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Ve lo dico alle sei/ AP, progetto esaurito per ragioni soggettive e oggettive

Le dimissioni da AP di numerosi parlamentari segnalano l’esaurimento del suo progetto politico per ragioni soggettive e oggettive. Nel movimento permangono tuttavia molte energie che meritano di essere orientate verso un soggetto significativamente nuovo e saldamente collocato nel centrodestra. Si tratta di compiere una lettura critica e autocritica della esperienza di governo di questi anni nel corso dei quali la stabilità istituzionale ha certamente avuto un valore in se’ ma molti limiti hanno viziato soprattutto la politica economica a partire dalla gestione del bilancio. La poca ripresa è stata trainata dal commercio internazionale e nonostante la straordinaria spesa per incentivi si è tradotta in pochi posti di lavoro stabili per i limiti del jobs act. Gli stessi dati odierni dell’Inps segnalano l’incremento dei contratti a termine, del lavoro a chiamata e dello staff leasing. Spesso i compromessi impliciti in un governo di coalizione sono stati inadeguati. La legge sulle unioni civili, ad esempio, e’ stata disegnata secondo un impianto ideologicamente dedicato alla genitorialita’ omosessuale. A questo punto serve discontinuità per costruire la futura quarta gamba del centrodestra che ha senso se fortemente identitaria in quanto laica e cristiana, liberale e solidale, riformista e alternativa alla sinistra. L’esatto opposto di un centro flaccido e incerto.

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Ve lo dico alle sei/ Sciopero trasporti, governo si decida di decidere sulle nuove regole

Nonostante lo sciopero odierno sia stato promosso da organizzazioni minoritarie, il suo solo effetto annuncio ha determinato la paralisi di molti ambiti urbani. È evidente come il diritto alla mobilità non risulta tutelato. Eppure basterebbero tre semplici norme per garantirlo. La correzione della “rarefazione”, ovvero del tempo che deve intercorrere tra uno sciopero e l’altro, deve applicarsi alle organizzazioni in proporzione al loro grado di rappresentatività nel settore. La comunicazione anticipata della adesione individuale allo sciopero consente alla azienda di rendere noti con anticipo i servizi effettivamente funzionanti. E le impedisce, quando inefficiente, di unirsi allo sciopero bloccando i servizi con la scusa di esso. L’eventuale disdetta della azione conflittuale deve essere resa nota con altrettanto anticipo cosicché gli utenti ne siano informati. Queste disposizioni non ledono in alcuna misura il diritto di sciopero ma lo conciliano con quello alla mobilità. Speriamo che il governo si decida di decidere e faccia conoscere al Parlamento la sua opinione così da metterlo finalmente in condizione di produrre la nuova regolazione.

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Ve lo dico alle sei/ Pensioni: PD divide società, giusta solo differenza donne

Il PD insiste a dividere i cittadini di fronte alla rigidità dell’impianto previdenziale prodotto dalla riforma Fornero. Dopo otto salvaguardie di esodati, norme speciali per precoci, stressati, giornalisti, bancari, personale di volo e l’APE gratuita per le pensioni più basse, si ipotizza ora con il prof. Nannicini una diversa età di pensione in relazione alle diverse aspettative di vita corrispondenti ai diversi mestieri. Come se questi fossero praticati per l’intera vita lavorativa. E così, da un lato sono stati impegnati in quattro anni quasi venti miliardi di spesa e, dall’altro, rimane vincolato alla prospettiva dei 67 anni il grande ceto medio che va dall’operaio specializzato all’impiegato, al quadro. Ne derivano percezioni di ingiustizia e sentimenti di sfiducia nello Stato. L’unica differenza giustificabile riguarda le donne che hanno avuto percorsi lavorativi discontinui e non possono accedere alla pensione di anzianità contributiva.

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Ve lo dico alle sei/ Come modificare l’età di pensionamento

Non c’è nulla di peggio che affrontare problemi nuovi con schemi vecchi. Per usare la parabola, è come mettere il vino nuovo nell’otre vecchio. Il nostro regime previdenziale si deve confrontare con percorsi lavorativi sempre più discontinui per le ripetute transizioni tra lavori e tra lavoro e attività di cura solidale o di formazione. Quando non si determinano lunghi periodi di inattività per malattia o disoccupazione. La riforma Fornero fu disegnata dal compianto prof. Castellino nei primi anni ’80, al tempo del mercato del lavoro stabile, quando l’allora ministro del Lavoro De Michelis tento’ infruttuosamente di realizzare, attraverso un percorso molto graduale, un sistema finanziariamente sostenibile. Egli infatti avverti’ per primo le criticità che poi sarebbero state evidenti a tutti. O quasi a tutti. Introdotto cinque anni fa senza alcuna transizione, quel modello si è rivelato rigido e socialmente insostenibile. La realtà si è vendicata male attraverso deroghe in favore di singoli segmenti che hanno comportato disparità di trattamento e impegni di spesa per circa venti miliardi. Esodati, precoci, beneficiari dell’Ape “social”, giornalisti, bancari, personale di volo. E gli altri? Non vale la pena di aprire una riflessione in occasione della progressione dell’età di pensione a 67 anni che investe subito coloro che, prossimi a pensione all’atto della riforma, hanno già subito un drastico allungamento della vita lavorativa di sei anni? Non si tratta di abolire gli stabilizzatori del sistema ma di renderlo più flessibile e graduale così da riflettere il nuovo mercato del lavoro. A partire dalla possibilità di alimentarlo privatamente in tutti e due i pilastri incentivando lavoratori e datori di lavoro al risparmio previdenziale. Soprattutto avremo bisogno di integrare flessibilmente previdenza, sanità e assistenza tanto nella dimensione obbligatoria quanto in quella complementare di fonte collettiva in modo da adattare duttilmente le tutele ai bisogni di ciascuna persona dalla culla alla tomba. La sfida della combinazione tra sostenibilità sociale e finanziaria richiede umiltà e disponibilità all’ascolto senza vestali giacobine che si stracciano le vesti prima di essere toccate.

pubblicato su Formiche

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Ve lo dico alle sei/ Ius soli: stop a leggi divisive e priorità a legge di Bilancio

Grazie all’iniziativa di molti parlamentari e di parti della stessa maggioranza, le tre leggi divisive, codice antimafia, biotestamento e ius soli, non arriveranno ad approvazione nei termini ipotizzati. Anzi, due di esse non potranno essere votate dal Senato per l’indisponibilita di AP a concedere il voto di fiducia. La stessa ripresa economica si produrrà solo se si risveglierà, in un clima di coesione nazionale, il circuito della fiducia. L’Italia è infatti una società rattrappita perché sfiduciata e molti in essa ritengono di non avere oggi rappresentanza politica come testimonia la bassissima partecipazione al voto. Lo stop alle leggi divisive è peraltro condizione necessaria per concentrare l’attenzione sulla legge di Bilancio e sulle azioni di messa in sicurezza del debito e delle banche. Vera priorità perché la stabilità è premessa della crescita.

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Ve lo dico alle sei/ Pensioni: già impegnati quasi 20 miliardi per deroghe

Il ripensamento della riforma Fornero è ormai indispensabile tanto nella dimensione congiunturale dei lavoratori già adulti all’atto della sua approvazione, quanto in quella strutturale dei più giovani che avranno percorsi lavorativi discontinui, alternati anche a fasi meritevoli come procreazione, cura, formazione. D’altronde la rigidità del suo impianto è stata dimostrata dai provvedimenti di deroga che nei soli ultimi tre anni hanno richiesto coperture per quasi 20 miliardi per cui il Governo non può rifiutare ora il confronto. Fermo restando il vincolo della sostenibilità finanziaria, si tratta di ipotizzare nell’immediato un rallentamento dell’aumento dell’età di pensione e nella prossima legislatura una correzione del sistema affinché, grazie allo sviluppo dei due pilastri, diventi più flessibile tanto in termini di contribuzioni quanto di prestazioni. Dovremo soprattutto incentivare fiscalmente e promuovere culturalmente il risparmio previdenziale e i versamenti volontari, sostenere i comportamenti socialmente meritevoli, rendere duttili, oltre una base minima, le età di pensione. Il futuro modello di welfare dovrà essere personalizzabile, ovvero adattabile ai bisogni di ciascuna persona in ciascuna fase di vita.

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Ve lo dico alle sei/ Decreto sud: giusta richiesta da ordini e collegi per includere professionisti

Mi auguro che il Senato vorrà recepire la proposta di ordini e collegi tesa ad inserire i professionisti tra i soggetti beneficiari delle misure di sostegno all’avvio di attività indipendenti nel mezzogiorno. La commissione lavoro si è espressa all’unanimità in questo senso.

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Ve lo dico alle sei/ Pensioni: fonti di governo incolte

Le fonti anonime che avrebbero stimato in 1,2 miliardi l’onere connesso al rallentamento dell’innalzamento dell’età di pensione sono quantomeno incolte per due ragioni. La prima è che sembrano assumere la definitiva cancellazione del collegamento tra età di pensione e attesa di vita mentre con il collega Damiano abbiamo proposto una sua diversa modulazione tale da non punire soprattutto le donne già adulte all’atto della riforma. La seconda è che gli oneri dovrebbero essere definiti in presenza di una ipotesi precisa e per un arco temporale di almeno dieci anni come è prescritto per le norme previdenziali. Spiacenti, ma con me e Damiano la politica non si fa a spanne. Neanche da parte delle fonti di governo.

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Ve lo dico alle sei/ Pensioni: esigenza pit stop più generale sistema Fornero

Con il collega Damiano condivido l’esigenza di una sorta di “pit stop” nel percorso di crescita dell’età di pensione. Si tratta non soltanto di introdurre una transizione per coloro che erano già adulti all’atto di approvazione della riforma e che sono stati improvvisamente richiesti di allungare fino a sei anni l’attività lavorativa. Aldilà di questo immediato risultato, vogliamo aprire una più generale riflessione su un sistema previdenziale rigido e perciò incoerente con un mercato del lavoro sempre più discontinuo e flessibile. La riforma è figlia infatti di studi maturati nella dimensione precedente la grande crisi per cui, fermi restando gli obiettivi di sostenibilità di lungo periodo, deve essere consentita una riflessione sulla possibilità di edificare un modello previdenziale a più pilastri, molto più adattabile rispetto alle esigenze di ciascuna persona, molto più equo nel riconoscere il valore sociale di attività come la maternità o il lavoro di cura.

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Ve lo dico alle sei/ Fiscal compact: tagliare spese correnti

Il dibattito interno sul fiscal compact è surreale e concorre a dare dell’Italia la solita immagine di Paese furbescamente intento ad evitare i vincoli connessi ai vantaggi della moneta unica. La disciplina di bilancio va perseguita perché conviene all’Italia in quanto ne riduce l’esposizione ai maggiori oneri di collocamento del debito. Ma soprattutto dobbiamo dimostrare di voler cambiare la composizione della spesa pubblica facendoci più efficienti. Si metta a gara senza clausola sociale tutto il trasporto pubblico locale. E non per darlo alle Ferrovie dello Stato. Si concentrino le sedi universitarie per realizzare poli educativi in collaborazione con le imprese. Si obblighino le associazioni di Comuni per bacini di almeno 250 mila abitanti per razionalizzare costi fissi e ridurre la tassazione locale sugli immobili. Si sostituiscano ospedali con residenze per anziani e servizi territoriali per dare risposte appropriate ai malati cronici. Riducendo strutturalmente la spesa corrente saranno possibili riduzioni strutturali del prelievo fiscale. E investimenti.

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Ve lo dico alle sei/ Renzi, giusto accordo con UE su flessibilità ma per fare l’opposto

E’ certamente opportuno prolungare la fase sperimentale del fiscal compact evitando così l’immediata incorporazione nei trattati. Ma l’Italia sarà credibile se avvierà una riduzione strutturale delle spese per finanziare una riduzione strutturale della pressione fiscale sul lavoro, sulle imprese, sugli immobili. Per fare un esempio concreto, si dovrebbe chiudere il buco nero del trasporto pubblico locale mettendolo a gara senza clausola sociale. La stessa flessibilità sui parametri potrebbe essere accettata se rigorosamente correlata a quegli investimenti pubblici che negli anni recenti si sono contratti. Il nuovo patto con Bruxelles deve consistere quindi nell’opposto a ciò che Renzi ha fatto in questi anni trasformando la flessibilità in maggiori spese correnti e incentivi fiscali smodati.

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