Category : Alle Sei – Speciale

Alle Sei - Speciale

Ve lo dico alle sei/ Pluralismo contrattuale e tutele inderogabili

Da ADAPT

Il lungo negoziato tra le maggiori confederazioni dei lavoratori e degli imprenditori dell’industria si è concluso con un modesto minimo comun denominatore. Nel frattempo la Confcommercio ha concluso con i sindacati un solido accordo quadro sulla contrattazione nella grande area del terziario e Federmeccanica ha aperto nel maggiore settore industriale la strada al moderno contratto nazionale, leggero perché sussidiario. Di rinnovamento ha certamente bisogno il nostro sistema delle relazioni collettive di lavoro se è vero che da un lato siamo il Paese più “unionizzato” e, dall’altro, l’economia industrializzata in cui più si sono sedimentati ritardi cronici come la bassa produttività, i bassi salari, i bassi tassi di occupazione.

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La lezione tedesca delle 28 ore settimanali

L’intervento di Maurizio Sacconi per Formiche sullo storico accordo in Germania con i metalmeccanici

L’accordo tra le organizzazioni del settore metalmeccanico in Baden Württemberg ha subito suscitato in Italia aspirazioni imitative. Cosa buona e giusta ove se ne leggano e comprendano tutti i contenuti e le condizioni di contesto. Potremmo subito dire che esso rappresenta una plastica conferma della linea di coloro che hanno sempre auspicato relazioni industriali di prossimità, andamenti retributivi collegati alla produttività, adattabilità reciproca tra le parti attraverso flessibilità funzionali al benessere dei lavoratori e all’efficienza delle imprese.

Il contratto regionale è innanzitutto una buona prassi tedesca che privilegia da tempo le intese aziendali e territoriali al rigido contratto nazionale. È a questi livelli che si possono misurare la produttività e definire gli incrementi retributivi con cui si realizza una equa distribuzione dei risultati che ne sono derivati. Lì è facile presumere che nel primo incontro negoziale il sindacato abbia portato i numeri elevati della produttività e dei profitti registrati nelle imprese del land e chiesto di farne partecipare i lavoratori.

Così come in Italia l’ultima trattativa per il contratto nazionale dei metalmeccanici si aprì con i numeri della parte datoriale sulla chiusura di un terzo di imprese nella crisi, sulla bassa produttività media registrata, sulla geografia dei profitti a macchia di leopardo, sulla obiettiva necessità di spostare il negoziato sugli incrementi retributivi e sulle flessibilità organizzative al livello aziendale o interaziendale. Il contratto nazionale ha offerto solo un ombrello leggero di linee guida per temi come il salario, la formazione, le mansioni e gli inquadramenti professionali che devono essere declinati nelle diverse circostanze di impresa. In particolare la modulazione dell’orario sarà materia che le parti aziendali potranno regolare anche in Italia per favorire le esigenze della maggiore intensità di produzione in determinate fasi di mercato o quelle di conciliazione tra tempo di lavoro e di famiglia in determinate fasi di vita del lavoratore.

Niente di nuovo insomma. Se non che in Germania le cose stanno andando meglio che da noi così da consentire processi redistributivi comunque realizzati non a livello nazionale ma nei territori. Per le organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori italiane l’intesa deve rappresentare lo stimolo a superare ogni residua presunzione di contrasto di interessi tra le parti e ogni pigrizia burocratica per la riproduzione dei vecchi contratti nazionali monolitici. Da questi limiti delle relazioni industriali è largamente derivata la bassa produttività del lavoro nelle imprese italiane. La nuova via è stata peraltro già indicata dal nuovo contratto dei metalmeccanici. Non resta che applicarlo diffusamente.

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Alle Sei - Speciale Biotestamento Senato

Biotestamento: un brutto giorno per la nazione

Signor Presidente, care colleghe e cari colleghi!

non parteciperò al voto finale per sottolineare ancor più le ragioni del mio dissenso di metodo e di merito in un brutto giorno per la nazione. Questa Camera recepisce infatti senza modifiche il testo approvato dalla Camera dei deputati senza un autentico confronto tra le diverse culture politiche e senza la ricerca di una loro composizione. Si è rinunciato a priori ad individuare, su un tema tanto sensibile, un pavimento condiviso di principi sul quale possa appoggiare il suo cammino una comunità già affaticata da molti processi di disgregazione. Il Senato si appresta ad introdurre nel nostro ordinamento qualcosa di più che una semplice dichiarazione delle preferenze di trattamento in relazione ad uno stato di incoscienza. Viene meno il principio del favor vitae che ha sin qui orientato il servizio sanitario nazionale e si esalta la solitudine dell’individuo di fronte ad una patologia invalidante. Spaventano gli effetti indotti ancor più di quelli diretti perché da domani si irrigidisce la professione medica ridotta alla mera esecuzione di volontà espresse, anche a distanza di tempo, in uno stato di benessere per paura di una futura sofferenza. Viene meno quella alleanza terapeutica che ha tradizionalmente unito il paziente, i suoi familiari ed il medico curante nella situazione concreta e attuale di un grave bisogno di salute. Il criterio della appropriatezza delle terapie e delle cure è sostituito da un imperativo inderogabile anche in presenza di una successiva evoluzione scientifica. Si allarga ulteriormente lo spazio della discrezionalità giurisprudenziale nella definizione del confine tra la vita e la morte, perfino nei confronti di minori e di disabili. In questo modo non libereremo l’uomo dal dolore ma alimenteremo solo la fuga della società dall’abbraccio solidale di chi soffre. La battaglia parlamentare di pochi non è stata tuttavia che l’inizio di un rinnovato impegno di molti uomini di buona volontà affinché il circolo vizioso dell’autoannichilimento possa presto, anche attraverso il prossimo voto, rovesciarsi nel circolo virtuoso della vitalità. Per parte mia, vi concorrerò fuori dal Parlamento con speranza e spirito laico di verità.

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Alle Sei - Speciale Selezione Web

Lavoro, Sacconi: libero sindacato in libero Stato

“Le critiche di Luigi Di Maio ai sindacati meritano considerazione perché riflettono il sentimento di una parte significativa dell’opinione pubblica che l’emersione di qualche comportamento patologico potrebbe ulteriormente ampliare”. Lo scrive Maurizio Sacconi (Epi), presidente della Commissione lavoro del Senato, in un intervento su Formiche.  “La Repubblica è sempre più fragile e i numerosi fattori di disgregazione autoctoni si combinano con le insicurezze generate dalle trasformazioni epocali che viviamo. Mettere al riparo i sindacati (anche da se stessi) è necessario quindi per sostenere la coesione sociale. Nonostante le resistenze al cambiamento che spesso esprimono, abbiamo bisogno della loro intermediazione e delle loro reti di servizi. Senza di essi, una grande somma di persone sole e ancor più insicure potrebbe essere facile preda di spregiudicati agitatori dando luogo a forme di nuovo luddismo”. 

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Ve lo dico alle sei/ la Commissione in Sicilia per discutere di lavoro 4.0

La Commissione lavoro del Senato, nell’ambito dell’indagine avviata sulle conseguenze che ragionevolmente si produrranno sul mercato del lavoro in relazione alle impiego delle nuove tecnologie digitali, ha tenuto attraverso una sua delegazione una serie di incontri in Sicilia. In particolare la delegazione – cui hanno partecipato oltre al Presidente della Commissione lavoro Maurizio Sacconi anche le senatrici e senatori Nunzia Catalfo, Giuseppe Pagano e Serenella Fucksia – ha avuto modo di incontrare i rappresentanti dei principali dipartimenti a carattere tecnologico e scientifico dell’Università di Catania, il management della STMicroelectronics Italia, il Presidente del CNR e diversi i ricercatori dell’Istituto per la microelettronica del CNR, oltre che rappresentanti del Consorzio Trisun e, successivamente, i rappresentanti della Free Mind Foundry, l’innovation hub più grande del sud Italia con sede ad Acireale, e della Dolfin spa., azienda dolciaria all’avanguardia per l’utilizzo di sistemi ad alta tecnologia. “I colloqui – ha dichiarato il Presidente della Commissione lavoro Sacconi – hanno consentito di approfondire le grandi potenzialità di sviluppo tanto della nuova economia digitale quanto delle produzioni tradizionali attraverso l’investimento nelle conoscenze, nelle abilità e nelle competenze dei giovani e degli adulti. Sono state segnalate peraltro anche le inefficienze del contesto istituzionale e logistico che giustificano differenziali fiscali e regolatori nel Mezzogiorno a partire dagli oneri sul lavoro. Le attività più innovative hanno segnalato invece come le istituzioni ed il sistema finanziario non abbiano compreso appieno il valore dei nuovi beni immateriali. Occorrono reti tecnologiche avanzate nell’isola nella consapevolezza che esse consentiranno di superare la separazione insulare e molti degli svantaggi competitivi. Ma, soprattutto, saranno le competenze ad attrarre investimenti e a determinare le innovazioni per cui la Sicilia deve superare il suo disastroso sistema formativo realizzando una fertile integrazione tra scuola, università, formazione, lavoro”.

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Ve lo dico alle sei/ Pensioni, Damiano – Sacconi: basta innalzamento età, appello per bloccare modifica

Un appello a tutti i parlamentari e al governo contro l’innalzamento automatico dell’età pensionabile che, a partire dal primo gennaio 2018, porterebbe l’asticella a 66 anni e 7 mesi, con un innalzamento graduale negli anni che fisserà l’età della pensione a 70 anni (precisamente 69 anni e 9 mesi) nel 2051. A lanciarlo quella che si autodefinisce “una strana coppia”: i presidenti della commissioni di Camera e Senato Cesare Damiano (Pd) e Maurizio Sacconi (Ap). Durante una conferenza stampa a Montecitorio, i due esponenti di maggioranza spiegano il motivo dell’urgenza della modifica di legge con un rinvio strutturale. Sacconi sottolinea: “La manovra Fornero non ha di fatto previsto una vera transizione per cui persone già prossime all’età di pensione all’atto della sua approvazione hanno subito l’allungamento dell’età lavorativa fino a sei anni. Occorre tornare a una logica di umanità, una logica troppo tecnocratica ci ha portato oltre. Quando è troppo è troppo. La legge Fornero ebbe un grande limite: la mancanza di transizione che umanizza la riforma previdenziale. Con il collega abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera condizione emergenziale e pensato che fosse giunto il momento di porci come ‘strana coppia’ per rivolgere un appello ai colleghi del parlamento e al governo affinche’ si assumano alcune decisioni urgenti”.

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Ve lo dico alle sei/ Referendum lavoro, irresponsabile ragionare per slogan e pregiudizi

Il Partito democratico crede di poter risolvere le proprie contraddizioni interne rispetto alla regolazione del lavoro come se disponesse della maggioranza assoluta in Parlamento ed esprimesse un governo monocolore. Innanzi tutto si dovrà verificare se la Consulta ammetterà il quesito referendario sull’articolo 18, nel momento in cui esso è in palese contrasto con tutta la sua stessa giurisprudenza, perché se accolto avrebbe un effetto creativo di estensione della reintegrazione anche nelle aziende tra 5 e 15 dipendenti. Sui voucher è invece doverosa una campagna di verità prima di discutere se vi sono i margini per una correzione condivisa in Parlamento perché nessuno può negare che essi sono stati largamente funzionali all’emersione di spezzoni lavorativi prima totalmente sommersi. Sulla responsabilità solidale negli appalti occorre analogamente una verifica puntuale su ciò che l’appaltante è in grado di controllare nell’attività dell’appaltatore affinché ne risponda. Viviamo insomma un tempo in cui è già così difficile fare lavoro che pensare di metter mano alla regolazione a colpi di slogan e di pregiudizi astratti sarebbe davvero irresponsabile.

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Alle Sei - Speciale Salute e sicurezza Statuto dei Lavori

Ve lo dico alle sei/ La fine del diritto pesante del lavoro: due ipotesi

Festival del Lavoro 2012I due disegni di legge che trovate a seguire per un Testo Unico denominato “Statuto dei Lavori” e per una regolazione più semplice e più efficace in materia di salute e sicurezza nel lavoro, sono parti di un unico disegno riformatore. Cambiano i modelli organizzativi della produzione, cambiano i lavori nella quarta rivoluzione industriale. Ma nessuno può prevedere la velocità e la dimensione dei cambiamenti. Sappiamo solo che viene meno il vecchio mondo, fatto di gerarchie verticali e di mera esecuzione seriale degli ordini impartiti. Il vecchio mondo su cui è stato costruito tutto il pesantissimo diritto del lavoro, fatto di regole protettive del “contraente debole” che ora diventano spesso un freno alla occupabilità e alla migliore tutela dello stato di salute. Lo stesso Jobs Act contiene apprezzabili modifiche ma le compensa con definizioni ancor più rigide circa la separazione tra lavoro autonomo e subordinato proprio nel momento in cui la realtà li avvicina. I due testi vogliono quindi rappresentare altrettante ipotesi di fuoriuscita dalla vecchia regolazione del dopoguerra. Alla base di esse si pone una sorta di “salto” metodologico, quello per cui la fonte legislativa, per definizione rigida e perciò incapace di rincorrere i cambiamenti, si deve limitare alle norme fondamentali e inderogabili che sono espressione dei principi costituzionali e comunitari. Per tutto il resto si deve fare rinvio alla duttile contrattazione, soprattutto di prossimità, compresa quella individuale sviluppando la certificazione dei contratti; e per la sicurezza a quelle linee guida, norme tecniche, buone prassi la cui evoluzione e applicazione devono essere validate scientificamente. All’origine di queste proposte sono le visioni di Marco Biagi, la sua diffidenza verso il formalismo giuridico, la sua intuizione sui cambiamenti dei lavori e sulla tutela sostanziale dell’apprendimento continuo. Esse provocheranno discussioni e forse anche le usuali invettive riservate a chi suggerisce riforme nel presupposto dell’antropologia positiva perché l’impresa non è fisiologicamente ritenuta il luogo dello “sfruttamento dell’uomo sull’uomo”. Farà discutere in particolare il radicale cambiamento ipotizzato per la prevenzione dei rischi nel lavoro. Con i due colleghi che hanno condiviso firma e progettazione replicheremo pazientemente ai giudizi sommari e saremo aperti a recepire ogni critica costruttiva. Serenella Fucksia è medico del lavoro con esperienza. Hans Berger è albergatore in Alto Adige, già amministratore di quella Provincia autonoma ove si realizzano le migliori pratiche per quanto riguarda l’integrazione tra apprendimento teorico ed esperienza pratica. Non ci illudiamo che nell’attuale contesto politico e parlamentare sia possibile condurre ad approvazione questi DDL. Abbiamo però la volontà di concorrere con essi ad innovare la cultura regolatoria degli ultimi settanta anni con lo scopo di liberare la vitalità economica e di promuovere il lavoro di qualità. 

Maurizio Sacconi

Il ddl per un Testo Unico denominato Statuto dei Lavori

Il ddl su salute e sicurezza dei lavoratori

 

 

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