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Disuguaglianze di reddito e welfare occupazionale in UE: lo studio di Eurofound

E’ stato recentemente pubblicato uno studio dell’agenzia UE Eurofound che affronta il problema delle crescenti preoccupazioni per le disparità di reddito nei dibattiti accademici e politici, offrendo un ampio studio delle disuguaglianze di reddito durante gli anni della grande recessione a partire dal 2008-2009 (dati sul reddito fanno riferimento al periodo 2004-2013). L’Agenzia si pone il duplice obiettivo di tracciare una prospettiva a livello di Unione Europea e di fornire un quadro aggiornato delle disuguaglianze che interessano le diverse fonti di reddito e nella maggior parte degli Stati membri. I risultati mostrano che in tutta l’UE la disparità di reddito è diminuita particolarmente prima del 2008, sulla spinta di un forte processo di convergenza dei redditi tra i paesi europei. Tuttavia, la grande recessione ha rotto questa tendenza che era in atto e ha spinto le disuguaglianze verso un livello alto sia per l’UE nel suo insieme sia nella maggior parte dei paesi.

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L’elefante di Milanovic: vincitori e perdenti della globalizzazione

Quello che vedete qui sotto è ilGrafico dell’elefante proposto dall’economista Branko Milanovic in un rapporto per la World Bank, poi ripreso in un articolo del New York Times, che aiuta a capire chi sono i vincenti e chi i perdenti della globalizzazione. A seguire una nota esplicativa del contenuto di questo grafico pubblicata sul blog del Senatore Pietro Ichino e un articolo del settimanale The Economist il 17 settembre 2016.

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Disuguaglianza di reddito: Italia poco al di sopra media OCSE

Il rapporto In It Together: why less inequality benefits all pubblicato oggi dall’OCSE mette in evidenza come l’1% più ricco della popolazione italiana detenga il 14,3% della ricchezza nazionale netta (definita come la somma degli asset finanziari e non finanziari, meno le passività), praticamente il triplo rispetto al 40% più povero, che detiene solo il 4,9%.  La crisi ha inoltre accentuato le differenze, dato che la perdita di reddito disponibile tra il 2007 e il 2011 è stata ben più elevata (-4%) per il 10% più povero della popolazione rispetto al 10% più ricco (-1%). La ricchezza nazionale netta, dice ancora l’Organizzazione, è distribuita in Italia in modo molto disomogeneo, con una concentrazione particolarmente marcata verso l’alto. Il 20% più ricco (primo quintile) detiene infatti il 61,6% della ricchezza, e il 20% appena al di sotto (secondo quintile) il 20,9%. Il restante 60% si deve accontentare del 17,4% della ricchezza nazionale, con appena lo 0,4% per il 20% più povero. Anche nella fascia più ricca, inoltre, la distribuzione è nettamente squilibrata a favore del vertice. Il 5% più ricco della popolazione detiene infatti il 32,1% della ricchezza nazionale netta, ovvero oltre la metà di quanto detenuto del primo quintile, e di questa quasi la metà è in mano all’1% più ricco.

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