Category : Delega Lavoro

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Ue, Sacconi: non abbassare la guardia, fare e verificare riforme

“Il rapporto della Commissione europea sull’Italia ribadisce la presenza di pesanti squilibri macroeconomici con particolare riguardo alla produttività e al debito pubblico. Il costo del lavoro per unità di prodotto è stato ridotto dagli interventi di riduzione della pressione fiscale sul lavoro ma rimane elevato a causa della persistente bassa produttività. Ciò richiede un più stretto collegamento con essa dei salari e il conseguente sviluppo della contrattazione aziendale ridimensionando, ancor più in tempi di deflazione, i contratti nazionali. I decreti attuativi del jobs act dovranno essere monitorati nei loro effetti sul mercato del lavoro in modo da adottare lungo la via i necessari aggiustamenti. Altrettanto importanti sono considerate le riforme in materia di fisco, giustizia e più in generale di pubblica amministrazione, con specifico riferimento a una spending review largamente da fare. Non possiamo quindi abbassare la guardia”, lo dichiara in una nota il Presidente della Commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi.

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Delega Lavoro

Con il referendum sul Jobs Act la vecchia sinistra finisce all’angolo

di Maurizio Sacconi da Libero

I primi decreti attuativi del Job Act possono nel complesso, tra luci e ombre, definirsi come la terza riforma della regolazione del lavoro, con caratteristiche di rottura rispetto al vecchio impianto disegnato negli anni ’60 e ’70. Essa si pone cioè in sostanziale coerenza con il percorso indicato dal Libro Bianco di Marco Biagi nel 2001 e con i due atti successivi: la legge che nel 2003 ha definito una pluralità di tipologie contrattuali flessibili e il decreto con cui nel 2011 è stata potenziata la contrattazione aziendale anche in termini di adattamento delle regole. 

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Jobs Act, conciliazione vita e lavoro. Scheda del decreto.

Al Consiglio dei Ministri di venerdì 20 febbraio è stato approvato lo schema di decreto legislativo contenente disposizioni in materia di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, a norma dell’articolo 1, commi 8 e 9 della l. n. 183 del 2014. Esso interviene, prevalentemente, sul testo unico a tutela della maternità (n° 151 del 26 marzo 2001) e reca misure volte a sostenere le cure parentali, a tutelare la maternità delle lavoratrici intervenendo, in alcuni casi, anche in settori che già erano stati oggetto di intervento da parte della Corte Costituzionale e non ancora recepiti in norma.

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Articolo 18 associazione in partecipazione co.co.pro. Collaborazioni a progetto Contratti di lavoro costo del lavoro Delega Lavoro flessibilità Italia Jobs Act Lavoro privato Legge Biagi legge Fornero Mansioni Mercato del lavoro Occupazione orario di lavoro partite iva Statuto dei Lavoratori

Jobs act, Sacconi: cambiato Statuto dei lav., corretta Legge Fornero, ora Testo Unico.

FIAT: SACCONI, OK SINDACATI INCORAGGIA, FIOM ISOLATA

“I provvedimenti del Consiglio dei Ministri in materia di lavoro recepiscono ampiamente le proposte di Area Popolare con particolare riferimento 1) alla applicazione del superamento dell’art.18 anche ai licenziamenti collettivi e alle ipotesi di trasformazione dei contratti a termine e di apprendistato; 2) alla definizione certa del confine tra lavoro subordinato e lavoro autonomo così da liberare la partita IVA dai pregiudizi della legge Fornero abrogandone la parte relativa; 3) alla espansione del lavoro accessorio a voucher fino a 7000 euro; 4) al mantenimento del contratto a termine di 36 mesi e del lavoro intermittente; 5) alla ulteriore semplificazione dell’apprendistato istruzione-lavoro; 6) alla flessibilità delle mansioni anche attraverso accordi individuali; 7) alla liceità delle tecnologie di controllo a distanza; 8) alla prima applicazione al lavoro pubblico delle regole del lavoro privato relative alle Co.co.co. dal 2017.

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#JobsAct o #JobsBack, i rischi di una norma che non segue la realtà

convegno

Oltre un migliaio di tweet con l’hashtag #JobsBack, centinaia di visualizzazioni in streaming. Questi i numeri del convegno dal titolo “#JobsAct o #JobsBack? Perché è sbagliato cancellare la legge Biagi” organizzato da Adapt e dall’Associazione Amici di Marco Biagi.
Tanti gli interventi, tutti accomunati da una forte preoccupazione per le decisioni che il Consiglio dei Ministri del 20 febbraio prenderà sul tema dei contratti atipici. Il giudizio che è risuonato di più, condiviso da tutti i relatori in forme diverse, è che il governo si sta allontanando dalla realtà del mercato del lavoro italiano, convinto di poter risolvere con norme restrittive i problemi a cui non sa rispondere.

Nello stesso momento in cui il Ministro Poletti anticipava la volontà del governo di cancellare co.co.co e co.co.pro, è giunta una forte risposta da parte dei protagonisti del convegno.

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Jobs Act. I numeri dei contratti che servono a Renzi e Poletti

Giuliano Poletti, Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali

di Giancamillo Palmerini*

L’ultimo rapporto disponibile sulle comunicazioni obbligatorie, relativo al terzo trimestre del 2014, ci racconta, attraverso lo studio e l’analisi di questo prezioso dato amministrativo, le dinamiche che stanno attraversando il nostro mercato del lavoro alla vigilia di una significativa, e per molti aspetti storica, riforma delle regole che lo governano (il cosidetto Jobs Act). Il rapporto ci dice come nel terzo trimestre del 2014 siano stati 2.474.112 i nuovi contratti di lavoro, dipendente e parasubordinato, avviati, ben 60 mila, è opportuno sottolinearlo, in più rispetto allo stesso trimestre del 2013 (+2,4%).

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Lavoro, Ue, giustizia, fisco: per rilanciare il governo via tutti i freni alla crescita

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di Maurizio Sacconi da Il Sole 24 Ore

Caro Direttore,

nei giorni scorsi i due rapporti prodotti dalla Commissione Europea e dall’Ocse disegnano per l’Italia, nell’anno in corso, una prospettiva di crescita modesta, trainata dalla sola domanda esterna, senza occupazione aggiuntiva. Peggiora, oltre a tutto, il nostro confronto con le aree di maggiore riferimento nell’Unione tra le quali si evidenzia la più marcata ripresa della Spagna. Migliorano i conti pubblici ma nel contesto della pur sempre abnorme dimensione del nostro debito. Ciò impone al Governo – e alla maggioranza che lo sostiene – una ulteriore considerazione del che fare a partire dal doveroso negoziato europeo sulla più flessibile interpretazione del Patto di stabilità e crescita. Si ha talora la sensazione che gli obiettivi perseguiti siano la solita possibilità di qualche spesa corrente in più – come la stabilizzazione degli insegnanti – e maggiori investimenti pubblici nella tradizionale speranza keynesiana che siano in sé stimolo allo sviluppo. Eppure, di fronte ai grandi cambiamenti geo-economici in corso, dovremmo più ambiziosamente pretendere una visione condivisa del posizionamento dell’area dell’Unione attraverso l’avvio degli strumenti finanziari di attuazione di quelle infrastrutture a rete e puntuali, a valenza transnazionale, che corrispondono alle possibili proiezioni commerciali verso est e verso sud. Anche ai fini della nostra maggiore credibilità nel dialogo europeo, assumono quindi rilievo le riforme strutturali cui ci siamo impegnati e che dovrebbero rendere la nostra società più vitale e dinamica.

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#JobsAct o #JobsBack? Perché è sbagliato cancellare la legge Biagi

#JobsAct o #JobsBack?
Perché è sbagliato cancellare la legge Biagi
18 febbraio 2015, Roma

Le diverse indiscrezioni che giungono sui nuovi decreti attuativi del Jobs Act destano notevoli preoccupazioni. Sembra infatti che il Governo voglia proseguire sulla linea della Riforma Fornero nel limitare fortemente la flessibilità in entrata nel mercato del lavoro. Sì parla di cancellare l’associazione in partecipazione, il lavoro a chiamata e di stringere molto sulle collaborazioni continuative e a progetto oltre che ampliare le ipotesi di presunzione di subordinazione per le partite IVA.
Una direzione questa che sembra ignorare la trasformazione che il lavoro sta subendo, anche nel nostro Paese. Una direzione che guarda al passato e il cui effetto principale sarà la cancellazione della legge Biagi.

Per sottolineare le criticità di tali scelte ADAPT e Associazione Amici di Marco Biagi hanno organizzato un instant event il 18 febbraio alle 16.30 a Roma, in via Cavour 57 (sede ADAPT) dal titolo:

#JobsAct o #JobsBack? Perchè è sbagliato cancellare la legge Biagi.

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Jobs act, tutele crescenti: ok da commissione lavoro del Senato

La Commissione Lavoro del Senato ha dato parere favorevole al decreto attuativo del Jobs act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti sottolineando che “la regolazione dei nuovi contratti permanenti deve allinearsi alle discipline vigenti negli altri paesi europei, anche a quelle più protettive. Al parere è stata aggiunta un’integrazione sui licenziamenti collettivi chiedendo al Governo di rivederne le regole sanzionatorie. L’integrazione è stata votata da Pd, Sel e 5 stelle mentre Ncd ha detto no.

Leggi il parere approvato dalla Commissione Lavoro del Senato

Nel parere si sottolinea la necessità di applicare le nuove regole anche al lavoro pubblico. “Le regole – si legge nel parere il cui estensore è il presidente della Commissione Lavoro, Maurizio Sacconi – diventano semplici e certe quanto più sono omogeneamente applicate a tutto il lavoro pubblico e privato con l’eccezione delle amministrazioni d’ordine, ferme restando le procedure concorsuali per accedere alle funzioni pubbliche. La Commissione impegna il governo a procedere in questa direzione”.

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Ocse, Jobs act: ora serve rete di sicurezza sociale più estesa

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E’ netto il giudizio dell’Ocse nel capitolo dedicato al nostro paese del rapporto Going for Growth 2015, appena diffuso. L’Italia presenta cuneo fiscale “troppo alto per i salari più bassi”, un elemento che si abbina a un sistema fiscale troppo complicato cui si aggiunge una evasione fiscale elevata. L’organizzazione riconosce i “primi passi mossi nel 2014 dal governo per riforme ambiziose in diversi settori, soprattutto quello del mercato del lavoro”. In dettaglio, si sottolinea, il Jobs Act “ha eliminato la maggior parte dei limiti all’utilizzo dei contratti a breve termine per un totale di tre anni” e dà mandato al governo di “introdurre una serie di riforme potenzialmente importanti entro la metà del 2015”.

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