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Ve lo dico alle sei/ Governo: evidente problema rallentamento esecuzione opere

Di fronte alla ennesima polemica di giornata e all’ennesimo dietrofront del Governo rispetto alle proprie stesse convinzioni, diventa legittimo chiedere se non vi sia effettivamente un problema di allungamento dei tempi di attuazione delle opere pubbliche. Infatti, per il settimo anno consecutivo si registra una contrazione degli investimenti pubblici nonostante siano largamente riconosciuti quale fondamentale volano della ripresa alla luce del fatto che la stessa riduzione del prelievo fiscale non si tradurrebbe automaticamente in un incremento degli investimenti privati nell’attuale clima di sfiducia. I governi hanno tuttavia peggiorato la composizione della spesa favorendo massivamente quella di parte corrente. Ed hanno ritenuto di contrastare la corruzione con l’appesantimento delle procedure. I risultati sono evidenti. Il buongoverno deve saper coniugare la prevenzione della corruzione con la velocità di esecuzione delle opere.

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Ve lo dico alle sei/ Lavoro: rispetto per tesi M5S anche se non nuove

Lavorare meno a parità di salario, libertà relativa dell’età di pensione, più potere diretto ai lavoratori nelle imprese sono in estrema sintesi i temi proposti dal Movimento 5 Stelle che hanno ottenuto il consenso della loro comunità in rete. Sono suggestioni che meritano rispetto se non altro perché ipotizzate da un movimento che gode di un significativo consenso. Esse tuttavia non sono originali perché appartengono al bagaglio culturale di componenti della sinistra degli anni ’70, quando si determinarono la diffusa illusione di uno sviluppo infinito e la convinzione di una migliore distribuzione della ricchezza crescente. Poi vennero gli shock petroliferi e fu necessario liberare le imprese ed il lavoro per avere la crescita degli anni Ottanta. Oggi vengono ripresentate in un contesto nel quale molti si sono rassegnati al declino delle economie occidentali per cui aspirano solo ad una ripartizione più equa della minore ricchezza. È però probabile che in questo modo si accentui il circolo vizioso del regresso a causa della minore produttività e della maggiore spesa pubblica. E così vi sia sempre meno da distribuire. Ben venga in ogni modo il confronto delle idee in luogo delle invettive e delle battute che in ogni area politica hanno caratterizzato gli anni più recenti. Riavvicineremmo molti all’impegno pubblico.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: voto contro ricordando Craxi

Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi!

Non concorrerò, in dissenso dal gruppo che mi ospita, ad approvare questo decreto che rappresenta una scelta di fuga rispetto alla sfida referendaria dei conservatori, un atto di sfiducia nei confronti della maturità della nazione, una palese contraddizione con l’intuizione di Marco Biagi e con lo stesso jobs act. Per quel che vale, la negazione di molte delle mie esperienze. Ho bene impresso nella mia memoria il referendum sul quesito ben più insidioso con il quale si chiedeva agli italiani nel 1985 se volessero oltre 300 mila lire in più nella busta paga. L’allora presidente del consiglio, Bettino Craxi, confidò che una campagna di verità avrebbe svelato l’illusione ottica della spirale inflazionistica. Così fu e ne vennero anni di sviluppo e di modernizzazione dell’Italia. Ricordo nondimeno quando Marco Biagi mi convinse ad introdurre la prima sperimentazione di buoni prepagati per facilitare l’emersione di molti spezzoni lavorativi. Lo guidava un principio di realtà che combinava con quello della tutela di ogni lavoro, anche il più corto, imprevisto ed occasionale. Ora dovremo porre rimedio al vuoto che si produce con rapidità. Incombono la stagionalità turistica ed agricola come le legittime aspettative di studenti, pensionati, cassintegrati, madri di famiglia. E la soluzione dovrà essere semplice quanto i buoni. Per questa ragione ho depositato un disegno di legge firmato con colleghi di maggioranza e di opposizione dedicato a definire il Lavoro Breve e la sua agevole regolarizzazione accanto alla liberalizzazione del lavoro intermittente. Ne dovremo parlare molto presto. Ma ancor più, dovremo riprendere il filo delle vere priorità del lavoro nella quarta rivoluzione industriale, dall’adeguamento delle competenze all’incremento della produttività, affinché le macchine non sostituiscano le persone in una società senza lavoro.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: domani presentazione ddl lavoro breve

Domani, in occasione della definitiva approvazione del decreto con cui sono stati cancellati i voucher, presenteremo alle 13, attraverso un veloce “Punto Stampa”, il disegno di legge di regolazione del lavoro breve. Con i colleghi Berger (Svp) e Serafini (FI) ho infatti elaborato una proposta sostitutiva dei buoni prepagati in modo da favorire una agevole regolarizzazione di tutti gli spezzoni lavorativi. Il testo definisce con certezza il Lavoro Breve e lo sottopone a modalità di gestione semplici e convenienti. Il Ddl sarà abbinato alla proposta già annunciata dallo stesso governo che, farisaicamente, dopo avere accolto la tesi della Cgil e fatto decadere il referendum, vorrà riempire il vuoto prodottosi. Ma, ove volesse sottoporre ogni lavoro breve alle procedure ordinarie di un contratto di lavoro, il risultato sarebbe ancora la sommersione. Dalla comunicazione preventiva di almeno 24 ore al libro unico del lavoro, dalla trasmissione dell’Uniemens al modulo F 24, dal cud per la dichiarazione dei redditi agli obblighi formativi in materia di sicurezza, e’ difficile immaginare la regolarizzazione con modalità ordinarie del cameriere straordinario per tre ore di lavoro. Nello stesso ddl sarà infine circoscritta la responsabilità solidale del committente verso i lavoratori dell’appaltatore perché sia messo in condizione di controllare la documentazione relativa e, ove impedito, non ritenuto responsabile per ragioni meramente oggettive.

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Ve lo dico alle sei/ ISTAT fotografa Italia rattrappita

L’Istat fotografa una nazione rattrappita. Se consideriamo in particolare gli indici demografici, il tasso di occupazione, la produttività del lavoro, constatiamo come l’Italia sia diventata ben poco vitale. Il Paese è intrappolato nel circolo vizioso della sfiducia alimentata da uno Stato pesante e inefficiente che molto pretende ma poco restituisce. Solo una politica cristiana e liberale può risvegliare una diffusa attitudine a generare e a produrre in un contesto più favorevole. Avere fiducia nel popolo significa anche promettere meno Stato e così legittimare la speranza di meno tasse.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: grave errore decreto governo, mercoledì mio nuovo ddl in Senato

Dopo l’approvazione da parte della Commissione lavoro del Senato, il decreto che recepisce integralmente i quesiti referendari su voucher e appalti andrà mercoledì al voto definitivo dell’Aula. Il governo ha commesso un grave errore per il vuoto normativo che ha immediatamente prodotto e per gli effetti più profondi che sono stati determinati dalla resa alla vecchia ideologia lavoristica. Un vecchio mondo si è rimesso in movimento in controtendenza rispetto ai nuovi problemi del lavoro nella quarta rivoluzione industriale. Nel breve periodo servirà comunque un intervento legislativo per sostituire i voucher e definire con maggiore certezza la responsabilità solidale negli appalti. Mercoledì renderò noto il ddl che ho elaborato con alcuni colleghi ascoltando i bisogni dell’economia dei servizi e le esigenze delle filiere produttive. Ci è parso infatti impossibile rinunciare ad una regolazione semplice dei molti lavori interstiziali pena la loro condanna alla dimensione sommersa e l’irrigidimento di molte attività.

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Ve lo dico alle sei/ Ocse: tre misure urgenti per ridurre cuneo fiscale e sostituire voucher

Rimangono prioritari gli interventi sul lavoro per incoraggiare la propensione ad occupare. In primo luogo, come suggerisce l’Ocse, occorre ridurre strutturalmente il cuneo fiscale a partire dal premio Inail e dai contributi per malattia. Lo stesso sostegno all’impiego dei giovani va concentrato sull’azzeramento di ogni prelievo parafiscale sui contratti di apprendistato. In secondo luogo occorre una maggiore detassazione dei salari di produttività la cui soglia deve tornare ai 6000 euro del governo Berlusconi. In terzo luogo è urgente la sostituzione dei voucher liberalizzando il lavoro intermittente e individuando forme semplificate e incentivate di regolarizzazione dei “lavori brevi”. A sentire i consulenti del governo tutti gli spezzoni lavorativi dovrebbero ricondursi a lavoro subordinato ma ci devono spiegare se il cameriere in sostituzione o la standista di una giornata possono ragionevolmente dare luogo alle complesse procedure di apertura e chiusura di un tipico rapporto contrattuale.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: solo strumenti semplici fanno emergere lavori

Coldiretti e Consulenti del Lavoro segnalano oggi le pesanti conseguenze sul mercato del lavoro derivanti dalla cancellazione dei voucher. Nei giorni scorsi analoga valutazione era stata espressa dalla Confcommercio e dalle associazioni artigiane. Nel caso dell’agricoltura la vera anomalia è rappresentata dal basso impiego dei voucher nel Mezzogiorno per cui sarebbero stati auspicabili maggiori, e non minori, volumi di buoni soprattutto nelle raccolte brevi come la vendemmia. La sinistra, comprese le sue espressioni più moderate, non ha quindi retto al richiamo dei suoi tradizionali impulsi ideologici. Ora però si evidenzia comunque la necessità di prevedere analoghi strumenti semplici di regolarizzazione degli spezzoni lavorativi che non possono essere tutti ricondotti a modalità di lavoro subordinato. Anche le aziende più efficienti hanno bisogno di nicchie di lavoro flessibile che corrispondono alle esigenze di lavoratori interessati a compensi integrativi. Nei prossimi giorni sarà depositato a mia prima firma il testo definitivo di un disegno di legge in materia di Lavoro Breve, Lavoro Intermittente e responsabilità solidale negli appalti.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher, verità Upb su pochi lavoratori incoraggia riedizione strumento semplice

Se i consulenti del lavoro ci avevano informato che il monte complessivo di ore lavorate e remunerate con voucher corrisponde allo 0,3 per cento del totale, ora l’ufficio parlamentare di bilancio ci dice che corrispondono ad un numero di lavoratori pari al 5,6 per cento del totale. Non si può quindi parlare di un mercato parallelo e non si inducono pericoli di precarizzazione. Al contrario, gli spezzoni lavorativi esistono nella realtà di molte imprese e di molte famiglie e la loro peggiore precarietà è l’assenza di regole. Siamo quindi di fronte ad una campagna mistificatoria rispetto alla quale il governo ha deciso di arrendersi. E nessuno si illuda di poter sostituire i voucher solo con contratti di lavoro subordinato. Tanto le famiglie quanto le imprese hanno in alcuni casi bisogno di strumenti semplici ed esentasse per dare tutele ai lavori brevi. Utili quindi tutte le operazioni di verità come quella dell’Upb.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: meglio referendum, ora regolare “lavori brevi”

La cancellazione dei voucher attraverso il decreto legge determina un vuoto allo stato incolmabile per alcune esigenze di flessibilità di molte imprese nonché per le numerose persone interessate a piccoli lavori complementari rispetto alla occupazione principale, allo studio o alle cure familiari. Il vuoto dovrà essere colmato quanto prima regolando in modo essenziale tutti i lavori brevi che non superano una modesta soglia di reddito del prestatore con lo stesso committente. Quando il committente è un’impresa o un libero professionista possiamo immaginare un sistema telematico di semplice “iscrizione dei lavori brevi” con preavviso di almeno 60 minuti, conseguente accredito dei versamenti assicurativi ed erogazione della remunerazione attraverso gli enti convenzionati. Come per i voucher, non si deve porre un problema di qualificazione della prestazione e la remunerazione deve essere neutrale rispetto ad ogni tassazione e ad ogni indicatore di reddito per l’accesso a prestazioni sociali o attività educative. Gli oneri indiretti dovrebbero rimanere nella misura attuale. Nel caso del committente-famiglia l’iscrizione telematica del “lavoro breve” potrebbe essere accompagnata da modulo cartaceo, ove desiderato, e la remunerazione potrebbe essere erogata direttamente dal committente con un minore aggio a favore degli enti gestori mentre l’assicurazione Inail dovrebbe, più appropriatamente essere ridotta rispetto all’indistinto 7 per cento di tutti gli attuali voucher. Solo le prestazioni ripetute, ancorché episodicamente con lo stesso datore di lavoro troverebbero invece nei contratti di lavoro intermittente liberalizzati la più opportuna soluzione. Per quanto riguarda infine la giusta responsabilità solidale di committente e appaltatore bisognerebbe accompagnarla con la definizione del diritto/dovere di vigilanza dell’appaltante esimendolo da responsabilità quando gliene è impedito l’esercizio affinché ciascuno risponda di ciò che è nel suo potere controllare e fare. Detto questo, sarebbe stato meglio il referendum perché, come fu nel 1985 per la scala mobile, sarebbero prevalse le istanze di modernità che muovono dall’osservazione della realtà.

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Ve lo dico alle sei/ Corte Conti: Italia non competitiva, pericolo commissariamento.

La Corte dei Conti segnala un total tax rate sulle imprese medie italiane del 64,8%. Ben 25 punti punti lo differenziano dal cuneo fiscale sull’analoga impresa media europea. Più in generale la Corte evidenzia una differenza di 10 punti tra la pressione fiscale e burocratica in Italia e quella  riscontrata nella media dell’Unione. Si descrive così un evidente “spiazzamento” dell’impresa italiana in un tempo difficile per la crescita. Di ciò dovrebbe tener conto un ceto politico prevalentemente impegnato a distribuire, piuttosto che a produrre, la ricchezza. Di fronte a noi rimane uno scenario pericoloso perché, in assenza di una robusta riduzione del debito, l’Italia potrebbe essere assoggettata al commissariamento della cosiddetta troika con le conseguenze prevedibili dal punto di vista dell’affidabilità dei suoi titoli sovrani e dei conseguenti costi di collocamento. Il declino italiano non è quindi stato invertito ma solo posposto nel tempo. I prossimi mesi saranno decisivi per il futuro della nazione.

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