Category : Bollettino ADAPT

Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Attività ispettiva e certezza della rappresentatività

Risultati immagini per maurizio sacconipubblicato su Bollettino Adapt

Michele Tiraboschi ha opportunamente sollevato un legittimo dubbio sul fondamento normativo delle attività ispettive dedicate a sanzionare le imprese (e solidalmente i loro committenti!) che applicano contratti nazionali  diversi rispetto a quelli sottoscritti da Cgil, Cisl, UIL, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e pochi altri. Furono, peraltro, proprio queste organizzazioni a non gradire l’art. 39 della Costituzione e a contrastarne le leggi applicative in quanto ritenute fonte di limitazioni alla autonomia organizzativa e negoziale dei corpi sociali. Così abbiamo campato senza problemi per molti decenni lungo i quali però la sostanziale unità delle maggiori confederazioni sindacali ha dato luogo a contratti nazionali pesanti e invasivi che hanno determinato trattamenti retributivi omogenei, in un Paese segnato da profonde differenze territoriali, e bassa produttività. In tutti gli altri Paesi industrializzati, negli stessi anni, il legislatore ha fissato un salario minimo che è risultato corrispondere a percentuali tra il 40 e il 60 per cento del salario di fatto. Il che ha significato evidentemente contratti più generosi del minimo inderogabile ma non tali da impedire che in particolari circostanze geografiche o aziendali si praticassero legittimamente retribuzioni più contenute. 

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Il buon lavoratore e il buon datore di lavoro nelle PA

Nei giorni scorsi si è conclusa la ventottesima edizione del Forum PA, l’evento annuale dedicato ad una periodica osservazione e riflessione circa l’evoluzione delle pubbliche amministrazioni. L’incontro più partecipato, tra i moltissimi che si sono svolti, è stato quello dedicato al lavoro agile nella dimensione pubblica del quale si è detto insistentemente che non va confuso con il telelavoro né va costruito nel solo presupposto della migliore conciliazione tra tempi di lavoro e di vita. Mariano Corso, il docente del politecnico che da tempo monitora lo smartworking, ne ha parlato come del nuovo lavoro per risultati nel momento in cui l’organizzazione delle funzioni pubbliche può e deve radicalmente cambiare grazie alle tecnologie digitali. L’obiettivo del passaggio dalle prestazioni burocratiche, definite in base ai procedimenti e al vincolo spazio-temporale, al lavoro per fasi, cicli, obiettivi può concorrere ad accelerare il cambiamento. “Cittadinanza digitale”, smaterializzazione degli atti, servizi on line, interoperabilità e criterio ones only, big data sono gli elementi di una rivoluzione che ha già trasformato radicalmente gli istituti di credito da sempre ritenuti le attività profittevoli più simili alle amministrazioni pubbliche. 

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Nuovo governo: buon lavoro (per tutti)!

Da Bollettino ADAPT

Per la prima volta i ministeri del lavoro e dell’industria (ora “sviluppo economico”), attraverso una forma di “unione personale”, sono stati unificati dal punto di vista della guida politica. La cosa ha un senso perché, senza sconvolgere le strutture amministrative, il nuovo ministro avrà modo di formulare atti di indirizzo alla dirigenza tra loro strettamente coerenti e, si presume, orientati alla crescita dell’economia reale con occupazione. Il fatto poi che egli sia il leader di uno dei due partiti della coalizione carica di significato (e di aspettative) questa scelta. Come si è qui già considerato, al di là delle promesse elettorali su reddito di cittadinanza e pensioni, Luigi Di Maio avrà il compito non solo di condurre a sopravvivenza grandi patrimoni aziendali ed occupazionali come Ilva e Alitalia, o di pretendere un confronto con FCA sul suo nuovo piano industriale, ma anche di incoraggiare un più marcato e diffuso incremento dei posti di lavoro. Soprattutto nel mezzogiorno. 

Continua a leggere
Bollettino ADAPT Lavoro

Il mio canto libero/ Consigli (non richiesti) a chi governerà

Il reddito da lavoro rappresenta la prima domanda della società. E questa si esprimerà anche nel caso di un ritorno al voto. Convergono sul futuro governo, qualunque sarà, le attese di giovani inoccupati spesso penalizzati da fragili percorsi educativi, di adulti involontariamente occupati a tempo parziale, di disoccupati di lungo periodo, di lavoratori autonomi impoveriti, di liberi professionisti costretti ad una concorrenza al ribasso, di piccoli imprenditori che arrancano con fatica e sono talora in attesa di pagamenti pubblici che non arrivano. Chi governerà non potrà cavarsela con piccoli “segnali” pur emblematici perché è così concreta la mancanza di reddito di molti, al nord come al sud, da non consentire risposte evasive o meramente assistenziali o rinviate all’esito incerto di grandi riforme. Per questa ragione, anche la promessa di massicce assunzioni nei centri per l’impiego, ove mantenuta, non darebbe la percezione di una soluzione.

Continua a leggere
Adapt Bollettino ADAPT Centri per l'impiego

Il mio canto libero/ Programma Lega-M5S: si rivedono i centri per l’impiego



Le notizie circa il programma di governo della coalizione Lega-M5S confermano per il lavoro il ritorno alla centralità dei centri (pubblici) per l’impiego. Mentre il sostegno alla domanda di servizi liberamente scelti dai disoccupati attraverso l’assegno di ricollocamento rimane circoscritta a pochi, la scelta di allocazione delle risorse si orienta verso la offerta attraverso le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione. Si è detto di un ritorno perché invero questa linea era stata affermata e praticata, anche con il monopolio, fino al momento in cui la riscontrata autoreferenzialita’ di questi servizi aveva fatto prevalere gli impulsi concorrenziali dal lato della domanda. La sensazione comunque è che l’approccio alle politiche attive sia quello tradizionale del soccorso straordinario, fondato sulla formale presa in carico pubblica del disoccupato, rispetto a quello degli ecosistemi formativi permanenti nei territori nel momento in cui le transizioni diventano continue. La collaborazione tra imprese, scuole, università, enti bilaterali corrisponde infatti al nuovo diritto del lavoratore di poter accedere alle fonti di apprendimento per migliorare conoscenze e competenze. A questo proposito suscita perplessità la previsione di percorsi scolastici idonei a produrre “nuove figure professionali” perché la velocità del cambiamento e’ tale da non consentire la stabile identificazione di mestieri.

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ A dieci anni dal testo unico sulla sicurezza troppo formalismo

Da Bollettino Adapt

Si “celebra” in questi giorni il decimo anniversario dall’entrata in vigore del testo unico in materia di salute e sicurezza nel lavoro. Si devono a Marco Biagi le prime bozze di una raccolta ordinata della pesante legislazione via via sedimentatasi nel tempo e costruita nel presupposto di una economia prevalentemente costruita sui paradigmi della seconda rivoluzione industriale.

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Il coraggio della discontinuità per il Mezzogiorno

La questione meridionale si è riproposta prepotentemente con quel sondaggio perfetto che è il voto. La polarizzazione implicita nel salto tecnologico, i lunghi anni della depressione e una stagione di politiche indifferenziate che ha premiato i punti forti dell’economia nazionale, hanno accentuato il tradizionale divario territoriale che non ha eguali in Europa. In altri Paesi i differenziali socio-economici sono forse maggiori ma in nessuno l’estensione delle aree arretrate è così ampia. Si combinano ora il declino demografico, la fuga sistematica dei giovani, l’inefficienza istituzionale, i ritardi del sistema di istruzione, le carenze infrastrutturali, i condizionamenti della criminalità organizzata. L’assenza di una visione condivisa e di un conseguente progetto di sviluppo hanno riproposto una domanda assistenziale. Ci sono tutte le ragioni perché il Parlamento riproduca una formale inchiesta sulla condizione delle aree meridionali analoga a quella varata tra il 1875 e il 1876.

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Da Confsal e Ugl segnali di buon pluralismo sindacale

Dal Bollettino Adapt

Nei giorni trascorsi due organizzazioni sindacali “minori” hanno dato concreti segnali di vitalità e di originalità. La Ugl, dopo un buon congresso con positivi elementi di discontinuità, ha celebrato non ritualmente il proprio sessantottesimo compleanno. Il suo segretario generale Capone, sposando la contrattazione di prossimità, ha ipotizzato la costruzione di accordi di comunità che dovrebbero coinvolgere organizzazioni rappresentative di interessi e istituzioni locali in un determinato ambito territoriale. Queste intese dovrebbero coniugare i contenuti propri di una negoziazione aziendale o interaziendale con lo sviluppo dei servizi di pubblica utilità che generano un contesto attrattivo per gli investimenti e protettivo per le persone. Tra questi potremmo considerare le infrastrutture e le reti tecnologiche, i servizi socio-sanitari-assistenziali, le nuove sinergie tra scuole, università e imprese alimentate dagli stessi enti bilaterali, i livelli di pressione fiscale locale sui redditi e sugli immobili. Lo sviluppo degli accordi di comunità favorirebbe la crescita di queste economie locali e concorrerebbe alla ricostruzione del tessuto relazionale come del circuito della fiducia nei confronti delle istituzioni. 

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero/ Moratoria su art. 18 per potenziare diritto ad apprendimento

Nonostante la legittima diffidenza di molti verso le ripetute riforme delle tipologie contrattuali, riemerge con il voto la domanda di ulteriori correzioni alle recenti regolazioni. Si ipotizzano penalizzazioni dei contratti a termine e ritorno a maggiori tutele reali in caso di licenziamento.

Sarebbe invero preferibile una agenda per il lavoro concentrata innanzitutto sulla costruzione di ecosistemi permanentemente formativi in tutti i territori, a partire da quelli più deboli, così da alzare il livello delle abilità e delle competenze di tutti i lavoratori in modo da prevenire, oltre che assistere, lo stato di disoccupazione. Operazione non semplice in un Paese in cui il sistema educativo nazionale e gran parte degli enti formativi regionali sono viziati da odiose autoreferenzialità. Solo recentemente si sono avviate prime forme di apprendimento “duale” dopo una lunga fase di ostilità ideologica alla contaminazione della teoria con la pratica.

Continua a leggere
Bollettino ADAPT

Il mio canto libero – Torna di moda lo Stato?

Dal Bollettino ADAPT

La nuova legislatura appare caratterizzata da un radicale cambio dei paradigmi che hanno lungamente segnato la seconda vita repubblicana in Italia. Per oltre vent’anni la competizione politica si è sviluppata intorno ai principi del mercato con una sinistra che è arrivata ad esprimere perfino posizioni liberiste scavalcando talora un centrodestra preoccupato della coesione sociale. Con la “sola” eccezione di un sistema giudiziario sempre più imponderabile e invadente, il confronto si è largamente concentrato sulla riduzione del peso dello Stato in termini di spese e tasse. I risultati sono stati modesti ma il mood dominante ha impedito un peggioramento della situazione di partenza.

Ora la preoccupazione trainante, che influenza tutte le parti del nuovo assetto politico, sembra essere la protezione sociale intesa come ritorno allo Stato. Non solo quindi un maggiore peso della spesa corrente, quale si evince dalle promesse di allentamento delle rigidità del sistema previdenziale e di introduzione di un reddito di garanzia, ma anche una ricorrente richiesta di estensione delle strutture pubbliche.
Nelle stesse politiche del lavoro si riaffaccia la tesi di un potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego come se la consistente disoccupazione di lungo periodo o i bassi tassi di occupazione siano riconducibili alla loro carenza.

Eppure sembravano assodati i limiti impliciti nella ricorrente autoreferenzialità degli istituti dedicati all’orientamento, alla formazione e al collocamento di disoccupati e inoccupati. Da essi era derivata la convinzione che le risorse dovessero essere concentrate sulla domanda capacitandola attraverso l’uso sistemico di un virtuale assegno di ricollocamento da poter destinare liberamente alla offerta dei servizi ritenuti più efficaci da ciascun beneficiario. Ne deriverebbe un mercato competitivo di soggetti pubblici, privati e privato-sociali remunerati, almeno in parte, a risultato e in misura proporzionale alla difficoltà di collocamento.

La funzione pubblica dovrebbe preoccuparsi di garantire le infrastrutture di un trasparente mercato del lavoro a partire dal “fascicolo elettronico della vita attiva” di ciascun cittadino garantendone l’accesso agli operatori richiesti di aiutarlo. Qualcuno obietterà che nel Mezzogiorno le agenzie private sono meno presenti ma, da un lato, si svilupperebbero proprio in ragione dell’assegno e, dall’altro, si potrebbero rimuovere i frequenti ostacoli frapposti dalla legislazione regionale. In ogni modo, la sfida competitiva nell’interesse dei disoccupati dovrebbe essere raccolta anche dai soggetti della formazione in quanto tutti gli operatori dovrebbero convergere verso forme di collocamento mirato attraverso la riqualificazione delle competenze.

Gli stessi centri per l’impiego sarebbero sollecitati a misurarsi con la concorrenza e ad orientarsi ai risultati. Si tratta di stabilire se si vuole mettere al centro dell’azione pubblica la persona o se, ancora una volta, lo Stato pensa solo a se stesso.

 

Continua a leggere
1 4 5 6 7