Category : Economia

DEF 2017 Economia Istat

Def 2017: la memoria dell’audizione ISTAT

Segnaliamo a seguire l’audizione del Dott. Roberto Monducci, Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’ISTAT, tenutasi nella giornata di ieri dinanzi alla Commissioni Bilancio Congiunte di Camera e Senato sul Documento di Economia e Finanza 2017. In questa audizione sono stati illustrati dapprima gli andamenti del ciclo economico internazionale e l’evoluzione recente dell’attività economica nel nostro Paese. Successivamente, è stato presentato il quadro degli obiettivi di finanza pubblica così come emerge dal  DEF e sono state proposte, infine, alcune valutazioni sul tema degli investimenti e del lavoro giovanile, temi trattati nel ‘Programma Nazionale di Riforma’.

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DEF Economia

Manovra: troppa spesa corrente, alta pressione fiscale sul lavoro.

L’aggiustamento dei conti 2017 si è davvero risolto in una manovrina senz’anima. Né appare particolarmente incoraggiante il Def approvato. Pesa infatti il contesto di un forte spostamento nella composizione della spesa pubblica in favore di quella corrente. Dalle stabilizzazioni, che bloccheranno per anni i concorsi per l’inserimento di giovani, agli incrementi contrattuali a pioggia, risulta appesantito lo Stato senza il contestuale avvio della necessaria rivoluzione digitale. Proseguono i trasferimenti assistenziali senza che questi abbiano determinato riduzione della povertà e propensione ai consumi. Gli investimenti, nonostante il primo riparto del fondo infrastrutture, procedono a rilento per il peggioramento della capacità di realizzazione. La tassazione sul lavoro e sulle imprese rimane elevata e la stessa misura sugli accordi aziendali è destinata ad effetti impercettibili. L’incremento della produttività avrebbe richiesto il ritorno alla detassazione dei premi fino a 6000 euro e alla decontribuzione generalizzata in presenza di intese.  Il sostegno all’occupazione giovanile dovrebbe concentrarsi sui canali dell’alternanza e dell’apprendistato. La crescita rimane così rattrappita.

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Dati ISTAT Economia

Istat, nota mensile: “Segnali di miglioramento per l’economia”

Segnali positivi per la ripresa. “La crescita dell’economia statunitense mostra segnali di rallentamento mentre nell’area euro il progresso dell’attività economica prosegue su ritmi moderati. In Italia si rafforza la ripresa del settore manifatturiero a cui si associano il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie e l’incremento degli investimenti. L’indicatore anticipatore segnala il proseguimento dell’attuale ritmo di crescita dell’attività economica”, sottolinea l’Istat nella sua nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. A gennaio, rileva l’istituto di statistica, “l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato una diminuzione legata al peggioramento del clima economico e il clima futuro, solo in parte attenuato dal miglioramento del clima personale e corrente. La fiducia delle imprese è migliorata in tutti i principali comparti a eccezione del commercio al dettaglio. L’indicatore anticipatore segnala prospettive di miglioramento dell’attività economica per i prossimi mesi”.

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Economia Euro Il commento

Perché le conclusioni di Parisi ci devono far riflettere

Gianfranco Polillo

Le conclusioni di Stefano Parisi, al Megawatt di Milano, hanno smosso le acque della politica italiana molto più di quanto, a prima vista, potrebbe sembrare. Le reazioni, anche quelle che hanno ostentato indifferenza, non si sono fatte attendere. Con un impronta che appare largamente comune: il sentimento, ancora una volta, contrapposto alla ragione. Quella che Parisi aveva evocato per far emergere i tratti veri della crisi italiana. Rispetto alla quale la mancanza di una diagnosi appropriata – tratto comune dei vari protagonisti della vita politica italiana – impedisce ogni cedibile terapia.

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Economia Istat Occupazione

Istat, crescita moderata: migliora occupazione in servizi e investimenti

istatA maggio, le aspettative formulate dagli imprenditori sulle tendenze dell’occupazione per i successivi tre mesi sono in miglioramento nei servizi a fronte di un complessivo peggioramento negli altri settori. E’ quanto rileva l’Istat nella nota mensile sull’economia italiana precisando che gli incrementi delle retribuzioni contrattuali pro-capite restano molto limitati (ad aprile hanno segnato una crescita tendenziale dello 0,6%) in un contesto di riduzione del livello dei prezzi al consumo. Ad aprile, si legge ancora, l’aumento degli occupati ha riguardato sia gli uomini (+0,3% su mese) sia le donne (+0,1%). La crescita ha coinvolto i dipendenti a carattere permanente (+0,2%, 35 mila occupati in più), a fronte di una sostanziale stabilità di quelli a termine. Il tasso di disoccupazione ha ripreso ad aumentare, all’11,7%, come effetto della crescita della disoccupazione femminile al 12,8% legata all’aumento del numero di donne in cerca di occupazione (+4,2% in un mese) in corrispondenza di un calo delle inattive(-0,8%).

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Economia Istat Occupazione

Istat, prospettive per l’economia italiana 2015 – 2017

istat1Secondo le ultime rilevazioni ISTAT sulle prospettive per l’economia italiana nel 2015 – 2017 (qui il testo integrale), “l’occupazione aumenterà nel 2015 (+0,6% in termini di unità di lavoro), accompagnata da una riduzione del tasso di disoccupazione che si attesterà al 12,1%. Nel 2016, le unità di lavoro registreranno un aumento più significativo (+0,9%) mentre il tasso di disoccupazione segnerà una ulteriore diminuzione, attestandosi all’11,5%. Nel 2017 le unità di lavoro aumenteranno ad un ritmo meno intenso (+0,7%), in presenza di una ulteriore lieve discesa del tasso di disoccupazione (11,3%).”

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Demografia Economia Selezionato dal web

Cina, la sconfitta della politica del figlio unico

chinese-familyLa Cina invecchia e dice addio alla politica del figlio unico. Un articolo de Il Sole 24 Ore online di oggi cita le parole di Craig Botham della società inglese Schroders, secondo cui, sulla base delle stime delle Nazioni Unite l’impatto negativo di questo tentativo di ingegneria sociale “è già assicurato, con un declino del 3% della popolazione in età lavorativa in Cina tra il 2015 e il 2030”. Con una decelerazione del PIL al 6,9% nel terzo trimestre 2015, per la prima volta in sei anni al di sotto del 7%,  la Cina rischia di fare la fine del Giappone, di ritrovarsi cioè con una popolazione eccessivamente anziana e un’economia stagnante. Nello studio di Charles Schwab richiamato dall’articolo, le due conseguenze sono ben visibili: la curva della popolazione in età lavorativa cinese sarà sostanzialmente analoga a quella giapponese, ma a distanza di una ventina d’anni. Dopo 36 anni, ci vorrà comunque del tempo prima che la retromarcia sul figlio unico sortisca i suoi effetti.

Qui l’intero articolo: Vecchia e in frenata: perché la Cina dice addio al figlio unico

Qui lo studio di Charles Schwab:  Slowdown in China

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Economia ImpresaLavoro

ImpresaLavoro: in aumento gli investimenti italiani all’estero

IMPRESA-LAVORO-938x535Il valore dello stock di investimenti italiani in aziende con sede all’estero ha toccato nel 2014 quota 547,6 miliardi di euro, riguardando 30.351 imprese italiane con un fatturato complessivo di oltre 560 miliardi di euro, che danno lavoro a oltre 1,5 milioni di dipendenti (dati 2013). Lo rivela una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro realizzata su elaborazione di dati Bankitalia e Istat, che potete leggere qui per intero.

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Istat, disoccupazione sale al 12,7% nel 2014, record dal 1977

istat

Secondo l’ultima rilevazione ISTAT, anche il 2014 è un anno nero per il lavoro, con la disoccupazione che continua a crescere sia in termini assoluti, con un aumento di 167.000 unità (+5,5%), sia in termini percentuali: nella media del 2014, il tasso di disoccupazione raggiunge il 12,7% in confronto al 12,1% di un anno prima (al Sud tocca il 20,7%), e ai massimi dal ’77.

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Ue, Sacconi: non abbassare la guardia, fare e verificare riforme

“Il rapporto della Commissione europea sull’Italia ribadisce la presenza di pesanti squilibri macroeconomici con particolare riguardo alla produttività e al debito pubblico. Il costo del lavoro per unità di prodotto è stato ridotto dagli interventi di riduzione della pressione fiscale sul lavoro ma rimane elevato a causa della persistente bassa produttività. Ciò richiede un più stretto collegamento con essa dei salari e il conseguente sviluppo della contrattazione aziendale ridimensionando, ancor più in tempi di deflazione, i contratti nazionali. I decreti attuativi del jobs act dovranno essere monitorati nei loro effetti sul mercato del lavoro in modo da adottare lungo la via i necessari aggiustamenti. Altrettanto importanti sono considerate le riforme in materia di fisco, giustizia e più in generale di pubblica amministrazione, con specifico riferimento a una spending review largamente da fare. Non possiamo quindi abbassare la guardia”, lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.

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Lavoro, Ue, giustizia, fisco: per rilanciare il governo via tutti i freni alla crescita

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di Maurizio Sacconi da Il Sole 24 Ore

Caro Direttore,

nei giorni scorsi i due rapporti prodotti dalla Commissione Europea e dall’Ocse disegnano per l’Italia, nell’anno in corso, una prospettiva di crescita modesta, trainata dalla sola domanda esterna, senza occupazione aggiuntiva. Peggiora, oltre a tutto, il nostro confronto con le aree di maggiore riferimento nell’Unione tra le quali si evidenzia la più marcata ripresa della Spagna. Migliorano i conti pubblici ma nel contesto della pur sempre abnorme dimensione del nostro debito. Ciò impone al Governo – e alla maggioranza che lo sostiene – una ulteriore considerazione del che fare a partire dal doveroso negoziato europeo sulla più flessibile interpretazione del Patto di stabilità e crescita. Si ha talora la sensazione che gli obiettivi perseguiti siano la solita possibilità di qualche spesa corrente in più – come la stabilizzazione degli insegnanti – e maggiori investimenti pubblici nella tradizionale speranza keynesiana che siano in sé stimolo allo sviluppo. Eppure, di fronte ai grandi cambiamenti geo-economici in corso, dovremmo più ambiziosamente pretendere una visione condivisa del posizionamento dell’area dell’Unione attraverso l’avvio degli strumenti finanziari di attuazione di quelle infrastrutture a rete e puntuali, a valenza transnazionale, che corrispondono alle possibili proiezioni commerciali verso est e verso sud. Anche ai fini della nostra maggiore credibilità nel dialogo europeo, assumono quindi rilievo le riforme strutturali cui ci siamo impegnati e che dovrebbero rendere la nostra società più vitale e dinamica.

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