Category : Istat

Inflazione Istat

Inflazione: Istat conferma -0,1% a giugno, +1,2% su anno

Nel mese di giugno 2017 l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,1% su base mensile e aumenta dell’1,2% rispetto a giugno 2016 (da +1,4% di maggio), confermando la stima preliminare. Il rallentamento dell’inflazione per il secondo mese consecutivo si deve principalmente alle componenti merceologiche i cui prezzi presentano maggiore volatilità: Alimentari non lavorati e Energetici non regolamentati, che decelerano rispetto al mese precedente (rispettivamente +1,4% da +3,8% i primi e +2,9% da +6,8% i secondi). A mitigare questo rallentamento i prezzi dei Servizi relativi ai trasporti, che accelerano di nuovo (+4,1% da +3,2% di maggio).

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Il commento Istat

Le nuove “brutte notizie” nei numeri dell’Istat

Foto: Lapresse

L’Istat ha pubblicato ieri il periodico rapporto sugli occupati e, ahimè, sui disoccupati nel nostro Paese. L’occasione è, come sempre, ghiotta per cercare di capire lo stato di saluto del nostro, già malandato, mercato del lavoro e analizzare gli effetti del Jobs Act, la medicina che avrebbe dovuto, come per magia, uccidere il virus della precarietà e della disoccupazione. Venendo ai crudi numeri il primo dato che emerge è che a maggio 2017 la stima degli occupati cala dello 0,2% rispetto ad aprile (-51 mila unità), attestandosi a un livello lievemente superiore a quello di marzo. Il tasso di occupazione si attesta così al 57,7%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali. Il calo congiunturale si manifesta, ahimè, principalmente per gli uomini e interessa tutte le classi di età, a eccezione degli ultracinquantenni, molti dei quali costretti a rimanere attivi grazie, o per colpa secondo le prospettive, alla tanto criticata “Riforma Fornero”. Diminuisce, poi, il numero di lavoratori autonomi e dipendenti a tempo indeterminato, sebbene a tutele crescenti, mentre aumentano i lavoratori con un contratto a termine.

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Istat Lavoro

Lavoro, Istat: -51 mila occupati maggio, calano dopo 8 mesi

La flessione degli occupati a maggio segue il forte incremento registrato il mese precedente e riporta la situazione ad un livello “lievemente superiore a quello di marzo”, spiega l’Istat. Il tasso di occupazione si attesta al 57,7%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali. Rispetto a maggio 2016, la crescita degli occupati, che coinvolge uomini e donne, riguarda i lavoratori dipendenti (+313 mila, di cui +199 mila a termine e +114 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-172 mila). A crescere sono gli occupati ultracinquantenni (+407 mila) a fronte di un calo nelle altre classi di età. Nello stesso periodo diminuiscono i disoccupati (-1,8%, -55 mila) e gli inattivi (-0,9%, -129 mila). Su base mensile, la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a maggio rimane invariata, sintesi di un calo tra gli uomini e un aumento tra le donne. L’inattività risulta in calo tra i 25-34enni, in crescita tra gli ultracinquantenni mentre rimane stabile nelle restanti classi di età. Il tasso di inattività è pari al 34,8%, invariato rispetto ad aprile.

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disoccupazione Istat

Istat: cala la disoccupazione, ad aprile è all’11,1 per cento

Ad aprile 2017 la stima degli occupati cresce dello 0,4% rispetto a marzo (+94 mila unità), dopo un semestre in cui l’occupazione è stata a tratti stabile o in lieve crescita. L’aumento congiunturale di occupazione, che si rileva sia per le donne sia soprattutto per gli uomini, interessa le persone ultracinquantenni e in misura minore i 25 – 34enni, mentre si registra un calo nelle restanti classi di età. Cresce il numero di lavoratori dipendenti, sia permanenti sia a termine. In aumento nell’ultimo mese anche gli indipendenti. Il tasso di occupazione sale al 57,9% (+0,2 punti percentuali). Nel periodo febbraio-aprile si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,4%, pari a +82 mila), determinata dall’aumento dei dipendenti, sia permanenti sia a termine. L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere ed è distribuito tra tutte le classi di età ad eccezione dei 35 – 49enni.

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Economia Italiana Istat

Istat, nei servizi il 96,4% dei nuovi posti di lavoro

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, il miglioramento dei livelli occupazionali dovrebbe proseguire nel 2017 (+0,7% in termini di unità di lavoro) ma in decelerazione rispetto agli anni precedenti. La riduzione della disoccupazione osservata negli ultimi anni proseguirebbe anche nel 2017, con un tasso previsto pari all’11,5%. L’espansione dell’occupazione in Italia ha interessato i servizi in oltre nove casi su dieci, a partire da quelli di alloggio e ristorazione, di trasporto e magazzinaggio e dei servizi alle imprese. E’ quanto emerge dal report dell’Istat sulle previsioni per l’economia italiana. L’aumento nel terziario ha costituito infatti il 96,4% dell’incremento totale netto degli occupati nello scorso anno, una quota superiore di oltre dieci punti a quella dell’area euro (83,3%). Al contrario gli occupati con titolo di studio terziario sono aumentati a un ritmo di crescita inferiore rispetto alla media dell’eurozona (il 2,4% contro il 3,3%). E il miglioramento dell’occupazione ha interessato anche la categoria con un titolo di studio primario (+0,6%), a fronte di una stabilità registrata mediamente nell’area dell’euro.

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Istat rapporto 2017

Istat, rapporto 2017: occupati aumentano, ma sotto livello 2008

Lo scorso anno è continuata in Italia la ripresa dell’occupazione, con 293mila occupati in più, livello che resta comunque inferiore di 333mila unità a quello del 2008. A differenza di quanto accade nella media europea dove il numero degli occupati ha superato per la prima volta i livelli pre-crisi. In ogni caso i ricercatori Istat che hanno elaborato il Rapporto 2017 spiegano che il mercato del lavoro sta “sovraperformando” rispetto alla dinamica del Pil, anche grazie agli incentivi e agli sgravi fiscali. Più in dettaglio, nel periodo della crisi sono diminuiti fortemente i posti di lavoro per professioni a qualifica intermedia, mentre sono aumentati molto (+23%) i posti di lavoro a bassa qualifica e part-time, soprattutto nei servizi.

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Inflazione Istat

Prezzi: Istat, inflazione aprile al massimo da 4 anni

Il tasso di inflazione dell’1,9% di aprile è il più alto registrato da oltre quattro anni, secondo gli ultimi dati ISTAT oggi disponibili. Un aumento tendenziale dei prezzi analogo era stato toccato a febbraio 2013, mentre per trovarne uno maggiore bisogna tornare indietro ancora di un mese fino a gennaio 2013 (quando l’incremento era stato del 2,2%).  I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona diminuiscono dello 0,4% su base mensile e registrano un aumento dell’1,8% su base annua (era +2,3% a marzo). I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto scendono dello 0,3% in termini congiunturali e mostrano una crescita su base annua del 2,2%, in attenuazione dal +2,7% del mese precedente.

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Istat Occupazione

Istat: a marzo il tasso di disoccupazione risale allʼ11,7%, ma migliora la situazione giovanile

A marzo 2017, secondo gli ultimi dati pubblicati dall’ISTAT, la stima degli occupati è sostanzialmente stabile rispetto a febbraio. È pressoché invariato il numero di occupati maschi mentre è in lieve calo quello delle donne. L’occupazione cala nell’ultimo mese tra gli ultracinquantenni (-55 mila) e aumenta nelle restanti classi di età, in particolare quelle più giovani (+44 mila tra i 15-34enni). Cresce il numero di lavoratori dipendenti (+63 mila), sia permanenti (+41 mila) sia a termine (+22 mila), mentre calano gli indipendenti (-70 mila). Il tasso di occupazione è stabile al 57,6%. Nel periodo gennaio -marzo si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,2%, pari a +35 mila), determinata dall’aumento dei dipendenti sia permanenti sia a termine. L’aumento riguarda entrambe le componenti di genere ed è distribuito tra tutte le classi di età ad eccezioni dei 35-49enni.

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Demografia Istat

Istat: in Italia 58,6 milioni di abitanti nel 2045

La popolazione residente attesa per l’Italia è stimata pari, secondo lo scenario mediano, a 58,6 milioni nel 2045 e a 53,7 milioni nel 2065, secondo le ultime rilevazioni pubblicate oggi dall’Istat. Si legge sul sito che “La perdita rispetto al 2016 (60,7 milioni) sarebbe di 2,1 milioni di residenti nel 2045 e di 7 milioni nel 2065. Tenendo conto della variabilità associata agli eventi demografici, la stima della popolazione al 2065 oscilla da un minimo di 46,1 milioni a un massimo di 61,5. La probabilità di un aumento della popolazione al 2065 è pari al 7%. Nello scenario mediano, mentre nel Mezzogiorno il calo di popolazione si manifesterebbe lungo l’intero periodo, per il Centro-nord, superati i primi trent’anni di previsione con un bilancio demografico positivo, un progressivo declino della popolazione si compierebbe soltanto dal 2045 in avanti. La probabilità empirica che la popolazione del Centro-nord abbia nel 2065 una popolazione più ampia rispetto a oggi è pari al 31%, mentre nel Mezzogiorno è pressochè nulla”.

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DEF 2017 Economia Istat

Def 2017: la memoria dell’audizione ISTAT

Segnaliamo a seguire l’audizione del Dott. Roberto Monducci, Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’ISTAT, tenutasi nella giornata di ieri dinanzi alla Commissioni Bilancio Congiunte di Camera e Senato sul Documento di Economia e Finanza 2017. In questa audizione sono stati illustrati dapprima gli andamenti del ciclo economico internazionale e l’evoluzione recente dell’attività economica nel nostro Paese. Successivamente, è stato presentato il quadro degli obiettivi di finanza pubblica così come emerge dal  DEF e sono state proposte, infine, alcune valutazioni sul tema degli investimenti e del lavoro giovanile, temi trattati nel ‘Programma Nazionale di Riforma’.

Leggi la memoria dell’ISTAT

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Audizioni DEF Istat Mercato del lavoro

Def: Istat, mercato lavoro ancora sfavorevole per fascia età 25-34 anni

I dati Istat segnalano “una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni”. Lo rileva il direttore del Dipartimento per la produzione statistica dell’Istat, Roberto Morducci, nella audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Senato e Camera. L’Istat ha confrontato per questa classe di età “i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti”. Da questa analisi risulta che “il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell’anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%)”.

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