Category : Lavoro

Inps Lavoro

Inps: 140mila contratti a tempo indeterminato nel primo semestre del 2018

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Nel periodo gennaio-giugno 2018, nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +891.000, inferiore a quello del corrispondente periodo del 2017 (+963.000). Il saldo annualizzato a giugno 2018 risulta positivo e pari a +392.000, in flessione rispetto a quello registrato a maggio (+453.000). I rapporti di lavoro creati grazie all’incentivo triennale per l’assunzione dei giovani under 35 nei primi sei mesi dell’anno sono stati 60.344: i contratti con questo incentivo sono stati il 6,96% dei 867.592 contratti di assunzione o trasformazione a tempo indeterminato fatti nel periodo. Lo ha comunicato oggi l’Inps diffondendo i dati dell’Osservatorio sul Precariato, sottolineando che per i contratti a tempo indeterminato la variazione netta è stata positiva per 140 mila unità.

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Lavoro

Il mio canto libero/ Ancora leggi sul lavoro

da Bollettino ADAPT

Si ricomincia a mettere mano alle regole del lavoro attraverso la leva legislativa. Secondo gli annunci torneremmo ai vincoli delle causali e di una durata più contenuta per i contratti a termine nel presupposto che la precarietà sia conseguenza della norma. Si ipotizza poi una specifica regolazione del lavoro intermediato da piattaforme digitali. Nel primo caso sarà utile una riflessione preliminare sulla ragione vera della instabilità dei posti di lavoro  in un tempo in cui si riduce drasticamente la vita media delle imprese, le aspettative sono comunque incerte, le transizioni delle competenze sono continue. La prima risposta alla comprensibile domanda di sicurezza dei lavoratori non potrà che riguardare la loro effettiva possibilità di accedere perpetuamente a tutte le conoscenze utili a rimanere sempre occupabili. Un ricercatore, ad esempio, può ben scambiare un rapporto di lavoro flessibilmente collegato alla conclusione del progetto di ricerca con la qualità scientifica della prestazione e con una remunerazione adeguata. Se poi è vero che crescono i flussi di ingresso attraverso contratti a termine, è altrettanto vero che lo stock di queste tipologie contrattuali rimane contenuto al 16 e rotti per cento del totale facendo intendere che sono spesso convertite in rapporti permanenti. Il ritorno alle causali farebbe quindi solo la festa degli avvocati perché riproporrebbe il facile contenzioso del passato inibendone l’impiego. Sarebbe utile almeno portare a maggiore convenienza il primo e terzo livello di apprendistato oggi vessati da pesanti oneri formali senza un adeguato vantaggio in termini di costo diretto e indiretto. A proposito invece dei lavori da piattaforma, il legislatore si potrebbe concentrare sulle prestazioni di consegna di merci leggere a distanze contenute attraverso mezzi di trasporto del lavoratore, bicicletta inclusa. Le piattaforme potrebbero rappresentare il punto di incontro tra le esigenze flessibili tanto dei consumatori quanto dei lavoratori in quanto studenti o titolari di altro, prevalente, rapporto di lavoro. Si tratterebbe, attraverso vincoli di età, di sorveglianza sanitaria preventiva, di corrispettivi massimi in un anno, di “ripulire” la stessa platea dei lavoratori riconducendola a coloro che vogliono, con un approccio occasionale, poter rifiutare la prestazione e non cercano li la soluzione alle loro aspirazioni di vita lavorativa e di reddito. La prestazione da piattaforma potrebbe così trovare una regolazione accettata nella collaborazione coordinata e continuativa. Questa garantirebbe i versamenti Inps e Inail cui potrebbero aggiungersi tutele per la malattia e obblighi di formazione per la prevenzione degli infortuni. Il corrispettivo minimo non potrebbe essere orario ma commisurato alla singola prestazione data la possibile discontinuità del tempo di lavoro. Accordi economici collettivi potrebbero infine aggiungere remunerazione e tutele con l’auspicabile evoluzione dei servizi resi dalle piattaforme. Sarebbe al contrario un errore cercare nella subordinazione la soluzione di ogni problema perché non corrisponderebbe, con i suoi vincoli di disponibilità oraria e le sue complessità gestionali, alle caratteristiche oggettive dei “lavoretti” e a quelle soggettive della grande maggioranza di questi prestatori. In questo modo produrremmo solo l’effetto della fuga delle piattaforme dal mercato italiano.

Maurizio Sacconi

Presidente Amici di Marco Biagi

 

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Lavoro

Maurizio Sacconi sulle misure urgenti in materia di lavoro – Articolo pubblicato su QN

Le annunciate misure urgenti in materia di lavoro ci daranno la misura “sviluppista” dell’azione di governo. Avremo infatti modo di verificare se prevarranno le tentazioni di soddisfare le astratte percezioni ideologiche, a costo di bruciare lavoro, o il desiderio di assecondare la maggiore occupazione in una fase di rallentamento delle economie. Se torneremo ai vecchi vincoli per i contratti a termine vorrà dire che viene assunto il pregiudizio indimostrato per cui la precarietà è conseguenza della norma e non di una realtà in cui si riduce la vita media delle imprese, le aspettative permangono  incerte, le transizioni delle competenze si fanno continue. La prima risposta alla comprensibile domanda di sicurezza dei lavoratori dovrebbe quindi riguardare la loro effettiva possibilità di accedere agevolmente a tutte le conoscenze utili a rimanere sempre occupabili. In questa ottica di collocherebbe, quale concreta alternativa ai contratti a termine, una politica di favore per l’apprendistato “educativo”, ora vessato da pesanti oneri formali senza un adeguato vantaggio in termini di costo diretto e indiretto. Analogo banco di prova sarà la regolazione dei “lavoretti” organizzati dagli intermediari digitali. Il governo dovrà scegliere se costringerli nella griglia rigida del tradizionale rapporto subordinato, soffocandoli, o se condurli ad una disciplina essenziale che ne tuteli l’equo compenso, la salute e sicurezza, l’accantonamento previdenziale. Ragionevolmente, le nuove piattaforme sopravviveranno e si svilupperanno solo se saranno il luogo di incontro tra le esigenze flessibili dei consumatori e quelle, non meno flessibili, di chi cerca un piccolo reddito complementare  allo studio o ad un altro rapporto di lavoro. Si potrebbe anche, mediante vincoli di età, di sorveglianza sanitaria preventiva, di corrispettivo minimo per prestazione e massimo in un anno, “ripulire” la stessa platea dei lavoratori riconducendola a coloro che vogliono, con un approccio occasionale, poter rifiutare la prestazione nel nome di altri interessi prevalenti. Basta insomma muovere dalla osservazione della realtà per trovare soluzioni pratiche e giuste.

Maurizio Sacconi

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Lavoro

Promuovere accesso a nuove conoscenze e reti locali di professionalità

Articolo pubblicato su QN

L’Istat ci rende ora nota la distribuzione territoriale nel 2017 degli indicatori del Benessere Equo e Sostenibile (Bes). Il salto tecnologico, unito a politiche pubbliche dedicate nei fatti ai soli punti di forza del sistema, ha accentuato il tradizionale dualismo territoriale e ha prodotto nuove polarizzazioni anche all’interno delle aree forti o intermedie. Tali fenomeni hanno trovato evidenza, per la prima volta con simmetrie così perfette, nello stesso risultato elettorale. E’ questo peraltro un destino inesorabile per cui si tratta solo di irrobustire le azioni di sostegno al reddito dei perdenti? La tesi trova autorevoli sostenitori nei vincenti che aspirano così a vincere ancor più senza il disturbo degli esclusi. L’intelligenza artificiale, la blockchain, la gig economy hanno in realtà la potenzialità di aumentare la capacità di tutte le persone e di tutte le imprese. Si tratta quindi di privilegiare le politiche che promuovono l’accesso di tutti alle nuove conoscenze come alle nuove macchine, applicazioni e reti proprio perché parti rilevanti del territorio nazionale sono in grave ritardo. Occorrono certamente “reti locali per la professionalità” cui far concorrere scuole, università, imprese, servizi pubblici e privati per l’impiego, consulenti del lavoro, fondi bilaterali. Non una formula burocratica ma la permanente ricerca di integrazioni per garantire offerte competitive alla libera domanda dei disoccupati grazie all’assegno virtuale di ricollocamento. Abbiamo il compito di assorbire la previsione dell’Unione Europea secondo la quale nel 2020 ci saranno in Italia 135 mila posti di lavoro vacanti nell’ambito ICT, unito al dovere di aiutare gli adulti a rischio di disoccupazione con un programma straordinario di alfabetizzazione digitale. Dopo il pacchetto del governo uscente sarà ora necessario aggiungere un piano “small business 4.0″ accompagnato da reti adeguate nei territori. Ma serve anche il coraggio di sfidare le retorica dominante, che vuole tutti potenziali corrotti ed evasori,  realizzando vere e proprie zone off-shore nelle quali regole e tasse siano drasticamente abbattute per attrarre investimenti privati. Con la burocrazia “difensiva” tutto si paralizza. E forse anche i salari dovrebbero poter essere modulati in relazione allo svantaggio territoriale e all’avvio di start up innovative nel contesto di accordi di comunità tra corpi sociali, imprese e istituzioni. Nulla a che fare con i vecchi patti territoriali in cui si amministravano robusti incentivi finanziari perché ora si tratta di verificare la disponibilità di ciascun sottoscrittore a cedere un pezzo di convinzioni e convenienze per uno scopo condiviso. Può essere infine funzionale un federalismo a geometria variabile per cui alcune Regioni meritano più autonomia ed altre meno poteri, fino all’accettazione del commissariamento, se vogliono avere risorse aggiuntive. 

Maurizio Sacconi

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Contratti Lavoro

Contratti di comunità

Il segretario generale della Ugl Capone, sposando la contrattazione di prossimità, ha ipotizzato la costruzione di accordi tripartiti di comunità che dovrebbero coinvolgere organizzazioni rappresentative degli interessi e istituzioni in un determinato ambito territoriale. Lo sviluppo degli accordi di comunità favorirebbe la crescita delle economie locali e concorrerebbe alla ricostruzione del tessuto relazionale come del circuito della fiducia nei confronti delle istituzioni. Si tratta di intese che non hanno precedenti perché anche i patti territoriali di infausta memoria sembrano lontani dalle ipotesi discusse in un seminario a porte chiuse presso la sede della Ugl. Le ipotesi considerate partono infatti dal presupposto della disponibilità di tutti gli attori a concorrere ad obiettivi condivisi attraverso il conferimento di una parte di se’, a partire dalla disponibilità di superare le tradizionali rigidità di ogni funzione. Uno sforzo vero insomma e non la facile distribuzione di risorse pubbliche. Tutti i territori sono potenzialmente interessati ad impegni straordinari in questa stagione caratterizzata ovunque da pericoli di polarizzazione dello sviluppo. Anche attraverso il contributo di Adapt, rappresentato dal presidente Emanuele Massagli, sono state identificate i seguenti ambiti di negoziato:

 1)Politiche di attrazione degli investimenti: riduzione della tassazione regionale comunale su redditi e immobili, potenziamento di reti e servizi tecnologici, organizzazione di sistemi per lo smaltimento di rifiuti industriali, modalità efficaci di controllo del territorio per la sicurezza.

2) Reti locali per l’occupabilita: sinergie tra scuole, università, centri di formazione, servizi pubblici e privati per l’impiego, imprese, enti bilaterali, consulenti del lavoro

3) Politiche socio-sanitarie-assistenziali: promozione di servizi di cura all’infanzia, servizi territoriali alla cronicità, sorveglianza sanitaria nei luoghi di lavoro integrata con ASL, assistenza e vigilanza sulla salute e sicurezza nelle imprese.

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Bollettino ADAPT Lavoro

Il mio canto libero/ Consigli (non richiesti) a chi governerà

Il reddito da lavoro rappresenta la prima domanda della società. E questa si esprimerà anche nel caso di un ritorno al voto. Convergono sul futuro governo, qualunque sarà, le attese di giovani inoccupati spesso penalizzati da fragili percorsi educativi, di adulti involontariamente occupati a tempo parziale, di disoccupati di lungo periodo, di lavoratori autonomi impoveriti, di liberi professionisti costretti ad una concorrenza al ribasso, di piccoli imprenditori che arrancano con fatica e sono talora in attesa di pagamenti pubblici che non arrivano. Chi governerà non potrà cavarsela con piccoli “segnali” pur emblematici perché è così concreta la mancanza di reddito di molti, al nord come al sud, da non consentire risposte evasive o meramente assistenziali o rinviate all’esito incerto di grandi riforme. Per questa ragione, anche la promessa di massicce assunzioni nei centri per l’impiego, ove mantenuta, non darebbe la percezione di una soluzione.

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Lavoro OIL

Rapporto del partnerariato “Global Deal”: Il dialogo sociale è fondamentale per il lavoro dignitoso

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Il rapporto del partenariato “Global Deal” (Accordo globale) afferma che il dialogo sociale svolge un ruolo chiave nella creazione di lavoro dignitoso e che incrementa la competitività delle imprese, ma che sono anche necessari maggiori sforzi per garantire e realizzare i diritti alla libertà di associazione e contrattazione collettività. Il rapporto Building trust in a changing world of work (rafforzare i rapporti di fiducia in un mondo del lavoro che cambia) è il risultato del lavoro congiunto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e del coordinamento del “Global Deal” — un partenariato che incoraggia governi, imprese, sindacati e altre organizzazioni ad impegnarsi nel rafforzare il dialogo sociale.

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Interviste Lavoro

Forum Public Affairs 2017: lavoro, investimenti, innovazione. Le sfide del prossimo governo

Pubblichiamo a seguire il video integrale dell’intervista concessa da Maurizio Sacconi,  giovedì 19 ottobre nell’ambito dell’evento Forum Public Affairs 2017. L’evento organizzato da Comunicazione Italiana, è l’appuntamento nazionale in cui i protagonisti del Public Affairs e della Comunicazione di Impresa si incontrano con i decision makers istituzionali per confrontarsi su specifiche tematiche di interesse nazionale, quest’anno il tema è stato “Lavoro, investimenti, innovazione. Le sfide del prossimo governo”. Gli interessi pubblici, come lavoro – investimenti – innovazione, richiedono una profonda e attenta conoscenza degli sviluppi tecnologici, che deve essere compresa da parte del decisore pubblico, al fine di poter legiferare in ciascuna materia. Il tema del lavoro è una delle tematiche più importanti e più complesse che il prossimo Governo dovrà affrontare. La riforma del Jobs Act – si legge nel programma dell’evento – ha dato vita ad un graduale processo di trasformazione e comprensione delle nuove esigenze del mercato-lavoro. Le relazioni istituzionali e la rappresentanza degli interessi divengono, invece, necessarie per la comprensione delle istanze per la governance politica provenienti dal mondo imprenditoriale e sociale. Lo scopo è quello di sviluppare e incrementare un dialogo circolare tra Istituzioni, Impresa, e Cittadino per una partecipazione democratica attiva e partecipativa.

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Lavoro Pensioni

Lavoro e pensioni: Def-Istat, la scelta degli italiani in vista delle elezioni

Fonte: Lapresse

Le Commissioni Bilancio di Senato e Camera, in seduta congiunta, hanno iniziato ieri alcune audizioni preliminari in relazione alla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (il cosiddetto Def). Sono stati così ascoltati i rappresentanti dell’Istat, della Banca d’Italia, della Corte dei Conti e dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio. In questa sede è particolarmente interessante analizzare le risposte che il Governo ha offerto nel Def in definizione alle Raccomandazioni dell’Unione Europea in materia di mercato del lavoro, welfare e spesa sociale.

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Lavoro Occupazione

CGIA a Padoan: nuovi posti ma un 1 miliardo di ore lavorate in meno

L’occupazione è in recupero rispetto al picco pre-crisi del 2008 ma le ore lavorate sono scese, da quella data ad oggi, di oltre 1 miliardo segno che si è invertita la crescita, scendono cioè i lavoratori a tempo pieno e, viceversa, sono aumentati quelli a tempo parziale, dai contratti a termine al part time involontario, dal lavoro intermittente a quello in somministrazione. È la Cgia a replicare al ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, che aveva ribadito come l’occupazione abbia registrato 1 milione di posti in più.

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