Category : Banche

Alle Sei Banche

Ve lo dico alle sei/ Banche: ora maggiore redditività cambiando rapporti di lavoro

Le banche italiane, superata la forca caudina degli stress test, dovranno ora affrontare il nodo della redditività. Non sarà un percorso indolore perché richiederà ulteriori concentrazioni, razionalizzazioni dei costi operativi, diffuso impiego delle tecnologie digitali. Ne sarà investito il lavoro bancario per il quale saranno necessarie nuove relazioni industriali finalizzate non solo ai prepensionamenti attraverso i fondi a ciò dedicati da anni. Si tratta di investire sulle competenze, di incoraggiare una lunga vita attiva anche con un andamento decrescente delle retribuzioni di fatto per gli anziani, di favorire la mobilità tra istituti. Gli stessi strumenti di welfare dovranno essere ripensati per adattarli ad un mondo completamente nuovo perché è davvero difficile guadagnare facendo credito al tempo della deflazione e della stagnazione.

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Banche Unione Europea

Banche: Ue, stress test confermano aumentata resilienza

europeGli stress test “confermano che le banche stanno aumentando la resilienza”, e per la Commissione Ue si è trattato di un esercizio “molto importante” anche per “ricostruire la fiducia nella solidità del sistema finanziario”: lo ha detto una portavoce della Commissione europea commentando gli stress test di venerdì scorso. Quest’anno l’obiettivo dei test era differente rispetto al 2014, ha spiegato la portavoce Annika Breidthardt. Due anni fa si trattava di “identificare le carenze che necessitavano azioni di ricapitalizzazione. Quest’anno, invece, non prevedevano una soglia minima di capitale ma erano disegnati affinché l’esercizio di supervisione mandi avanti il processo di riparazione del settore bancario europeo in corso”. L’obiettivo degli stress test era quindi di “valutare l’estensione dell’erosione di capitale che ipotetiche dinamiche avverse di mercato possono provocare”, ha aggiunto, precisando che si è trattato di un esercizio “ben disegnato”.

Qui le informazioni sui risultati degli stress test

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Banca d'Italia Banche

Banche italiane: sofferenz​e a massimi da gennaio, a 200 miliardi

spesapubblicaAumentano ancora le sofferenze delle banche italiane, a un soffio dai 200 miliardi di euro (199.994 milioni) tornando ai massimi da gennaio e contro 198,3 miliardi ad aprile. Il tasso di crescita dei crediti inesigibili rallenta tuttavia a 3,2% da 3,5% di aprile. Lo rende noto Bankitalia nel supplemento al bollettino statistico dedicato a moneta e banche. In rialzo i prestiti al settore privato, +0,8% annuo da +0,4% di aprile, mentre la raccolta rallenta a +3,2% da +5,4% di aprile. Al valore di realizzo, le sofferenze salgono a 84,947 miliardi dagli 83,956 miliardi di aprile, raggiungendo il valore più alto da dicembre 2015 (88,950 miliardi).

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Banche OCSE

Ocse: crediti deteriorati troppo alti in certi paesi

ocseOccorre un’ “azione comune per completare l’unione bancaria e armonizzare la regolamentazione bancaria, rafforzando l’assicurazione dei depositi a livello nazionale ed europeo e creando un sostegno fiscale comune al Fondo Unico di Risoluzione”. E’ quanto trapela dall’Economic Survey sull’area euro dell’Ocse che trovate a questo indirizzo, secondo il quale la “dipendenza tra le banche nazionali e i loro governi potrebbe creare seri rischi nel caso di nuove turbolenze finanziarie”. “I crediti deteriorati restano troppo alti in alcuni paesi e danneggiano la crescita del credito”, la “situazione di bilancio di alcuni paesi è vulnerabile” e la “regolamentazione bancaria resta frammentata” e dunque serve una regolamentazione bancaria piu’ armonica in Europa”.

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Banche ImpresaLavoro

Banche in crisi: un conto da 209 miliardi di euro

Duecentonove miliardi: a tanto ammonta il conto che la crisi del nostro sistema bancario ha presentato ai risparmiatori e agli investitori. Tre miliardi e 900 milioni è il controvalore complessivo di titoli azionari e obbligazionari subordinati di Banca Marche, Banca Etruria, Cassa di Risparmio di Ferrara e Carichieti, andati interamente in fumo nel weekend del 21-22 novembre 2015, in seguito ai provvedimenti di risoluzione emanati dal Governo e da Bankitalia per salvare la parte buona delle quattro banche dell’Italia centrale da anni in stato di crisi. Il computo fornito dal Centro studi ImpresaLavoro è stato realizzato sulla base dei dati contenuti negli ultimi bilanci pubblicati dalle banche cadute in liquidazione, nonché degli ultimi aumenti di capitale e dei dati Reuters sui titoli obbligazionari colpiti.

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Banche Finanza Fondo Monetario Internazionale

FMI, stabilità finanziaria: in Italia rimane la sfida delle sofferenze bancarie

I rischi per la stabilità finanziaria a livello mondiale sono aumentati da ottobre 2015. A sottolinearlo è l’ultimo aggiornamento del Global Financial Stability Report, il rapporto redatto in questi giorni dal Fondo Monetario Internazionale nell’ambito dei lavori primaverili in corso a Washington.  Le proiezioni dell’Istituto sono peggiorate per le economie avanzate a causa della crescente incertezza e delle battute d’arresto che hanno interessato la crescita e la fiducia, ma i cali dei prezzi del petrolio e delle materie prime e una crescita più lenta hanno mantenuto i rischi elevati anche nei mercati più emergenti. Tutto ciò ha inasprito le condizioni finanziarie, riducendo al tempo stesso propensione al rischio, innalzando i rischi connessi al credito, e ostacolando il risanamento dei bilanci.

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ABI Banche

Banche: Abi, verso ripresa impieghi,+2% 2016, +3,1% nel 2017

salarioL’economia italiana è uscita dalla recessione ed è “avviata su un percorso di chiara ripresa”. E’ quanto si legge nel rapporto di previsione Afo 2015-2017 elaborato dall’Abi, secondo cui dopo una crescita dello 0,8% quest’anno, il Pil italiano salirà dell’1,5% nel 2016 e dell’1,6% nel 2017. Il recupero, precisa l’Abi, è fortemente trainato dalla domanda interna ed in particolare dai consumi (+1,9% nel 2015), il cui andamento rappresenta una “lieta sorpresa”. In particolare, con riferimento alle banche operanti in Italia, si legge nel rapporto, “solide e affidabili, continueranno a fornire adeguato supporto finanziario a famiglie e imprese”. L’Abi in particolare rileva il ritorno alla crescita dello stock dei prestiti, pari a quasi 90 miliardi in più tra la fine del 2014 e la fine del 2017. Il volume degli impieghi, secondo l’Abi, dovrebbe crescere solo marginalmente solo quest’anno per poi accelerare nel biennio finale di previsione (2016-2017). Seppur positivo soprattutto nel confronto con l’esperienza dell’ultimo triennio, la prevista crescita continuerà a risultare leggermente inferiore al tasso di sviluppo del prodotto – si legge – cosi che a fine 2017 l’input di credito per unità di Pil risulterà pari al 107,5%, di 1,7 punti percentuali inferiori al dato di fine dell’anno scorso.

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Banche Fed Scenari macroeconomici

La fed alza i tassi: che succederà?

crescitaLa Fed apre un nuova fase, mettendo fine all’era dei tassi pari allo zero, iniziata nel 2008 con la crisi finanziaria. La banca centrale americana alza, con una mossa storica, i tassi di interesse di un quarto di punto a 0,25-0,50 per cento: si tratta del primo rialzo dal giugno del 2006. Poi assicura che la politica monetaria resta accomodante e gli aumenti successivi saranno graduali. Dopo quasi dieci anni di politiche espansive non si deve temere una svolta improvvisa. Come riporta il Financial Times, le grandi banche tradizionali da tempo si preparavano a questo giro di vite: se è vero che i prestiti e gli altri asset a tasso variabile porteranno introiti maggiori adesso che la Fed ha alzato i tassi, è altrettanto vero che i correntisti potrebbero andare a cercare altrove tassi più convenienti, rivolgendosi appunto a creditori online, in rapida crescita e con costi strutturali più contenuti, cosa che consente loro di offrire tassi più alti sui depositi. Per quanto riguarda gli scenari macroeconomici, come riportato da La Stampa, “nulla fa credere che il nuovo contesto sarà un problema, né per l’Europa, né per l’Italia”. Nella peggiore delle ipotesi, “nel corso dei prossimi 12 mesi la divaricazione potrà raggiungere l’un per cento e l’euro continuerà a deprezzarsi verso il dollaro, con gioia per chi esporta: con l’euro a 1,09 dollari non ci siamo lontanissimi. Più difficile credere che mercati azionari e obbligazionari subiranno grandi scossoni”.

Leggi per intero l’articolo del Financial Times

Leggi per intero l’articolo de La Stampa

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