Category : contratto a tutele progressive

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#JobsAct o #JobsBack, i rischi di una norma che non segue la realtà

convegno

Oltre un migliaio di tweet con l’hashtag #JobsBack, centinaia di visualizzazioni in streaming. Questi i numeri del convegno dal titolo “#JobsAct o #JobsBack? Perché è sbagliato cancellare la legge Biagi” organizzato da Adapt e dall’Associazione Amici di Marco Biagi.
Tanti gli interventi, tutti accomunati da una forte preoccupazione per le decisioni che il Consiglio dei Ministri del 20 febbraio prenderà sul tema dei contratti atipici. Il giudizio che è risuonato di più, condiviso da tutti i relatori in forme diverse, è che il governo si sta allontanando dalla realtà del mercato del lavoro italiano, convinto di poter risolvere con norme restrittive i problemi a cui non sa rispondere.

Nello stesso momento in cui il Ministro Poletti anticipava la volontà del governo di cancellare co.co.co e co.co.pro, è giunta una forte risposta da parte dei protagonisti del convegno.

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Lavoro, Ue, giustizia, fisco: per rilanciare il governo via tutti i freni alla crescita

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di Maurizio Sacconi da Il Sole 24 Ore

Caro Direttore,

nei giorni scorsi i due rapporti prodotti dalla Commissione Europea e dall’Ocse disegnano per l’Italia, nell’anno in corso, una prospettiva di crescita modesta, trainata dalla sola domanda esterna, senza occupazione aggiuntiva. Peggiora, oltre a tutto, il nostro confronto con le aree di maggiore riferimento nell’Unione tra le quali si evidenzia la più marcata ripresa della Spagna. Migliorano i conti pubblici ma nel contesto della pur sempre abnorme dimensione del nostro debito. Ciò impone al Governo – e alla maggioranza che lo sostiene – una ulteriore considerazione del che fare a partire dal doveroso negoziato europeo sulla più flessibile interpretazione del Patto di stabilità e crescita. Si ha talora la sensazione che gli obiettivi perseguiti siano la solita possibilità di qualche spesa corrente in più – come la stabilizzazione degli insegnanti – e maggiori investimenti pubblici nella tradizionale speranza keynesiana che siano in sé stimolo allo sviluppo. Eppure, di fronte ai grandi cambiamenti geo-economici in corso, dovremmo più ambiziosamente pretendere una visione condivisa del posizionamento dell’area dell’Unione attraverso l’avvio degli strumenti finanziari di attuazione di quelle infrastrutture a rete e puntuali, a valenza transnazionale, che corrispondono alle possibili proiezioni commerciali verso est e verso sud. Anche ai fini della nostra maggiore credibilità nel dialogo europeo, assumono quindi rilievo le riforme strutturali cui ci siamo impegnati e che dovrebbero rendere la nostra società più vitale e dinamica.

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Jobs act, tutele crescenti: ok da commissione lavoro del Senato

La Commissione Lavoro del Senato ha dato parere favorevole al decreto attuativo del Jobs act sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti sottolineando che “la regolazione dei nuovi contratti permanenti deve allinearsi alle discipline vigenti negli altri paesi europei, anche a quelle più protettive. Al parere è stata aggiunta un’integrazione sui licenziamenti collettivi chiedendo al Governo di rivederne le regole sanzionatorie. L’integrazione è stata votata da Pd, Sel e 5 stelle mentre Ncd ha detto no.

Leggi il parere approvato dalla Commissione Lavoro del Senato

Nel parere si sottolinea la necessità di applicare le nuove regole anche al lavoro pubblico. “Le regole – si legge nel parere il cui estensore è il presidente della Commissione Lavoro, Maurizio Sacconi – diventano semplici e certe quanto più sono omogeneamente applicate a tutto il lavoro pubblico e privato con l’eccezione delle amministrazioni d’ordine, ferme restando le procedure concorsuali per accedere alle funzioni pubbliche. La Commissione impegna il governo a procedere in questa direzione”.

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Jobs Act, Sacconi: no a logica “pochi ma buoni”

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Può essere davvero pericolosa per molti lavori la coniugazione di una flessibilità incerta in uscita con una rigidità certa in entrata. Se le vecchie regole sono figlie dell’epoca dello sviluppo certo, le nuove devono incoraggiare il lavoro nell’epoca delle incertezze.

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Decreti Jobs Act, giudizio positivo da associazioni di settore

Il decreto legislativo che introduce il contratto a tutela crescenti, in attuazione del ddl Jobs Act “coglie l’obiettivo prefissato dalla legge delega: favorire le assunzioni a tempo indeterminato, garantendo anche alle parti certezza in merito alle conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro”. È quanto si legge in una memoria depositata in commissione Lavoro al Senato da Confindustria al termine di un’audizione. Secondo Confindustria, “le modifiche alla disciplina del contratto a tempo indeterminato dovrebbero potersi applicare a tutti i rapporti di lavoro, compresi quelli in essere”, si legge nella memoria, anche per “evitare il rischio di nuove segmentazioni del mercato del lavoro e, con esse, di nuove rigidità nella circolazione dei lavoratori”.

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Jobs Act e pubblico impiego: Sacconi e il Servizio Studi della Camera riaprono il problema

di Giuliano Cazzola*

Che la nuova disciplina del licenziamento individuale si applichi anche al pubblico impiego è stato escluso, dopo qualche dubbio iniziale, dal Governo, il quale ha inteso affidare la materia al disegno di legge delega sulla riforma della pubblica amministrazione. A dare credito al dibattito, l’esecutivo sembrerebbe intenzionato ad adottare procedure meno farraginose di quelle ora previste nel caso di licenziamento disciplinare senza però deviare, in nessuna circostanza, dalla regola generale della reintegra a fronte di un recesso ritenuto illegittimo. La questione, tuttavia, è controversa all’interno della maggioranza. In Commissione Lavoro al Senato, il presidente Maurizio Sacconi (Ncd), relatore del parere sullo schema di dlgs n.134, ho sostenuto la sua applicabilità anche al pubblico impiego, senza dover necessariamente affrontare il problema nel ddl Madia.

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D.Lgs. tutele crescenti. La relazione di Maurizio Sacconi

Lo schema di decreto legislativo in esame è stato predisposto in attuazione della normativa di delega di cui all’art. 1, comma 7, lettera c), della L. 10 dicembre 2014, n. 183. Quest’ultima ha previsto la ridefinizione, per le nuove assunzioni, del contratto a tempo indeterminato sulla base di tutele crescenti del lavoratore in relazione all’anzianità di servizio con lo scopo di renderlo più conveniente per il datore di lavoro nell’epoca delle grandi incertezze. La normativa di delega appare rivolta a sostituire un regime fondato sulla reintegrazione nel posto di lavoro, se il giudice imponderabilmente non approva l’operato dell’imprenditore, con un regime fondato su un indennizzo di entità predeterminata crescente con il crescere dell’affidamento reciproco tra le parti.

Scarica la relazione di Maurizio Sacconi sul provvedimento

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Jobs Act, la riforma “cancellata” da Renzi

di Emmanuele Massagli*

Il 2014 si aprì con il programma in materia di riforma del lavoro pubblicato il 9 gennaio dall’allora segretario del Pd Matteo Renzi. Sei propositi un poco confusi e ideologicamente contraddittori, ma certamente rilevanti: semplificazione e nuovo codice del lavoro, contratto a tutele crescenti, assegno universale per i disoccupati, rigidi controlli sulla formazione professionale, Agenzia unica federale delle politiche attive e passive, legge sulla rappresentatività sindacale. Questa la prima versione di quello che già allora era chiamato Jobs Act, con esplicita sintonia terminologica con il piano per l’occupazione obamiano.

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Sacconi: “L’azienda paghi un indennizzo invece di reintegrare”

FIAT: SACCONI, OK SINDACATI INCORAGGIA, FIOM ISOLATA

Intervista di Alberto D’Argenio pubblicata su Repubblica

Nessuna minaccia, “il governo non cade”, ma un pressing serrato perché la riforma del lavoro cambi ancora. Maurizio Sacconi, capogruppo al Senato di Area popolare e ariete dell’Ncd sul Jobs Act, ha una proposta per Renzi: “Così com’è la riforma è positiva solo in parte, può migliorare. Ad esempio, perché sui licenziamenti non utilizziamo in toto il modello tedesco?”. E il partito di Alfano chiede che il contratto a tutele crescenti venga applicato anche al settore pubblico.

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Finalmente l’occasione per riscrivere le regole

di Emmanuele Massagli*

La notorietà del comma 7 dell’unico articolo che compone il disegno di legge n. 1428-B recentemente approvato in via definitiva dal Senato e in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (da tutti noto come Jobs Act) è dovuta dalla pluricitata lettera c) ove è scritto il criterio direttivo che guiderà la regolazione del nuovo «contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’ anzianità di servizio», la cui novità, originalità e motivo di preoccupazione (per i contrari) sta nel superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

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