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Ve lo dico alle sei/ Voucher, non siano pretesto come i pozzi di Ual Ual

Per più di qualcuno i voucher sono concepiti come i pozzi di Ual Ual ove si realizzò l’incidente militare che costituì il pretesto per guerra di Etiopia. Al “politicismo”, soprattutto in un tempo così difficile, è doveroso contrapporre la politica che muove da un principio di realtà. E alla realtà servono i simil voucher in ogni dimensione d’impresa perché è impossibile riconoscerne il bisogno e poi negarlo sopra i 5 addetti. Senza neppure liberalizzare i contratti di lavoro intermittente. Sarebbe paradossale se il governo si prendesse tutta la polemica da sinistra senza soddisfare i legittimi bisogni di tutte le imprese e delle molte persone che vogliono arrotondare il loro reddito.

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Ve lo dico alle sei/Voucher: buona legge come la salute

La buona legge è come la salute. Ci si accorge di quanto vale quando viene meno. Così è per il pasticcio dei voucher. Qualunque tentativo di riprodurli parzialmente lascia scoperti pezzi importanti della realtà. Se li si vincola alle sole piccole imprese non si comprende come l’occasionalità di una prestazione lavorativa sia immanente in ogni impresa. Quando tutto si fa “politica”, o peggio mera “comunicazione politica”, la norma prescinde dalla concretezza dei lavori. Peggio ancora se una riproduzione contratta dei voucher si combina con la rinuncia a liberalizzare i contratti di lavoro intermittente oggi sottoposti a vincoli di età e settore come al potere di veto del sindacato. Eppure sono spesso a tempo indeterminato.

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Ve lo dico alle sei/ Forum PA: cinque impedimenti al lavoro agile nel pubblico

Nella dimensione pubblica vi sono cinque criticità che rendono difficili le trasformazioni possibili con le tecnologie digitali. Il formalismo giuridico testimoniato ora da una circolare di 25 pagine e 40 adempimenti sul lavoro agile. Il blocco della spesa per formazione. L’invecchiamento da 43 a 51 anni dell’età media negli ultimi 15 anni. La vecchia segmentazione dei profili professionali. L’assenza del “buon datore di lavoro” e il potere di veto dei sindacati.

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Ve lo dico alle sei/ Terzo settore, amministratori volontari e professionisti equamente remunerati

Le anticipazioni sui decreti legislativi del Governo a regolazione del terzo settore evidenziano una scarsa comprensione proprio delle organizzazioni più performanti. Si ipotizzano da un lato generosi tetti alla remunerazione degli amministratori che quasi sempre svolgono gratuitamente la loro funzione e, dall’altro, si impongono limiti ai salari dei dipendenti che in molti casi sono reclutati nel mercato internazionale tra i ricercatori ed i managers più apprezzati. È ben vero che vi sarebbe la possibilità di derogare a questi limiti ma la norma appare di incerta e limitata applicazione. Al di là degli effetti pratici preoccupa il messaggio negativo sottostante. Al contrario, il settore che non distribuisce utili deve essere incoraggiato a crescere soprattutto in termini di qualità delle prestazioni rivolte al bene comune.

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Ve lo dico alle sei/ UE, raccomandazioni impongono legge di Bilancio a scadenza

Le raccomandazioni della Commissione, anche se non tutte condivisibili, segnalano i ritardi strutturali dell’Italia. Grande debito, pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa, bassa produttività, giustizia lenta e imponderabile, servizi pubblici inefficienti frenano la crescita. Per queste ragioni la legge di bilancio non è rinviabile alla nuova legislatura anche perché il prezzo dell’esercizio provvisorio si potrebbe incrociare con mercati finanziari instabili. La politica non può fuggire dalle sue responsabilità per timore del consenso.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: nuove soluzioni per imprese di ogni dimensione

Le ipotesi normative di sostituzione dei voucher sono paradigmatiche di un modo di regolare che parte dall’ideologia e non dalla realtà fattuale. Tutte le imprese, di ogni dimensione, hanno la esigenza di lavori imprevisti e di breve durata come nel caso delle sostituzioni, degli eventi di uno o due giorni, di certa raccolta in agricoltura. E in questo caso sono necessari modi semplificati di gestione del rapporto tra committente e prestatore, breve preavviso, detassazione della remunerazione. Limitare ciò alle imprese più piccole condanna quelle più strutturate a percorsi faticosi e spesso alla rinuncia ad uno spezzone lavorativo in più. Perché dobbiamo complicare un bene prezioso come il lavoro?

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Ve lo dico alle sei/ Lavoro: giù spesa per Cig, tavolo parti e Governo

La rilevazione Inps sugli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro (cigo, cigs, ecc.) evidenzia una forte caduta della spesa dovuta anche ai criteri più rigidi di erogazione. Il tutto mentre le politiche di ricollocazione rimangono nel vecchio solco inefficiente. Le parti sociali dovranno necessariamente discutere con il Governo sui modi con cui tutelare le persone in un mercato fatto di continui cambiamenti. Occorre sostituire alla inattività la insistita offerta di opportunità di orientamento, formazione e collocamento a partire dall’assegno con cui il disoccupato sceglie il centro di servizio per remunerarlo a risultato. Ciò che conta è non lasciare mai solo chi cerca lavoro.

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Ve lo dico alle sei/ Istat, investire in natalità e competenze

L’Istat nel suo rapporto annuale segnala come la crescita sia troppo modesta per garantire una adeguata diffusione del benessere. Lo stesso superamento delle disuguaglianze si realizza quindi non nel declino ma nel contesto di uno sviluppo più sostenuto. Centrale diventa più di ieri, proprio nel tempo delle nuove tecnologie, il fattore umano in termini sia di ripresa demografica che di evoluzione delle conoscenze e delle competenze. E questo richiede un significativo riorientamento delle risorse pubbliche, sostenuto da una solida visione del futuro possibile. Per questo si può parlare della necessità di un nuovo umanesimo politico.

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Ve lo dico alle sei/ Voucher: urgente nuova regolazione semplice e tracciabile

E’ urgente introdurre una disciplina idonea a far emergere tutti gli spezzoni lavorativi, molti dei quali sono peraltro venuti meno del tutto con l’abrogazione dei voucher. Può essere quindi utile il veicolo della “manovrina” purché la soluzione individuata consenta a tutte le imprese, piccole e grandi, una agevole regolazione dei lavori brevi la cui esigenza si manifesta con poco preavviso. Non è infatti sufficiente, ancorché necessaria, la liberalizzazione dei contratti di lavoro intermittente. La evoluzione del voucher può condurre ad una semplice iscrizione su piattaforma digitale presso l’Inps così da consentire modalità semplici ma tracciabili e quindi controllabili dalla vigilanza ispettiva. Si deve in ogni caso partire da un metodo di osservazione della realtà e non da un pregiudizio ideologico.

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Ve lo dico alle sei/ Referendum lombardo veneto: che fine ha fatto legge federalismo?

Nel momento in cui vengono convocati i referendum sulla maggiore autonomia delle Regioni Veneto e Lombardia è doveroso interrogarci sullo stato di attuazione della legge sul federalismo fiscale. In particolare i fabbisogni standard avrebbero dovuto rappresentare il criterio esclusivo di riparto del fondo nazionale di solidarietà ai comuni mentre a distanza di anni dalla approvazione della legge la loro incidenza rimane minima. Gli stessi costi standard relativi ai macrolivelli di assistenza avrebbero dovuto orientare il riparto del fondo sanitario nazionale in modo da determinare ovunque nelle Regioni il ridimensionamento della spesa ospedaliera al 46% del totale e lo sviluppo della spesa per prevenzione e servizi territoriali rispettivamente al 5% e al 49%. E questo equilibrio, corrispondente alla composizione tra cronici e acuti dei bisogni di salute, dovrebbe riprodursi in ciascuna azienda o unità territoriale. La tassazione locale dovrebbe riflettere vizi e virtù degli enti regionali e locali conducendo al fallimento politico degli amministratori nel caso di squilibrio strutturale. Paradossalmente, le stesse forze politiche che vollero il federalismo sono parse disinteressate alla sua applicazione per cui sorge spontanea la domanda. Lo si vuole ancora?

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Ve lo dico alle sei/ Professioni: ora equo compenso e premi assicurativi calmierati.

Dopo il recente atto legislativo di tutela e promozione delle attività di libera professione, il Parlamento dovrà intervenire sui due nodi irrisolti dell’equo compenso e della copertura assicurativa. Si tratta di porre rimedio ad una esasperata liberalizzazione, non imposta da direttive comunitarie, che ha determinato caduta della qualità delle prestazioni e dei redditi dei professionisti. Si tratta di reintrodurre livelli minimi e parametri utili ad informare il mercato circa i costi essenziali per la qualità delle prestazioni. Allo stesso tempo è doveroso accompagnare l’obbligatorietà della copertura assicurativa con norme certe sui tempi di prescrizione e con un intervento di calmierazione dei premi. In tempi brevi intendo presentare un disegno di legge su queste materie che potrà poi tradursi anche in emendamenti ad altri veicoli legislativi.

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