutela per la occupabilita’ della persona ed insieme come il migliore contributo alla competitivita’ dell’impresa e dell’economia nazionale. Dovere verso se’ stessi e verso il proprio contesto relazionale. Nondimeno evidente e’ la connessione tra diritto e dovere nel caso di sussidi che devono rappresentare una tutela transitoria giustificata dal contestuale impegno per una nuova occupazione. Perfino nel caso della salute e sicurezza la Cassazione ha affermato che “il sistema della normativa antinfortunistica si è evoluto, passando da un modello “iperprotettivo”, interamente incentrato sulla figura del datore di lavoro, quale soggetto garante investito di un obbligo di vigilanza assoluta sui lavoratori, ad un modello “collaborativo”, in cui gli obblighi sono ripartiti tra più soggetti, compresi i lavoratori”. Insomma, ogni diritto diventa sostenibile ed effettivo grazie ad un corrispondente dovere.

Più il mondo cambia, più troviamo ancora ispirazione nel suo spirito di “rottura” degli schemi tradizionali cui si aggrappano invece i suoi (culturalmente) fragili avversari.

Maurizio Sacconi



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anniversario Marco Biagi

Ricordando Marco Biagi

Intervento introduttivo di Maurizio Sacconi nel convegno Adapt-Amici di Marco Biagi su “La professionalità nella contrattazione“.
CNEL. Roma, 15 marzo 2018

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Marco Biagi

Relazioni industriali e professionalità: XVI giornata in memoria di Marco Biagi

Relazioni industriali e professionalità

XVI giornata in memoria di Marco Biagi
Roma, 15 marzo 2018 – Sala Parlamentino del CNEL

Cari amici e gentili lettori,

insieme al centro studi ADAPT, ogni anno ci piace ricordare il pensiero e il metodo di Marco Biagi, sottolineandone la costante attualità. Quest’anno lo faremo il 15 marzo presso il Parlamentino del CNEL, dalle 10.30 alle 13.00, trattando il tema, caro al professore bolognese, del rapporto tra “Relazioni industriali e professionalità“.

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Libro bianco Marco Biagi

L’eredità di Marco Biagi/ Dai contratti un welfare personale

Di Giorgio Pogliotti

Da Il Sole 24 ore

Un welfare complementare e integrato, in grado di proteggere la persona adattandosi a tutte le fasi della vita, “dalla culla alla tomba”. Che poggia su grandi fondi – frutto dell’accorpamento dei fondi tradizionali – che, attraverso l’integrazione delle prestazioni previdenziali, sanitarie e di assistenza alla non autosufficienza, possa offrire servizi personalizzati, in base ai bisogni di ciascuno. È questa una delle sfide lanciate nel Libro Bianco per “un welfare della persona”, elaborato dal centro studi Adapt (fondato da Marco Biagi) e dall’associazione Amici di Marco Biagi, ovvero da gran parte degli autori del Libro Bianco governativo del 2009 sulla “vita buona nella società attiva” che già si ispirava a molte delle tesi care al giuslavorista ucciso 15 anni fa dalle Br.

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Marco Biagi Salute e sicurezza SIMLII

Salute e sicurezza sul lavoro: quando la norma diventa agile e funzionale

In occasione della commemorazione del prof. M. Biagi, lo scorso 18 marzo 2016 a Bologna, Fondazione Biagi, SIMLII, politici ed esperti di salute e sicurezza aziendale, rappresentanti del mondo del lavoro, si sono incontrati per un vivace e produttivo confronto sulla salute e sicurezza dei lavoratori e su quali giusti aggiornamenti normativi siano richiesti.

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Marco Biagi Sicurezza del lavoro SIMLII

Ricordando Marco Biagi e il suo impegno per la sicurezza del lavoro

Pubblichiamo a seguire l’intervento di Maurizio Sacconi al Convegno organizzato a Bologna il 18 marzo  scorso dalla Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale (SIMLII) dal titolo “Tutela dell’ambiente di lavoro e direttive comunitarie: ricordando Marco Biagi e il suo impegno per la sicurezza sul lavoro”.

L’odierno convegno promosso dalla SIMLII assume a riferimento le intuizioni di Marco Biagi per avviare un percorso di profonda revisione della vigente regolazione in materia di salute e sicurezza nel lavoro. In sintesi possiamo attribuire a Biagi due ordini di valutazioni premonitrici dei bisogni attuali. Egli comprese, da un lato, che le nuove tecnologie, nonostante ne potesse percepire solo il primitivo impatto, avrebbero trasformato il modo di produrre e lavorare nel senso di una ben maggiore autonomia e responsabilità del prestatore d’opera. Oggi già diffusamente avvertiamo il passaggio da modelli organizzativi verticali, nei quali il lavoratore esegue pressoché meccanicamente ordini gerarchicamente impartiti, a modelli orizzontali ove il lavoro si svolge per cicli, fasi, risultati. E sempre più tendono a venire meno le tre caratteristiche tradizionali del lavoro subordinato, consistenti nella predeterminazione, per lo più rigida, dell’orario di lavoro, della postazione fissa, del salario.

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