Category : Economia

Economia Eventi AMB Fisco

AMB presenta il rapporto “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”

 “La fase di sperimentazione prevista dall’articolo 16 del Trattato sul fiscal compact è stata tutt’altro che un successo”. Ad affermarlo è Gianfranco Polillo, economista, ex segretario al ministero dell’Economia e delle Finanze e autore del Rapporto dalla Associazione Amici di Marco Biagi “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”. “Su 19 Paesi, solo l’Irlanda è riuscita a ridurre il debito secondo le regole previste. Per fortuna 7 piccoli Paesi – con una popolazione complessiva di 30 milioni – avevano un rapporto debito/Pil inferiore al 60 per cento. Quindi erano esenti. Ma la stragrande maggioranza degli altri Paesi (ben 11) – compresa la Germania – secondo le previsioni della stessa Commissione europea non è riuscita a raggiungere il traguardo previsto. Lo stesso rapporto debito/Pil dell’intera Eurozona, seppure in leggera diminuzione rispetto alle regole previste, presenta un ritardo di oltre 17 punti, rispetto al valore di riferimento.

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Economia Eventi AMB

Amici di Marco Biagi presenta il Rapporto “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”

 
L’Associazione Amici di Marco Biagi ha il piacere di invitarvi alla presentazione del Rapporto “Quale politica di bilancio per lo sviluppo”
redatto per l’Associazione Amici di Marco Biagi da Gianfranco Polillo e Giovanni Tria.

 Mercoledì 19 luglio alle ore 12

presso la Sala dei caduti di Nassirya,
Senato della Repubblica

(Ingresso da Piazza Madama)

Il rapporto analizza la gestione della finanza pubblica realizzata nel corso della presente legislatura deducendone i cambiamenti necessari per accelerare la crescita dell’economia italiana nel prossimo futuro.

Intervengono:

Maurizio Sacconi, Presidente dell’Associazione Amici di Marco Biagi;

Gianfranco Polillo, economista e già Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze;

Giovanni Tria, Preside della facoltà di Economia di Roma Tor Vergata; 

Stefano Parisi, Segretario di “Energie per l’Italia”.

Per accreditarsi all’evento mandate una mail a:
amicimarcobiagi@gmail.com
(Agli uomini è richiesto di indossare giacca e cravatta)

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DEF 2017 Economia Istat

Def 2017: la memoria dell’audizione ISTAT

Segnaliamo a seguire l’audizione del Dott. Roberto Monducci, Direttore del Dipartimento per la Produzione Statistica dell’ISTAT, tenutasi nella giornata di ieri dinanzi alla Commissioni Bilancio Congiunte di Camera e Senato sul Documento di Economia e Finanza 2017. In questa audizione sono stati illustrati dapprima gli andamenti del ciclo economico internazionale e l’evoluzione recente dell’attività economica nel nostro Paese. Successivamente, è stato presentato il quadro degli obiettivi di finanza pubblica così come emerge dal  DEF e sono state proposte, infine, alcune valutazioni sul tema degli investimenti e del lavoro giovanile, temi trattati nel ‘Programma Nazionale di Riforma’.

Leggi la memoria dell’ISTAT

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DEF Economia

Manovra: troppa spesa corrente, alta pressione fiscale sul lavoro.

L’aggiustamento dei conti 2017 si è davvero risolto in una manovrina senz’anima. Né appare particolarmente incoraggiante il Def approvato. Pesa infatti il contesto di un forte spostamento nella composizione della spesa pubblica in favore di quella corrente. Dalle stabilizzazioni, che bloccheranno per anni i concorsi per l’inserimento di giovani, agli incrementi contrattuali a pioggia, risulta appesantito lo Stato senza il contestuale avvio della necessaria rivoluzione digitale. Proseguono i trasferimenti assistenziali senza che questi abbiano determinato riduzione della povertà e propensione ai consumi. Gli investimenti, nonostante il primo riparto del fondo infrastrutture, procedono a rilento per il peggioramento della capacità di realizzazione. La tassazione sul lavoro e sulle imprese rimane elevata e la stessa misura sugli accordi aziendali è destinata ad effetti impercettibili. L’incremento della produttività avrebbe richiesto il ritorno alla detassazione dei premi fino a 6000 euro e alla decontribuzione generalizzata in presenza di intese.  Il sostegno all’occupazione giovanile dovrebbe concentrarsi sui canali dell’alternanza e dell’apprendistato. La crescita rimane così rattrappita.

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Dati ISTAT Economia

Istat, nota mensile: “Segnali di miglioramento per l’economia”

Segnali positivi per la ripresa. “La crescita dell’economia statunitense mostra segnali di rallentamento mentre nell’area euro il progresso dell’attività economica prosegue su ritmi moderati. In Italia si rafforza la ripresa del settore manifatturiero a cui si associano il miglioramento del potere d’acquisto delle famiglie e l’incremento degli investimenti. L’indicatore anticipatore segnala il proseguimento dell’attuale ritmo di crescita dell’attività economica”, sottolinea l’Istat nella sua nota mensile sull’andamento dell’economia italiana. A gennaio, rileva l’istituto di statistica, “l’indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato una diminuzione legata al peggioramento del clima economico e il clima futuro, solo in parte attenuato dal miglioramento del clima personale e corrente. La fiducia delle imprese è migliorata in tutti i principali comparti a eccezione del commercio al dettaglio. L’indicatore anticipatore segnala prospettive di miglioramento dell’attività economica per i prossimi mesi”.

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Economia Euro Il commento

Perché le conclusioni di Parisi ci devono far riflettere

Gianfranco Polillo

Le conclusioni di Stefano Parisi, al Megawatt di Milano, hanno smosso le acque della politica italiana molto più di quanto, a prima vista, potrebbe sembrare. Le reazioni, anche quelle che hanno ostentato indifferenza, non si sono fatte attendere. Con un impronta che appare largamente comune: il sentimento, ancora una volta, contrapposto alla ragione. Quella che Parisi aveva evocato per far emergere i tratti veri della crisi italiana. Rispetto alla quale la mancanza di una diagnosi appropriata – tratto comune dei vari protagonisti della vita politica italiana – impedisce ogni cedibile terapia.

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Economia Istat Occupazione

Istat, crescita moderata: migliora occupazione in servizi e investimenti

istatA maggio, le aspettative formulate dagli imprenditori sulle tendenze dell’occupazione per i successivi tre mesi sono in miglioramento nei servizi a fronte di un complessivo peggioramento negli altri settori. E’ quanto rileva l’Istat nella nota mensile sull’economia italiana precisando che gli incrementi delle retribuzioni contrattuali pro-capite restano molto limitati (ad aprile hanno segnato una crescita tendenziale dello 0,6%) in un contesto di riduzione del livello dei prezzi al consumo. Ad aprile, si legge ancora, l’aumento degli occupati ha riguardato sia gli uomini (+0,3% su mese) sia le donne (+0,1%). La crescita ha coinvolto i dipendenti a carattere permanente (+0,2%, 35 mila occupati in più), a fronte di una sostanziale stabilità di quelli a termine. Il tasso di disoccupazione ha ripreso ad aumentare, all’11,7%, come effetto della crescita della disoccupazione femminile al 12,8% legata all’aumento del numero di donne in cerca di occupazione (+4,2% in un mese) in corrispondenza di un calo delle inattive(-0,8%).

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Economia Istat Occupazione

Istat, prospettive per l’economia italiana 2015 – 2017

istat1Secondo le ultime rilevazioni ISTAT sulle prospettive per l’economia italiana nel 2015 – 2017 (qui il testo integrale), “l’occupazione aumenterà nel 2015 (+0,6% in termini di unità di lavoro), accompagnata da una riduzione del tasso di disoccupazione che si attesterà al 12,1%. Nel 2016, le unità di lavoro registreranno un aumento più significativo (+0,9%) mentre il tasso di disoccupazione segnerà una ulteriore diminuzione, attestandosi all’11,5%. Nel 2017 le unità di lavoro aumenteranno ad un ritmo meno intenso (+0,7%), in presenza di una ulteriore lieve discesa del tasso di disoccupazione (11,3%).”

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Demografia Economia Selezionato dal web

Cina, la sconfitta della politica del figlio unico

chinese-familyLa Cina invecchia e dice addio alla politica del figlio unico. Un articolo de Il Sole 24 Ore online di oggi cita le parole di Craig Botham della società inglese Schroders, secondo cui, sulla base delle stime delle Nazioni Unite l’impatto negativo di questo tentativo di ingegneria sociale “è già assicurato, con un declino del 3% della popolazione in età lavorativa in Cina tra il 2015 e il 2030”. Con una decelerazione del PIL al 6,9% nel terzo trimestre 2015, per la prima volta in sei anni al di sotto del 7%,  la Cina rischia di fare la fine del Giappone, di ritrovarsi cioè con una popolazione eccessivamente anziana e un’economia stagnante. Nello studio di Charles Schwab richiamato dall’articolo, le due conseguenze sono ben visibili: la curva della popolazione in età lavorativa cinese sarà sostanzialmente analoga a quella giapponese, ma a distanza di una ventina d’anni. Dopo 36 anni, ci vorrà comunque del tempo prima che la retromarcia sul figlio unico sortisca i suoi effetti.

Qui l’intero articolo: Vecchia e in frenata: perché la Cina dice addio al figlio unico

Qui lo studio di Charles Schwab:  Slowdown in China

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Economia ImpresaLavoro

ImpresaLavoro: in aumento gli investimenti italiani all’estero

IMPRESA-LAVORO-938x535Il valore dello stock di investimenti italiani in aziende con sede all’estero ha toccato nel 2014 quota 547,6 miliardi di euro, riguardando 30.351 imprese italiane con un fatturato complessivo di oltre 560 miliardi di euro, che danno lavoro a oltre 1,5 milioni di dipendenti (dati 2013). Lo rivela una ricerca del Centro studi ImpresaLavoro realizzata su elaborazione di dati Bankitalia e Istat, che potete leggere qui per intero.

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disoccupazione disoccupazione giovanile Economia indagine Istat Italia lavoratori scoraggiati Mercato del lavoro Occupazione Varie

Istat, disoccupazione sale al 12,7% nel 2014, record dal 1977

istat

Secondo l’ultima rilevazione ISTAT, anche il 2014 è un anno nero per il lavoro, con la disoccupazione che continua a crescere sia in termini assoluti, con un aumento di 167.000 unità (+5,5%), sia in termini percentuali: nella media del 2014, il tasso di disoccupazione raggiunge il 12,7% in confronto al 12,1% di un anno prima (al Sud tocca il 20,7%), e ai massimi dal ’77.

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