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Ve lo dico alle sei/ Ius soli: no a élites che lo vogliono insieme a biotestamento

L’insistenza sulla legge che istituisce lo ius soli prescinde dagli effetti divisivi che si produrrebbero in una società italiana già insicura e perciò inquieta. Sono proprio i ceti popolari, che meno dispongono di strumenti di autotutela, ad esprimere questa insofferenza e sono non a caso le solite élites ad essere più favorevoli ad un multiculturalismo disordinato purché ci allontani dalla nostra identità. Sono le stesse borghesie che invocano tutto il catalogo della sovversione antropologica ed oggi invocano insieme ius soli e biotestamento. Per fortuna, non credo vi saranno al Senato i numeri né per l’uno né per l’altro.

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Ve lo dico alle sei/ Lega: sorprendono indifferenza ed esultanza su sequestro

Il provvedimento cautelare di sequestro dei conti della Lega non può non interrogare tutte le coscienze autenticamente democratiche come hanno già rilevato Stefano Parisi, Cicchitto e Manconi. Sorprende l’indiffererenza di molti o addirittura l’esultanza di alcuni che confermano la fase emergenziale della nostra fragile democrazia. Eppure molti sono i rilievi che induce un provvedimento che potrebbe causare danni certi al sistema democratico a fronte di esiti giudiziari incerti su alcune persone, che appare sproporzionato e discutibilmente applicato ad un intero partito. L’Italia ha bisogno di ricostruire il suo tessuto democratico attraverso il rispetto di regole e di comportamenti condivisi. In caso contrario, il declino istituzionale diventa declino di una nazione.

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Ve lo dico alle sei/ Ius soli, soprassedere per largo consenso dopo il voto

Le leggi divisive sono dannose per una nazione sempre e non solo nella fase conclusiva di una legislatura. Argomenti sensibili come l’accesso alla cittadinanza o come la regolazione del confine tra la vita e la morte devono essere risolti attraverso la richiesta del più largo consenso nella società. Ne fu buon esempio la legge 194 sull’interruzione di gravidanza. Oggi invece si disegnano leggi come fossero clave da usare nella comunicazione politica di breve periodo con totale indifferenza per il futuro della nostra coesione nazionale. Per questo dobbiamo soprassedere e, superato il voto, realizzare un confronto fondato sull’ascolto delle tesi opposte alla ricerca del comune denominatore.

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Ve lo dico alle sei/ Lavoro 4.0: no freni al cambiamento ma equa distribuzione

La Commissione Lavoro del Senato ha oggi concluso le audizioni connesse all’approfondimento dei cambiamenti nel mercato del lavoro nella quarta rivoluzione industriale. Emergono i pericoli di fortissima polarizzazione delle competenze, dei redditi e della ricchezza secondo un dualismo che potrebbe penalizzare molti. Come nelle fasi precedenti dello sviluppo umano, sarà compito dei decisori istituzionali e dei corpi sociali garantire che i nuovi processi assumano caratteristiche di equità nei loro effetti distributivi. Ora la Commissione produrrà un rapporto con il quale saranno indicate le principali sfide proposte dal cambiamento nella consapevolezza che ogni freno ad esso esaspererebbe soltanto gli effetti negativi.

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Ve lo dico alle sei/ ISTAT-OCSE: mercato del lavoro ancora arretrato

Conoscevamo già i dati del secondo trimestre perché li avevamo su base mensile. La lettura aggregata del periodo, combinata con lo studio OCSE sull’istruzione, conferma i limiti del nostro mercato del lavoro. Fanalino di coda per gli occupati, ingresso tardivo nel lavoro, pochi laureati e prevalentemente nelle discipline umanistiche, calo degli attivi nella fascia di mezzo con carichi di famiglia, invecchiamento degli occupati grazie alla maggiore età di pensione, calo degli autonomi, crescita dei contratti a termine. I venti miliardi di incentivi hanno solo prodotto una fiammata presto esauritasi ed ora li si vogliono riproporre per giovani che hanno bisogno di apprendistato. Le politiche attive sono al palo tranne in Lombardia, Veneto ed Emilia. Incentiviamo la domanda competitiva di buona istruzione e formazione cosi’ da mettere in discussione una offerta largamente autoreferenziale.

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Ve lo dico alle sei/ Ius soli: rinviare tre leggi divisive al prossimo voto

Nella parte conclusiva della legislatura ed in presenza di numerose emergenze, buon senso vorrebbe una adeguata attenzione alla coesione nazionale espungendo dall’agenda parlamentare tutto ciò che la può ridurre. In particolare, ius soli, biotestamento e codice antimafia sono leggi divisive. Lo ius soli e’ funzionale ad attrarre flussi migratori mentre le città vivono tensioni determinate dagli ingressi disordinati e male gestiti. Il biotestamento suscita discussioni animate sullo stesso valore della vita. Il codice degli appalti estende le misure cautelari anche solo in presenza di una semplice comunicazione giudiziaria. Sia la prossima legislatura a decidere nel merito di questioni che toccano la coscienza profonda di una nazione.

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Ve lo dico alle sei/ Parisi: federatore per nuovo movimento laico e cristiano dopo scelta AP e Casini a sinistra

La sinistra italiana in tutte le sue espressioni e il M5S hanno definitivamente abbracciato il catalogo della sovversione antropologica, dalla banalizzazione dell’aborto all’educazione “gender”, alla genitorialità omosessuale all’eutanasia. Il centrodestra tutto ha quindi la responsabilità di organizzare una solida barriera contro questa deriva ma soprattutto Parisi ha il compito di realizzare, attraverso la quarta gamba del centrodestra, la sintesi tra credenti e non credenti su una piattaforma laica di promozione della persona nella sua integralità mediante lo sviluppo della procreazione nella famiglia naturale, la libertà delle scelte educative, la difesa della vita in ogni condizione di fragilità. La scelta di AP e di Casini a sinistra propone quindi l’esigenza non solo di una lista nel centrodestra ma di un nuovo movimento politico fortemente identitario perché laico e cristiano, liberale e popolare, conservatore e riformista. Parisi può esserne il federatore aperto e paziente.

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Ve lo dico alle sei/ Marco Biagi: quasi un milione spettatori docufilm notturno

E’ significativo l’elevato livello di ascolto del docufilm Rai su Marco Biagi nonostante l’infelice collocazione nel palinsesto oltre la mezzanotte e fino all’una di oggi. Circa il 13% di share e quasi un milione di ascoltatori in questo orario testimoniano la qualità del prodotto e soprattutto quanto Biagi appartenga ormai ad una memoria condivisa della nazione. Il docufilm ha il pregio di raccontare la modernità della sua elaborazione scientifica e la semplicità della sua dimensione umana nella quale era centrale la sua adorata famiglia. Confido la Rai voglia riproporre presto questo come gli altri docufilm della stessa serie.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: presto Poletti in Commissione Senato su fallimento nuove norme

Sulla base di una mia interrogazione, chiederò presto al Ministro del Lavoro Poletti di fornire alla Commissione lavoro del Senato informazioni e valutazioni sul primo fallimentare impatto della disciplina sostitutiva dei voucher sul mercato del lavoro nella stagione estiva. Eravamo stati facili profeti nel segnalare la complessità e incertezza delle disposizioni prodotte a seguito della cancellazione dei voucher. Esse in particolare qualificano di fatto le prestazioni occasionali come lavoro dipendente con tutte le conseguenti implicazioni. Sono peraltro inaccessibili alle imprese sopra i cinque dipendenti come se determinate prestazioni di breve durata non siano necessarie a prescindere dalla dimensione aziendale. La gestione di questi rapporti non è peraltro sufficientemente semplice per incoraggiarne l’emersione. La combinazione della diffidenza ideologica e della superficialità tecnica hanno insomma favorito il ritorno al “nero” dopo la fase positiva della emersione con i voucher.

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Ve lo dico alle sei/ Prodi: voucher emblematici di due generazioni politiche

L’odierno articolo di Romano Prodi su Il Messaggero è emblematico delle due generazioni politiche di cui parla Floris nella sua intervista al Corriere. Nonostante i voucher siano stati introdotti dalla legge Biagi, ricevono poi il primo impulso a diffondersi con il Governo Prodi seguito poi, sulla stessa linea di favore, da tutti quelli successivi. Finché, di fronte alla prova da sforzo della minaccia referendaria, il Pd preferisce fuggire e produrre una legge costruita come un volantino. Efficace nella comunicazione, assolutamente inefficace nel mercato. La precedente generazione politica, ancorché ideologica, partiva da un principio di osservazione della realtà, quella degli attuali quarantenni da una banale e contingente esigenza di apparire a scapito dell’operare. Ma poi, il diavolo emerge nei dettagli di una legge scritta con i piedi al punto che nessuno la usa e, perfino controvoglia, torna il nero per gli spezzoni lavorativi.

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